Il concordato fallimentare
Professionisti
16 Ago 2016
 
L'autore
Edizioni Simone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Il concordato fallimentare

Il fallimento: la procedura di concordato fallimentare per l’imprenditore; la sentenza che omologa la proposta di concordato e la chiusura del fallimento.

 

Il concordato fallimentare è una particolare forma di chiusura del fallimento con la quale si realizza la soddisfazione paritaria dei creditori senza ricorrere alla fase della liquidazione dell’attivo.

 

La riforma del 2006 ha sostanzialmente modificato l’istituto, semplificandone ed accelerandone la disciplina e garantendone una maggiore efficacia ed applicabilità, in coordinamento con le esigenze del ceto creditorio.

 

L’istituto è stato poi parzialmente ritoccato e perfezionato dal decreto correttivo, le cui innovazioni sono applicabili ai concordati iniziati dopo il 1° gennaio 2008.

 

La proposta di concordato fallimentare, che può essere presentata sia da uno o più creditori o da un terzo (assuntore del concordato), sia dal fallito, può prevedere:

  • la suddivisione dei creditori in classi, secondo posizione giuridica ed interessi economici omogenei;
  • trattamenti differenziati fra creditori appartenenti a classi diverse (il trattamento stabilito per ogni classe non può tuttavia alterare l’ordine dei diritti di prelazione);
  • la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti attraverso qualsiasi forma, anche mediante cessione dei beni, accollo o altre operazioni straordinarie (compresa l’attribuzione ai creditori di azioni, quote, obbligazioni o altri strumenti finanziari, titoli di debito).

 

La proposta di concordato deve essere esaminata preliminarmente in merito alla sua mera ritualità dal giudice delegato, il quale chiede il parere del curatore con specifico riferimento ai presumibili risultati della liquidazione ed alle garanzie offerte.

 

Il giudice, acquisito il parere (nel merito) favorevole del comitato dei creditori, ordina che venga comunicata ai creditori. A questo punto la proposta deve essere sottoposta al voto dei creditori. L’art. 128 L.F. prevede che la proposta sia approvata quando ottiene il voto favorevole dei creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto. Se sono previste diverse classi di creditori, è necessario che tale maggioranza sia raggiunta anche nel maggior numero di classi: è questa la principale modifica apportata dal decreto correttivo.

 

La L. 69/2009 è intervenuta in materia di concordato disciplinando, in particolare, la procedura applicabile nel caso di presentazione di più proposte di concordato o di sopravvenienza di una nuova proposta.

 

È stato stabilito che è il comitato dei creditori che sceglie la proposta da sottoporre all’approvazione dei creditori e, qualora il curatore lo ritenga conveniente, può suggerire al giudice delegato di comunicare ai creditori la proposta, o le altre proposte, non scelte dal comitato. Qualora più proposte siano poste al vaglio dei creditori ammessi al voto e ne ricevano voto favorevole, quella che riceve un maggior numero di consensi si considera approvata. Qualora, invece, le proposte raggiungano una parità perfetta, è previsto che la proposta approvata sia quella presentata per prima.

 

Il decreto correttivo, a differenza di quanto previsto nella originaria formulazione della riforma, la quale richiedeva che fosse raggiunta la maggioranza solo in ogni classe, stabilisce la necessità che ogni tipo di concordato, anche quello suddiviso in classi, sia approvato sempre con la maggioranza dei creditori ammessi al voto.

 

I creditori che non fanno pervenire il loro dissenso nel termine fissato dal giudice delegato si ritengono consenzienti.

 

Da ultimo, con il D.L. 179/2012 (cd. crescita bis), conv. in L. 221/2012 il legislatore ha modificato di nuovo gli artt. 125 e 129 L.F. disponendo che, quando il ricorso è proposto da un terzo, esso debba contenere l’indicazione dell’indirizzo di PEC al quale ricevere le comunicazioni; che si deve effettuare attraverso PEC la comunicazione ai creditori della proposta di concordato e la comunicazione, da parte del curatore, dell’approvazione della proposta al proponente e ai creditori dissenzienti. Infine, al fallito, se non è possibile procedere alla comunicazione con modalità telematica, la notizia dell’approvazione è comunicata mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento.

 

Decorso il termine stabilito per le votazioni, il curatore presenta al giudice delegato una relazione sul loro esito e, se i creditori hanno approvato la proposta, il giudice delegato dispone che ne sia data immediata comunicazione al proponente, al fallito e ai creditori dissenzienti. Nella comunicazione fissa un termine per la proposizione di eventuali opposizioni e per il deposito della relazione conclusiva del comitato dei creditori (e non del curatore, come prevedeva il testo originario della riforma, modificato dal decreto correttivo): se il comitato non vi provvede nel termine, la redazione deve essere redatta dal curatore e depositata.

 

Se non sono proposte opposizioni nel termine fissato, il Tribunale omologa il concordato con decreto motivato non soggetto a gravame.

 

Se sono state proposte opposizioni da parte dei creditori, il Tribunale assume i mezzi istruttori richiesti dalle parti o disposti d’ufficio, anche delegando uno dei componenti del collegio.

 

Se un creditore appartenente ad una classe abbia contestato la convenienza della proposta, il Tribunale può procedere all’approvazione del concordato, qualora ritenga, previa valutazione, che il creditore appartenente alla classe dissenziente possa essere soddisfatto nel concordato in misura non inferiore rispetto alle alternative concretamente praticabili in sede fallimentare.

 

Il Tribunale provvede ad omologare o meno il concordato con decreto motivato, pubblicato a norma dell’art. 17 L.F.

 

Il decreto che omologa il concordato impartisce le disposizioni esecutive volte ad attuare gli effetti della decisione. Esso è reclamabile con ricorso alla Corte d’appello; all’udienza fissata, il collegio provvede con decreto motivato, impugnabile in Cassazione entro 30 giorni.

Scaduti i termini per opporsi all’omologazione, o quando si esauriscono le impugnazioni (art. 129 L.F.), la proposta di concordato acquista piena efficacia e produce immediatamente due effetti:

 

— vincola il fallito (e il terzo garante o assuntore) all’adempimento degli obblighi assunti;

— rende obbligatorio il concordato per tutti i creditori anteriori all’apertura del fallimento, compresi quelli che non abbiano presentato domanda di ammissione al passivo (anche per mancata conoscenza del fallimento), salvo patto contrario.

 

Quando il decreto di omologazione diventa definitivo, il Tribunale dichiara chiuso il fallimento.

 

Il concordato può essere altresì risolto per inadempimento del fallito o annullato per dolosa esagerazione del passivo o dissimulazione dell’attivo.

 

agente-immobiliare


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti