Discoteca: è legale la selezione all’ingresso?
Lo sai che?
20 Ago 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Discoteca: è legale la selezione all’ingresso?

La selezione all’ingresso delle discoteche è sempre più frequente per motivi di sicurezza. Ma l’abito o l’aspetto fisico sono motivi sufficienti per impedire a qualcuno di divertirsi?

 

Negli ultimi anni, complici numerosi fatti di cronaca nera legati, per lo più, a spaccio di droga, risse e prostituzione, la selezione all’ingresso delle discoteche (anche conosciuta come “selezione alla porta”) si è fatta non solo più frequente ma anche particolarmente rigorosa. Ma è legale “selezionare i clienti di una discoteca? Le discoteche non sono locali pubblici? Che cosa prevede la legge in merito?

 

 

Discoteche: è legale la selezione all’ingresso?

La realtà è che dare una risposta univoca risulta, tuttora, particolarmente difficoltoso, nonostante la legge dica espressamente che gli esercenti non possono, senza un legittimo motivo, rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo [1].

Dunque, attenendoci alla lettera di tale disposizione, una discoteca non avrebbe diritto ad effettuare una selezione all’ingresso, dovendo garantire il servizio di intrattenimento a chiunque corrisponde il prezzo del biglietto. Sarebbe, quindi illegale e, se denunciata, può comportare la chiusura del locale e la sospensione della licenza d’esercizio o, in caso di recidiva, il suo ritiro.

 

Non solo: nel caso in cui l’accesso al locale sia impedito con la forza, la minaccia o la coercizione, può configurare reato penale (violenza privata, minacce, lesioni).

Se, poi, il cliente viola la barriera del locale e viene conseguentemente fermato con violenza da parte degli addetti alla porta, tale comportamento violerebbe la libertà di movimento dell’individuo e potrebbe configurare il reato di sequestro di persona o – come si diceva – violenza privata [2].

 

Ancora: l’applicazione di eventuali transenne davanti ai locali viola le norme di pubblica sicurezza e, se non autorizzato, presume l’occupazione abusiva del suolo pubblico (sanzionabile a livello amministrativo).

In poche parole: discoteche, pub e quant’altro sono locali pubblici e nessuno vi può dire di non entrare sulla base di come siete vestiti, del fatto che abbiate o meno un invito o siate inseriti in delle liste. L’importante è avere i soldi per pagare l’ingresso.

 

Ma… sì, c’è un “ma” che merita qualche parola in più. Non tutti sono, infatti, d’accordo con tale modo di intendere il dettato legislativo, sulla base del fatto che la norma di cui si parla si inserisce in un più ampio testo, relativo “esercizi pubblici”: di conseguenza, il suo vero obiettivo è quello di garantire, in via generale, la fruizione di servizi ritenuti essenziali per la clientela quali, ad esempio, vitto e alloggio erogati in esercizi come bar, ristoranti, alberghi, dove normalmente non ci sono formalità di accesso.

 

La discoteca e, più in generale, i locali di pubblico spettacolo e trattenimento si differenza in questo: vi si accede normalmente previo pagamento di un biglietto e non è ravvisabile un’offerta di servizi caratterizzata da quella “essenzialità” che contraddistingue gli esercizi pubblici sopra menzionati.

 

 

Discoteche: è legittima la selezione in base al colore della pelle?

Come si può intuire, allo stesso modo non si possono considerare legittime altre forme di selezione, fondate su criteri quali sesso, razza, credo politico o religioso, condizioni personali e sociali, nel rispetto proprio del principio di eguaglianza a cui si ispira l’ordinamento italiano [3]. Ciò vale anche nell’ipotesi in cui la selezione su base razziale sia “giustificata” da fatti di cronaca dei quali si sarebbero resi colpevoli soggetti di colore: chiunque, bianco o nero, giallo o rosso, può macchiarsi di comportamenti riprovevoli [4].

 

 

Discoteche: chi sono i bodyguards?

La questione è particolarmente delicata se si pensa che, nella maggior parte dei casi, la selezione all’ingresso diventa uno dei pochi strumenti che i gestori di una discoteca hanno a disposizione per salvaguardare l’integrità delle strutture, degli arredi e delle attrezzature dei locali, dei beni della clientela ma anche per evitare spiacevoli episodi di violenza e fatti di cronaca nera.

 

Si tenga presente, però, che quella dei bodyguards alla porta è una vera e propria attività di vigilanza privata su beni mobili ed immobili per conto terzi che necessita, per il suo espletamento, di un’apposita licenza [5], con la conseguenza che gli incaricati di tale servizio dovranno essere in possesso della qualifica di guardia particolare giurata.

La salvaguardia dell’incolumità delle persone fisiche e la tutela dell’ordine pubblico è un’attività propria esclusivamente delle forze dell’ordine, con la conseguenza che la prestazione di tale servizio da parte di buttafuori improvvisati tali o assunti solo per una serata e occasionalmente realizza un’intrusione nella sfera di attribuzioni della pubblica autorità e l’assunzione o lo svolgimento da parte di privati delle funzioni ad esse riconducibili [6].

 

 

Discoteca: per uscire devo per forza consumare?

Sempre più frequenti quei locali che aggirano il divieto di selezione all’ingresso con un escamotage che, però, non serve a sfuggire alla legge: stiamo parlando dell’ingresso libero, ma con consumazione obbligatoria. In pratica, con il pagamento del drink al cliente viene rilasciato un ticket che gli serve per uscire, poi, dalla discoteca a fine serata.

 

E se non intendo consumare nulla? In tal caso, la mancata esibizione, all’uscita, del “lasciapassare”, fa sì che alcuni buttafuori impediscano di valicare la porta.

In presenza di una simile condotta, tuttavia, si realizza un vero e proprio sequestro di persona, anche se per pochi secondi. Infatti, il cliente ha solo commesso un illecito contrattuale, di natura civilistica (il mancato pagamento della consumazione obbligatoria) e la sua costrizione fisica a non allontanarsi dal locale costituisce un vero e proprio reato, passibile di querela.


[1] Art. 187 T.U.L.P.S. (R.D. n. 773, del 18.06.1931: Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza).

[2] Art. 610 cod. pen.

[3] Art. 3 Cost.

[4] Da segnalare, in proposito, che il d. lgs. n. 286, del 25.07.1998 (Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) stabilisce che compie un atto di discriminazione “chiunque imponga condizioni più svantaggiose o si rifiuti di fornire beni o servizi offerti al pubblico ad uno straniero soltanto a causa della sua condizione di straniero o di appartenente ad una determinata razza, religione, etnia o nazionalità”.

[5] Prevista dall’art. 134 T.U.L.P.S.

[6] Art. 347 cod. pen.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti