Gratuito patrocinio, parcella all’avvocato e valore della causa
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17 Ago 2016
 
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Gratuito patrocinio, parcella all’avvocato e valore della causa

Nel determinare il compenso dovuto all’avvocato in caso di gratuito patrocinio il giudice non deve necessariamente riferirsi al valore della controversia e al relativo scaglione se l’impegno professionale è stato modesto.

 

Gratuito patrocinio: il giudice, nel liquidare il compenso all’avvocato, può prescindere dal valore della controversia, potendo stabilire un importo inferiore rispetto allo scaglione previsto per essa. Ciò succede quando l’attività e l’impegno professionale prestato dal difensore sia modesto. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Secondo la pronuncia in commento – che risulta nuova nella sua interpretazione – quando si verte in tema di patrocinio a spese dello Stato, ai fini della liquidazione del compenso al difensore, il criterio del valore della controversia determinato a norma del codice di procedura civile ha – quanto alla individuazione dello scaglione di tariffa applicabile – un valore “di massima”; sicché il giudice può discostarsi da tale parametro, scendendo al di sotto di esso, ogni qualvolta ciò sia giustificato dalla natura dell’impegno professionale, in relazione all’incidenza degli atti assunti rispetto alla posizione processuale del soggetto difeso.

 

La legge [2] impone al magistrato di liquidare l’onorario e le spese al difensore in modo che l’importo non risulti superiore ai valori medi delle tariffe professionali vigenti. Questo significa che la media dei valori tariffari funge da limite massimo, non nel senso che la liquidazione debba avvenire necessariamente secondo la media delle tariffe; con la conseguenza che il compenso può essere liquidato anche in misura inferiore alla media, purché non al di sotto delle tariffe minime [3].

 

Sempre la Cassazione [4] ha altresì chiarito che, in caso di gratuito patrocinio, i diritti e gli onorari degli avvocati sono liquidati dal giudice tenendo conto, per ogni singolo difensore, della qualità e della quantità dell’attività difensiva svolta, in misura non superiore alla media tra massimi e minimi tariffari e, comunque, non inferiore a tali minimi.

Non opera la norma [5] che, nell’ambito dei giudizi penali, consente di quadruplicare il compenso per le cause che richiedono un particolare impegno per la complessità dei fatti o per le questioni giuridiche trattate.

 


La sentenza

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[1] Cass. sent. n. 10876/16 del 25.05.2016.

[2] Art. 82 del Dpr 30 maggio 2002 n. 115.

[3] Cass. ord. n. 26643/11 del 12.12.2011.

[4] Cass. sent. n. 7504/11 del 31.03.2011.

[5] Art. 1, co. 2, DM 8 aprile 2004 n. 127.

 


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