Debiti, ogni richiesta di pagamento ferma la prescrizione
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16 Ago 2016
 
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Debiti, ogni richiesta di pagamento ferma la prescrizione

Sollecito di pagamento: come deve essere la richiesta del creditore per interrompere la prescrizione. Debiti con Equitalia, Agenzia delle Entrate e Inps: la richiesta di rateazione dello scaduto interrompe la prescrizione e la fa decorrere da capo.

 

Per interrompere il termine di prescrizione relativo a un debito, facendolo così decorrere nuovamente da capo, non è sufficiente una qualsiasi richiesta di pagamento inviata dal creditore, ma si deve trattare di una domanda con precisi requisiti, come fissati dalla Cassazione [1]. In particolare si deve innanzitutto trattare di una comunicazione inviata con raccomandata a.r., posta elettronica certificata (pec), telegramma o fax, ossia una modalità che consenta la prova della spedizione e del ricevimento.

 

In secondo luogo, per interrompere la prescrizione, la richiesta di pagamento deve contenere la chiara indicazione del debitore (nome e cognome o, in caso di società, ragione sociale), le ragioni del debito (ad esempio, l’indicazione della fattura non pagata o del contratto non adempiuto o, nel caso di debiti con Equitalia, l’espressa indicazione del tributo o della sanzione per il quale sussiste la morosità) e l’esatta quantificazione dell’importo. Non in ultimo, la lettera deve contenere l’intimazione di adempimento, ossia l’ordine del creditore, rivolto al debitore, di pagare la somma indicata nella comunicazione. Non ci sono formule particolari con cui tale richiesta va formulata; l’importante è che in essa sia manifesti in modo inequivocabile la volontà del creditore di far valere il proprio diritto, con l’effetto di costituire in mora l’obbligato (elemento oggettivo).

 

Non è pertanto idonea ad interrompere la prescrizione la comunicazione del tutto generica del creditore, con la quale lo stesso informi il debitore dell’esistenza di una somma non corrisposta, senza specificarne l’ammontare e la causale; così come non serve a interrompere la prescrizione una lettera con cui, ad esempio, un professionista preannunci l’invio della nota specifica di saldo delle sue complessive spettanze, non essendovi una inequivocabile volontà finalizzata a far valere il proprio diritto.

Sempre secondo la giurisprudenza, ai fini della prescrizione del credito per i canoni di locazione, non può essere riconosciuto alcun valore interruttivo a una lettera con la quale non venga intimato il pagamento di alcuna somma ma soltanto si dia notizia che è stata interessata la competente agenzia del demanio per la quantificazione del canone.

 

Per interrompere il decorso della prescrizione, potrebbe essere sufficiente una formula simile alla seguente:

 

Le intimo il pagamento della somma di euro… dovuta per la seguente ragione…, con l’avvertimento che, in difetto di adempimento entro e non oltre 15 giorni dal ricevimento della presente, procederò per le vie giudiziarie. La presente è valevole come formale messa in mora”.

 

L’invio di una lettera idonea a interrompere la prescrizione implica che il termine di “scadenza” del debito viene fatto slittare di un ulteriore periodo pari a quello previsto dalla norma per la normale prescrizione. Facciamo un esempio: se il debito per il pagamento di una bolletta scade in cinque anni (cosiddetta prescrizione breve), ma prima della scadenza di tale termine il creditore invia un sollecito di pagamento, la prescrizione inizia a decorrere nuovamente dal giorno dopo il ricevimento della missiva e vale per ulteriori cinque anni. In questo modo, in teoria, la prescrizione potrebbe non verificarsi mai se, all’imminenza di ogni scadenza, il creditore invia un atto interruttivo.

 

Così come la prescrizione non riguarda solo il diritto di credito a una somma di denaro, anche l’interruzione della prescrizione può riguardare qualsiasi tipo di prestazione. Ad esempio nell’ambito lavorativo, il dipendente potrebbe rivendicare un corretto inquadramento. A tal riguardo la Cassazione ha detto [2] che le semplici sollecitazioni a provvedere non interrompono la prescrizione, ma è necessario che l’atto inviato all’azienda contenga l’esplicita richiesta di effettuare l’inquadramento e la manifestazione dell’intenzione di far valere i propri diritti in caso di mancato accoglimento della richiesta.

 

Se il debitore volesse fare il furbo e fingere l’intenzione di portare avanti delle trattative con il creditore solo per allungare i tempi e, nel frattempo, far decorrere la prescrizione, c’è una sentenza della Suprema Corte [3] che apostrofa tale comportamento e chiarisce che anche il comportamento del debitore, volto a condurre le trattative, può interrompere la prescrizione se esso non riveli comunque l’intenzione di contestare espressamente il proprio debito. Così, anche senza l’invio, da parte del creditore, di una richiesta di pagamento, la semplice corrispondenza con il debitore per trovare una transazione può essere sufficiente a interrompere la prescrizione.

 

L’interruzione della prescrizione non consegue solo a un atto di messa in mora del creditore, ma può derivare anche da un comportamento o da una dichiarazione del debitore con cui lo stesso abbia, in modo esplicito o tacito, ammesso il proprio inadempimento. Così, la lettera scritta inviata a un’azienda, con cui il debitore chiede di avere “un po’ di pazienza” prima di procedere per le vie giudiziali, è sufficiente a interrompere la prescrizione, anche se non arriva la diffida scritta del creditore.

 

La richiesta di dilazione di un debito, con pagamento a rate, interrompe la prescrizione: questo significa che il termine entro il quale il debito “scade” torna a decorrere nuovamente da capo. La Cassazione ha infatti precisato [4], con riferimento a un debito con l’Inps – ma lo stesso discorso può essere fatto con Equitalia, l’Agenzia delle Entrate o qualsiasi altra amministrazione – che il datore di lavoro che richieda con varie istanze la rateazione del versamento di contributi assicurativi e nuovi termini di dilazione, pagando poi in tempi diversi l’intera sorte, riconosce i diritti dell’istituto previdenziale ed interrompe la prescrizione per i crediti ancora non prescritti, mentre rinuncia a valersi della prescrizione già maturata per quelli già prescritti.


[1] Cass. sent. n. 17123/2015.

[2] Cass. sent. n. 17123/2015.

[3] Cass. sent. n. 18879/2015.

[4] Cass. sent. n. 26013/2015.

 


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