Tribunale, giudice delegato, curatore e comitato creditori
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16 Ago 2016
 
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Tribunale, giudice delegato, curatore e comitato creditori

Il fallimento: gli organi preposti all’amministrazione della procedura fallimentare.

 

Una volta dichiarato il fallimento ed apertasi la procedura concorsuale, ha inizio l’attività mirante alla liquidazione dei beni del fallito ed alla distribuzione del ricavato tra i creditori. Tale attività è compiuta dagli organi fallimentari.

 

Sono il Tribunale fallimentare (art. 23 L.F.), il giudice delegato (art. 25 L.F.), il comitato dei creditori ed il curatore.

 

 

Il tribunale fallimentare

Tribunale fallimentare è lo stesso tribunale che ha dichiarato il fallimento ed è, in concreto, l’organo investito dell’intera procedura concorsuale (art. 23 L.F.). Spetta, infatti, al Tribunale: nominare e (eventualmente) revocare o sostituire il giudice delegato ed il curatore, quando non è prevista la competenza del giudice delegato; risolvere le disparità di vedute tra gli organi anzidetti; decidere sui reclami contro i decreti del giudice delegato; chiedere chiarimenti, informazioni ed indicazioni al curatore, al fallito ed al comitato dei creditori.

 

Il Tribunale fallimentare, oltre che organo preposto alla procedura fallimentare, è anche giudice naturale di tutte le cause che derivano dal fallimento.

 

 

Giudice delegato

La riforma del 2006 ha inciso sul ruolo assunto dal giudice delegato, attribuendogli funzioni di controllo e di vigilanza sulla regolarità della procedura (art. 25 L.F.) e sottraendogli la precedente funzione di direzione delle operazioni del fallimento. Molte delle attività gestorie prima a lui affidate sono passate nella competenza del curatore e del comitato dei creditori.

 

Inoltre, con l’intervento del decreto correttivo (D.Lgs. 169/2007), il giudice delegato è stato spogliato del potere di autorizzare il programma di liquidazione, potere oggi attribuito al comitato dei creditori.

 

Tutti i provvedimenti del giudice delegato sono dati con decreto motivato e contro di essi è ammesso il ricorso al Tribunale, da parte di qualunque interessato (art. 26 L.F.).

 

 

Il curatore

Il curatore è l’organo preposto alla procedura fallimentare il cui compito principale consiste nell’amministrazione dei beni del fallito e nel compimento di tutte le operazioni della procedura, sotto la vigilanza del giudice delegato e del comitato dei creditori.

 

Il curatore è nominato dal Tribunale ed è scelto, di regola, tra gli iscritti agli albi dei commercialisti, dei ragionieri e degli avvocati; può sempre essere revocato.

Nell’esercizio delle sue funzioni il curatore è pubblico ufficiale (art. 30 L.F.). Il curatore, entro dieci giorni dalla nomina, deve comunicare al registro delle imprese

il proprio indirizzo di posta elettronica. Il nuovo adempimento è stato introdotto dalla L. 24-12-2012, n. 228 (Legge di stabilità 2013).

 

Il curatore deve:

  • procedere all’apposizione dei sigilli sui beni che si trovano nella sede principale dell’impresa fallita (art. 84 L.F.);
  • redigere «nel più breve tempo possibile» l’inventario dei beni del fallito;
  • redigere la prima relazione informativa sulle cause del dissesto, entro 60 giorni dalla data della sentenza di fallimento (art. 33 L.F.);
  • redigere, ogni 6 mesi successivi alla presentazione della relazione suddetta, un rapporto riepilogativo delle attività svolte, accompagnato dal conto della sua gestione;
  • redigere il bilancio dell’ultimo esercizio del fallito se questi abbia omesso di farlo o, se esso è stato fatto, revisionarlo ed, eventualmente, completarlo;
  • esaminare le domande di ammissione al passivo, predisporre elenchi separati dei creditori e dei titolari di diritti su beni mobili ed immobili di proprietà o in possesso del fallito e depositare il progetto di stato passivo nella cancelleria del Tribunale con le proprie conclusioni sulle ragioni e sul titolo delle domande fatte valere. Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 12 settembre 2007, n. 169 i creditori potranno depositare, fino al giorno dell’udienza di verificazione dello stato passivo, i documenti integrativi resi necessari a seguito delle conclusioni e eccezioni del curatore (art. 95 L.F.);
  • presenziare all’udienza di discussione dello stato passivo e proporre eccezioni sui fatti relativi alla domanda di ammissione al passivo (art. 95 L.F.);
  • esaminare le domande di ammissione al passivo proposte tardivamente e presentarle con le proprie osservazioni al giudice delegato per l’ammissione (art. 101 L.F.);
  • presentare istanza al Tribunale di non farsi luogo al procedimento di accertamento dello stato passivo per insufficiente realizzo dell’attivo. Si specifica che dal 1° gennaio 2008 tale istanza dovrà essere corredata dal parere del comitato dei creditori (art. 102 L.F.);
  • predisporre un programma di liquidazione, entro 60 giorni dalla redazione dell’inventario, da sottoporre al comitato dei creditori per l’approvazione e procedere alle vendite secondo procedure competitive;
  • presentare il rendiconto particolareggiato della sua gestione, dopo aver compiuto la liquidazione dell’attivo e prima del riparto finale.

 

È opportuno evidenziare che il D.L. 18-10-2012, n. 179 (cd. crescita bis), conv. in L. 17-12-2012, n. 221, introduce l’utilizzo della posta elettronica certificata (PEC) per i principali adempimenti del curatore.

In particolare, il nuovo art. 31bis L.F. dispone che le comunicazioni del curatore ai creditori e ai titolari di diritti sui beni devono essere effettuate all’indirizzo di PEC da loro indicato nei casi previsti dalla legge. Quando tale indicazione viene omessa, nonché nella ipotesi di mancata consegna del messaggio di PEC per cause imputabili al destinatario, tutte le comunicazioni saranno eseguite esclusivamente a mezzo deposito in cancelleria.

 

Contro gli atti di amministrazione od i comportamenti omissivi del curatore, il fallito ed ogni altro interessato possono proporre reclamo, per violazioni di legge, al giudice delegato, che decide con decreto motivato soggetto a reclamo al Tribunale (art. 36 L.F.). Il curatore può essere revocato in ogni tempo, con decreto del Tribunale, su proposta del giudice delegato o su richiesta del comitato dei creditori, oppure di ufficio, sentiti il comitato dei creditori (prima della riforma era prevista l’audizione del P.M.) ed il curatore medesimo (art. 37 L.F.).

 

 

Il comitato dei creditori

Il comitato dei creditori è composto da tre o cinque creditori e nominato dal giudice delegato. Il comitato svolge funzioni consultive: deve essere ascoltato in tutti i casi previsti dalla legge (pareri obbligatori) e tutte le volte che il Tribunale o il giudice delegato lo ritenga opportuno (pareri facoltativi).

Inoltre, alla luce della riforma del 2006 e delle modifiche ad essa apportate dal decreto correttivo, il comitato ha acquisito poteri di vigilanza sull’operato del curatore e di autorizzazione degli atti di straordinaria amministrazione che quest’ultimo deve compiere. A partire dal 1° gennaio 2008, il programma di liquidazione dovrà essere sottoposto all’approvazione del comitato dei creditori (e non più al solo parere favorevole).

 

Ciascun membro del comitato ha, inoltre, poteri di controllo su tutti i documenti del fascicolo ed ha, altresì, il diritto di essere informato specificamente su tutte le vicende del procedimento.

 

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