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Lo sai che? Pubblicato il 17 agosto 2016

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Lo sai che? L’ipoteca sulla casa nel fondo patrimoniale è legittima?

> Lo sai che? Pubblicato il 17 agosto 2016

La legge vieta il pignoramento ma non l’ipoteca sulla casa inserita nel fondo patrimoniale: resta impossibile, per Equitalia, pignorare la prima casa o per debiti inferiori a 120 mila euro.

“Ho un fondo patrimoniale e, nonostante ciò, Equitalia ha iscritto ipoteca sulla casa: come è possibile?”, una frase che, di questi tempi, si sente sempre più spesso, complice da un lato l’utilizzo smodato che, sino ad oggi, si è fatto di tale strumento e, dall’altro, una non corretta interpretazione della legge. Difatti, secondo una recente sentenza della Cassazione [1], la normativa sul fondo patrimoniale [2] vieta solo il pignoramento degli immobili in esso inseriti (ad esempio la casa, un terreno, ecc.), ma non anche l’iscrizione di ipoteca. L’ipoteca, difatti, non è un vero e proprio atto di esecuzione forzata, ma solo una cautela in favore del creditore, che non implica però lo spossessamento del bene, né necessariamente il passaggio al successivo step della vendita forzata all’asta. Insomma, non è corretto il binomio “ipoteca = pignoramento”. Dunque, sulla casa inserita nel fondo patrimoniale si può iscrivere ipoteca, ma non si può metterla poi in vendita. Ma procediamo con ordine.

A che serve il fondo patrimoniale?

Il fondo patrimoniale rende non pignorabili gli immobili in esso inseriti, sempre che il debito per il quale il creditore agisca sia stato stipulato per esigenze estranee ai bisogni della famiglia. Se il debito, invece, inerisce alle esigenze essenziali del nucleo familiare, il pignoramento è possibile anche se sulla casa è iscritto il fondo patrimoniale.

In un precedente articolo abbiamo però chiarito che l’istituto del fondo patrimoniale è ormai tramontato e la sua utilità quasi completamente scemata (leggi “Abolito di fatto il fondo patrimoniale”). C’è però ancora chi lo utilizza quantomeno come strumento di dissuasione nei confronti del creditore, poiché un’azione revocatoria, volta a rendere inefficace tale scudo, è pur sempre costosa e richiede tempi. Per Equitalia, però, non è così; tanto è vero che sono più numerose le azioni esecutive intentate dall’Agente della riscossione nei confronti di immobili inseriti nel fondo, rispetto a quelle intraprese da banche o da altri soggetti privati.

Resta il divieto, anche per Equitalia, di pignorare immobili inseriti nel fondo patrimoniale se il debito nasce da una obbligazione non inerente ai bisogni della famiglia.

I divieti di pignoramento della casa per Equitalia

Per Equitalia, poi, sussistono altri vincoli. L’ipoteca si può iscrivere solo se il debito accumulato dal contribuente è superiore a 20mila euro. Per cartelle di pagamento scadute di importi che esorbitino tale tetto si può, quindi, iscrivere ipoteca; sotto tale limite, invece, l’immobile è salvo.

L’ipoteca, però, come detto, non significa necessariamente pignoramento. Affinché Equitalia possa passare alla fase successiva della vendita all’asta, le condizioni diventano ancora più serrate. In particolare, l’Agente della riscossione può procedere a pignoramento solo se:

  • il debito del contribuente è superiore a 120mila euro;
  • il debitore deve essere proprietario di altri immobili oltre a quello pignorato. È quello che è stato impropriamente chiamato “divieto di pignoramento della prima casa” (per un approfondimento leggi la nostra guida “Pignoramento prima casa”). Ciò significa che è illegittimo il pignoramento della casa qualora: 1) sia l’unico immobile di proprietà del debitore; 2) se in essa il debitore vi ha fissato la propria residenza anagrafica; 3) se non si tratta di immobile di lusso; 4) se accatastato a civile abitazione. Tutte tali condizioni devono sussistere contemporaneamente.

Sulla prima casa inserita nel fondo patrimoniale, quindi – secondo la Cassazione – non vi è alcun divieto di iscrizione di ipoteca a condizione che il debito superi 20mila euro. Resta però il divieto di pignoramento nel caso in cui:

  • il debito sia inferiore a 120mila euro;
  • e, in caso di debito superiore a 120mila euro, esso sia stato contratto per esigenze inerenti ai bisogni familiari.

Questo orientamento, però, non è univoco. Non pochi mesi fa la stessa Corte aveva detto l’esatto contrario, ossia che, se la casa è inserita nel fondo patrimoniale, è illegittimo non solo il pignoramento, ma anche l’ipoteca [3].

note

[1] Cass. sent. n. 10794/16 del 25.05.2016.

[2] Art. 170 cod. civ.

[3] Cass. sent. n. 1652/2016.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE TRIBUTARIA
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 24830/2010 R.G. proposto da:

(OMISSIS) S.p.A., quale agente della riscossione per le Province di Firenze, Massa Carrara, Lucca, nonche’ per le Province di Arezzo, Pisa, Pistoia, e Prato, a seguito di fusione per incorporazione di (OMISSIS) S.p.A., in persona del suo legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in (OMISSIS), presso lo studio dell’Avv. Prof. (OMISSIS) e dell’Avv. Prof. (OMISSIS), che la rappresentano e difendono per procura in calce al ricorso;

– ricorrente – contro

(OMISSIS), rappresentato e difeso dall’Avv. (OMISSIS) del Foro di Roma ed elettivamente domiciliato presso il suo studio in (OMISSIS), giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Toscana, n. 34/5/2010, depositata il 27/04/2010;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 30 marzo 2016 dal Relatore Cons. Dott. Emilio Iannello;

udito per la ricorrente l’Avv. (OMISSIS), per delega dell’Avv. (OMISSIS); udito per il controricorrente l’Avv. (OMISSIS);

udito il RM., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. SORRENTINO Federico, il quale ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con sentenza n. 151/06/2008 la C.T.P. di Pisa, in accoglimento del ricorso proposto dal contribuente, ordinava la cancellazione dell’iscrizione ipotecaria eseguita, ai sensi del Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, articolo 77, da (OMISSIS) S.p.A. nei confronti di Gianni Pesce per il mancato pagamento di cartelle esattoriali, ritenendo fondata l’eccezione opposta dal contribuente di impignorabilita’ dei beni in quanto conferiti in fondo patrimoniale, ai sensi dell’articolo 170 cod. civ..

Interponeva gravame l’agente della riscossione sostenendo l’estraneita’ dell’iscrizione ipotecaria ad una procedura esecutiva e la sua natura di provvedimento cautelare.

Con sentenza depositata in data 27/4/2010, la C.T.R. Toscana rigettava l’appello rilevando che “alla luce della normativa in essere, i beni compresi in un fondo patrimoniale non possono essere oggetto di pignoramenti o altri gravami”.

2. Avverso tale sentenza propone ricorso (OMISSIS) S.p.a., societa’ incorporante (OMISSIS) S.p.a., sulla base di un motivo, cui resiste il contribuente, depositando controricorso.

MOTIVI DELLA DECISIONE

3. Con l’unico motivo di ricorso (OMISSIS) S.p.a. deduce violazione e/o falsa applicazione del Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, articolo 77, in relazione all’articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Rileva che l’articolo 170 cod. civ. fa esclusivo riferimento alle procedure esecutive e non anche all’attivazione di misure cautelari, quale assume essere l’iscrizione di ipoteca de qua, da ritenersi solo propedeutica a una eventuale, non ancora certa, fase esecutiva.

Sotto altro profilo sostiene che il concetto di “bisogni della famiglia” – cui la norma codicistica richiede siano correlati i debiti perche’ possa procedersi a esecuzione sui beni del fondo – e’ da intendersi estensivamente alla luce della interpretazione data dalla giurisprudenza e che, in

particolare, il limite di impignorabilita’ da essa dettato non puo’ essere opposto ai crediti di natura tributaria.

Sotto altro profilo ancora rileva che la norma richiamata, secondo l’interpretazione datane dalla giurisprudenza, pone a carico del debitore l’onere di provare che il creditore era a conoscenza della estraneita’ del debito ai bisogni della famiglia: prova nel caso di specie non offerta dal (OMISSIS).

4. La censura e’ fondata e merita accoglimento con riferimento al primo dei profili dedotti, di rilievo assorbente.

Non ignora il Collegio che questa Corte, anche di recente (Sez. 3, n. 1652 del 29/01/2016; Sez. 5, n. 3600 del 24/02/2016; Sez. 6-5, Ord. n. 23876 del 23/11/2015), ha affermato l’applicabilita’ dell’articolo 170 cod. civ. anche all’iscrizione ipotecaria Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, ex articolo 77 e lo ha fatto richiamando il precedente di Sez. 3, n. 5385 del 05/03/2013, il quale a sua volta richiama Sez. 5, n. 7880 del 18/05/2012.

Entrambi i precedenti da ultimo citati pero’ – e tralaticiamente anche quelli piu’ recenti – argomentano sulla base della premessa che l’ipoteca ex articolo 77 Decreto del Presidente della Repubblica cit. abbia natura di atto funzionale all’esecuzione forzata (premessa essenziale al ragionamento, posto che l’articolo 170 cod. civ., si riferisce espressamente, quale attivita’ il cui compimento vieta sui beni del fondo e sui frutti di essi, alla “esecuzione”). Sez. 5, n. 2880 del 2012, in particolare, evoca al riguardo “il tradizionale criterio secondo cui nel concetto di atti di esecuzione rientrano non soltanto gli atti del processo di esecuzione stricto sensu, ma tutti i possibili effetti dell’esecutivita’ del titolo e, dunque, anche l’ipoteca iscritta sulla base dell’esecutivita’ del titolo medesimo”, con cio’ dunque chiaramente postulando, sia pure alla stregua di tale lato criterio definitorio, la possibilita’ di definire l’iscrizione de qua quale “atto di esecuzione”.

Tale premessa non puo’ piu’, pero’, essere tenuta ferma alla luce della ricostruzione dell’istituto operata, come noto, dalle Sezioni Unite di questa S.C. con sentenza n. 19667 del 18/09/2014.

Come noto, infatti, tale pronuncia – richiamata e confermata in motivazione piu’ di recente anche da Sez. U, ord. n. 15354 del 22/07/2015 – ha escluso che l’iscrizione ipotecaria prevista dal Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, articolo 77, possa essere considerata un atto dell’espropriazione forzata, dovendosi piuttosto essa essere considerata “un atto riferito ad una procedura alternativa all’esecuzione forzata vera e propria”.

Tale affermazione di principio, dalla quale non si vede ragione per discostarsi, non puo’ non riverberarsi nella materia qui trattata, nella quale, venuta meno la premessa ricostruttiva fondata come detto sulla qualificazione dell’iscrizione ipotecaria Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, ex articolo 77 come “atto dell’esecuzione”, viene meno anche l’applicabilita’ dell’articolo 170 cod. civ., non sembrando superabile il dato testuale sopra gia’ evidenziato, tanto piu’ ove si consideri che, ponendo la norma una eccezione alla regola della responsabilita’ patrimoniale ex articolo 2740 cod. civ., la stessa e’ da ritenersi soggetta a interpretazione tassativa.

Il ricorso deve pertanto essere accolto, restando assorbiti gli altri profili di censura.
Non prospettandosi la necessita’ di ulteriori accertamenti in fatto, la causa va decisa nel merito ex

articolo 384 c.p.c., con il rigetto del ricorso introduttivo proposto dal (OMISSIS).

Le ragioni della decisione, fondate su un mutamento del quadro giurisprudenziale di riferimento sopravvenuto alla proposizione del ricorso giustificano l’integrale compensazione delle spese.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo proposto da (OMISSIS). Compensa per intero le spese processuali.

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