Reati fallimentari
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16 Ago 2016
 
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Reati fallimentari

Fallimento, i reati concorsuali: la bancarotta, il ricorso abusivo al credito.

 

Per «reati concorsuali» si intendono tutti quei fatti, compiuti dal fallito o da altre persone nel periodo immediatamente antecedente o durante una procedura concorsuale, che la legge punisce come reati. Peculiare caratteristica degli stessi è l’indispensabile connessione con una procedura concorsuale: tali reati, invero, oltre che in caso di fallimento, sono previsti anche per la liquidazione coatta amministrativa, il concordato preventivo e l’amministrazione straordinaria (va tuttavia rilevato che i reati cd. «fallimentari » costituiscono indubbiamente la classe più importante dei reati concorsuali).

 

In particolare, le disposizioni penali contenute nel titolo VI della legge fallimentare sono articolate in quattro capi:

 

— il primo capo (artt. 216-222) disciplina i reati commessi dal fallito;

 

— il secondo capo (artt. 223-235) disciplina i reati commessi da persone diverse dal fallito;

 

— il terzo capo (artt. 236-237) disciplina le norme applicabili in caso di concordato preventivo, accordi di ristrutturazione, piani attestati e liquidazione coatta amministrativa;

 

— il quarto ed ultimo capo (artt. 238-241) contiene le disposizioni di procedura.

 

Tali disposizioni, quindi, si differenziano in relazione alla qualifica soggettiva dell’agente, distinguendo tra reati che possono essere commessi solo da colui che sia stato dichiarato fallito, e reati commessi da altri soggetti in qualità di organi fallimentari o come ausiliari dell’imprenditore.

 

 

Reati fallimentari

Reati fallimentari sono:

 

a) la bancarotta fraudolenta, quando il fallito dolosamente abbia:

— prima o durante il fallimento, distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato, in tutto o in parte, i propri beni ovvero, al fine di arrecare danno ai creditori, abbia esposto o riconosciuto passività inesistenti;

— prima o durante il fallimento, sottratto, distrutto o fasificato, in tutto o in parte, al fine di procurare a sè o ad altri un ingiusto profitto o al fine di procurare danno ai creditori, i libri e le scritture contabili, o li abbia tenuti in modo tale da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento di affari (cd. bancarotta fraudolenta documentale);

— prima o durante il fallimento, eseguito pagamenti o simulato titoli di prelazione,

al fine di favorire alcuni creditori a danno di altri (cd. bancarotta preferenziale);

 

b) la bancarotta semplice, quando il fallito abbia:

— fatto spese, personali o per la propria famiglia, eccessive e sproporzionate rispetto alla sua condizione economica;

— consumato notevole parte del patrimonio in operazioni puramente aleatorie e/o manifestatamente imprudenti;

— compiuto operazioni di grave imprudenza per ritardare il fallimento;

— aggravato il proprio dissesto, astenendosi dal chiedere la dichiarazione del prorio fallimento o con altra colpa grave;

— non soddisfatto le obbligazioni assunte in un precedente concordato preventivo;

— omesso di tenere, negli ultimi tre anni, le scritture contabili, o le abbia tenute in modo irregolare o incompleto.

 

La L. 122/2010, di conversione del D.L. 78/2010, ha introdotto nella Legge Fallimentare l’art. 217bis (Esenzione dai reati di bancarotta) nell’ambito delle norme relative ai reati commessi dal fallito, che prevede che non configurano ipotesi di bancarotta preferenziale o semplice i pagamenti e le operazioni compiute in esecuzione di un concordato preventivo o di un accordo di ristrutturazione dei debiti (purché omologato) ovvero di un piano di risanamento. Ciò allo scopo di agevolare le procedure di concordato preventivo e accordi di ristrutturazione. La norma è stata successivamente modificata dal D.L. 83/2012, conv. in L. 134/2012, al fine di estendere l’ambito delle esenzioni dai reati di bancarotta anche ai pagamenti e alle operazioni di finanziamento autorizzati dal giudice a norma dell’art. 182quinquies L.F.

Da ultimo il D.L. 5 gennaio 2015, n. 1, conv. in L. 4 marzo 2015, n. 20, ha integrato la norma in esame prevedendo che non configurano ipotesi di bancarotta preferenziale o semplice nemmeno le operazioni di finanziamento effettuate ai sensi dell’art. 22quater, comma 1, del D.L. 91/2014, conv. in L. 116/2014 (finanziamenti contratti da imprese sottoposte a commissariamento straordinario), né i pagamenti e le operazioni compiuti, per le finalità di cui alla medesima disposizione, con impiego delle somme provenienti da tali finanziamenti;

 

c) il ricorso abusivo al credito (fattispecie riformata ad opera della L. 262/2005), quando gli amministratori, i direttori generali, i liquidatori e gli imprenditori esercenti un’attività commerciale, dissimulando il proprio dissesto o lo stato di insolvenza, siano ricorsi o abbiano continuato a ricorrere al credito;

 

d) altre figure di reati propri del fallito sono: l’omessa dichiarazione dei beni da comprendere nell’inventario, la denuncia di creditori inesistenti, l’inottemperanza all’ordine di presentare il bilancio e le scritture contabili dopo la sentenza dichiarativa di fallimento nonché all’ordine di presentarsi agli organi del fallimento, la mancata comunicazione al curatore del mutamento della residenza.

 

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