L’esdebitazione del fallito
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16 Ago 2016
 
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L’esdebitazione del fallito

Alla chiusura del fallimento il debitore meritevole può ottenere la liberazione dai debiti residui.

 

La riforma del 2006 ha introdotto ex novo nella legge fallimentare l’istituto dell’esdebitazione del fallito (artt. 142-144 L.F.), che consiste nella liberazione del fallito, una volta chiusa la procedura senza l’integrale pagamento di tutti i creditori, dei debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali non soddisfatti per intero, a condizione che egli sia considerato «meritevole», in quanto non si sia reso autore di comportamenti fraudolenti nei confronti del ceto creditorio ed abbia collaborato con gli organi della procedura per il proficuo e celere realizzarsi della stessa.

 

Può beneficiare dell’esdebitazione solo il fallito persona fisica, essendo pertanto escluse dall’istituto le società dichiarate fallite.

 

Presupposto oggettivo negativo di ammissione all’istituto è che non siano stati soddisfatti, neppure in parte, i creditori concorsuali (non sarà quindi possibile richiedere l’esdebitazione quando il fallimento si è chiuso per insufficienza di attivo, mentre è possibile quando vi siano stati riparti parziali e finali che abbiano portato al pagamento in percentuale, seppur esigua, dei creditori).

 

Il fallito può inoltre richiedere l’esdebitazione solo qualora sia in possesso di tutti i

seguenti requisiti soggettivi positivi:

 

  • abbia cooperato con gli organi della procedura, fornendo tutte le informazioni e la documentazione utile all’accertamento del passivo e adoperandosi per il proficuo svolgimento delle operazioni;
  • non abbia ritardato o contribuito a ritardare lo svolgimento della procedura;
  • non abbia violato le disposizioni di cui all’art. 48 L.F., riguardante l’obbligo di consegna al curatore della corrispondenza inerente i rapporti relativi al fallimento;
  • non abbia beneficiato di altra esdebitazione nei 10 anni precedenti la richiesta;
  • non si sia reso autore di una delle seguenti attività fraudolente: distrazione dell’attivo, esposizione di passività insussistenti, causazione o aggravamento del dissesto, ricorso abusivo al credito;
  • non sia stato condannato per il reato di bancarotta fraudolenta o per delitti contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio, e altri delitti compiuti in connessione con l’esercizio dell’attività d’impresa, salvo che per tali reati sia intervenuta la riabilitazione.

 

Da rilevare che il decreto correttivo alla riforma (D.Lgs. 169/2007) ha ampliato l’ambito di applicazione dell’istituto della esdebitazione, prevedendo la sua applicabilità non solo alle procedure di fallimento iniziate dopo il 16 luglio 2006, ma anche a quelle pendenti a tale data.

 

Il beneficio dell’esdebitazione può essere concesso dal Tribunale, su ricorso presentato dal debitore, in due momenti:

 

— nel decreto con cui è dichiarata la chiusura del fallimento;

— oppure successivamente, purché entro un anno dalla chiusura.

 

Il Tribunale decide con decreto, dopo aver verificato la sussistenza delle condizioni richieste dall’art. 142 L.F. e tenuto conto dei comportamenti collaborativi del fallito.

Devono essere previamente assunti i pareri del curatore e del comitato dei creditori.

In seguito alle modifiche introdotte dal D.L. 179/2012, conv. in L. 221/2012, il ricorso e il decreto del Tribunale sono comunicati dal curatore ai creditori a mezzo PEC. Con il decreto di esdebitazione, il Tribunale dichiara inesigibili nei confronti del fallito i debiti concorsuali non soddisfatti integralmente.

 

Contro il decreto di accoglimento o di rigetto del ricorso possono proporre reclamo alla Corte d’appello, entro 10 giorni, il debitore, i creditori non integralmente soddisfatti, il P.M. e qualunque interessato.

 

Il decreto del Tribunale che accoglie la richiesta di esdebitazione produce i seguenti

effetti nei confronti dei creditori:

 

a) i creditori che hanno partecipato al fallimento (concorsuali), in quanto avevano presentato domanda di insinuazione al passivo dello stesso, perdono ogni diritto di agire individualmente nei confronti del fallito per la parte di credito rimasta insoddisfatta, ma conservano il diritto di agire per la parte residua nei confronti dei coobbligati, dei fideiussori del debitore e degli obbligati in via di regresso del fallito (art. 142, ult. comma, L.F.);

 

b) i creditori del fallito, che, pur vantando un credito anteriore alla procedura di fallimento, non hanno partecipato allo stesso (per non aver presentato domanda di insinuazione), potranno agire individualmente nei confronti del fallito per la sola parte

attribuita nel concorso ai creditori di pari grado (art. 144 L.F. come modificato dal D.Lgs. 169/2007).

 

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