Matrimonio tra stranieri: possibili le nozze via Skype
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16 Ago 2016
 
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Ditelo Voi
 


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Matrimonio tra stranieri: possibili le nozze via Skype

La Cassazione afferma le validità del consenso matrimoniale espresso, da un cittadino straniero, tramite la piattaforma telematica: non c’è contrasto con l’ordine pubblico.

 

Il matrimonio celebrato via Skype secondo le norme di uno Stato straniero è valido anche in Italia e può essere recepito nel nostro ordinamento. Lo ha stabilito la Cassazione [1], che ha ritenuto non contrastante con l’ordine pubblico il consenso espresso in via telematica tra una cittadina italiana e un cittadino pakistano.

É dunque possibile celebrare le nozze senza che sia necessaria la contestuale presenza fisica dei nubendi.

 

In Italia, il matrimonio civile è connotato da un certo grado di solennità. Esistono, infatti, una serie di norme che ne regolamentano in modo puntuale la cerimonia. Le nozze vanno celebrate dall’ufficiale di stato civile, alla presenza di due testimoni e degli stessi nubendi, i quali esprimono la volontà di prendersi rispettivamente come marito e moglie [2].

 

Problemi possono sorgere quando uno dei due futuri sposi sia straniero e, al momento della celebrazione, si trovi nel suo Paese d’origine.

In tal caso occorre chiedersi: è possibile che il consenso matrimoniale venga manifestato “a distanza” da parte dello straniero? Può capitare, invero, che la legge estera ammetta la possibilità di contrarre matrimonio in questa maniera, mediante l’utilizzo di mezzi telefonici o informatici.

Quale normativa va applicata in tale evenienza? Quella italiana, che, come visto, presuppone la contemporanea partecipazione fisica dei nubendi? O quella straniera, che non la ritiene necessaria?

 

Nella nostra nazione, il coordinamento tra le disposizioni italiane e straniere è retto da una serie di criteri legislativamente predefiniti, i quali stabiliscono di volta in volta se debba applicarsi la legge interna o quella estera.

Esistono però dei limiti all’applicabilità della normativa estera. In generale, quest’ultima non può trovare attuazione in Italia ove sia contraria all’ordine pubblico [3]. Allo stesso modo, sono privi di efficacia nel nostro ordinamento i provvedimenti stranieri relativi alla capacità delle persone, ai rapporti di famiglia o ai diritti della personalità, ove appunto contrastanti con l’ordine pubblico [4].

 

É bene precisare, a questo proposito, cosa si intende per tale espressione. Il concetto di ordine pubblico implica un giudizio su una serie di valori etici, politici, economici e sociali la cui integrità va tutelata al fine di garantire l’esistenza stessa dell’ordinamento. Si tratta di una nozione elastica che racchiude quelli che sono i principi costituzionali assolutamente inderogabili per la collettività.

Ne deriva che vanno reputati come contrari all’ordine pubblico solo quei fatti che contrastino con il nostro pensiero etico e morale in modo totalmente inaccettabile.

 

Proprio sulla base di quest’ultimo assunto, la Cassazione ha concluso per la piena legittimità del matrimonio celebrato con l’ausilio di Skype.

La stessa legislazione italiana, con riguardo alla forma del matrimonio tra stranieri, afferma che esso è valido se tale è considerato dalla legge nazionale di almeno uno dei coniugi [5]. Nel caso concreto, dunque, le nozze sono state reputate efficaci in Italia in quanto, secondo la legge pakistana, è legittimo esprimere il fatidico “sì” anche a distanza. In tale evenienza, secondo la Cassazione, non vengono intaccati i principi fondamentali del matrimonio così come inteso nell’ordinamento italiano.

 

In conclusione dunque, il consenso del cittadino straniero può essere espresso, durante la cerimonia nuziale, anche tramite strumenti telefonici o telematici, purché ciò sia consentito dalla legislazione del Paese di origine di tale soggetto. Le nozze avranno piena efficacia anche in Italia e l’ufficiale di stato civile non potrà rifiutarne né la celebrazione né la trascrizione negli appositi registri.

 

Avv. EMANUELE CARBONARA – e.carbo@libero.it


[1] Cass. sent. n. 15343/2016 del 25.07.2016.

[2] Art. 107 cod. civ.

[3] Art. 16 L. n. 218/1995.

[4] Art. 65 L. n. 218/1995.

[5] Art. 28 L. n. 218/1995.

 


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