Agente di commercio: indennità clienti di fine rapporto più ampia
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17 Ago 2016
 
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Agente di commercio: indennità clienti di fine rapporto più ampia

Riconosciuto, dalla Corte di Giustizia UE, un concetto ampio di portafoglio clienti: inclusi gli acquirenti di merci che l’azienda ha chiesto all’agente di vendere, anche se simili ad altre, ma di marche diverse.

 

Cresce l’indennità di fine rapporto per l’agente di commercio che procura nuovi clienti: ai fini del calcolo delle sue spettanze alla cessazione del contratto con il preponente, una recente sentenza della Corte di Giustizia UE abbraccia un concetto più ampio di “nuovo cliente[1]. In base alla pronuncia in commento, infatti, nel portafoglio clienti va fatto rientrare anche chi era già cliente dell’azienda per uno specifico settore e, però, ha concluso nuovi affari con la stessa azienda per l’acquisto di prodotti diversi, seppure simili. Ma procediamo con ordine.

 

 

La vicenda

Per comprendere il principio giuridico elaborato dai giudici europei è necessario conoscere prima la vicenda. Una società tedesca, che vendeva montature per occhiali di vari modelli e marche presso numerosi ottici, aveva stipulato un contratto con un’agente di commercio affinché promuovesse la vendita di montature appartenenti a determinati marchi. Altri agenti erano incaricati della vendita, talvolta anche nella stessa zona geografica, ma di altre montature.

Nel corso della sua attività, l’agente aveva procurato nuovi contratti con clienti che risultavano già indicati in un elenco che la stessa azienda le aveva fornito, come “clienti di vecchia data”. Tuttavia, tali ottiche avevano acquistato per la prima volta le montature dei marchi dei quali si occupava l’agente, e di conseguenza si era verificato un incremento per le vendite della società.

Alla cessazione del contratto, l’agente commerciale aveva chiesto il calcolo dell’indennità di portafoglio clienti conteggiando i negozi di ottica che avevano acquistato per la prima volta le montature da questi commercializzate. Richiesta, però, che sia l’azienda che i giudici nazionali avevano rigettato. Così l’agente si è rivolto alla Corte di Giustizia UE che gli ha dato ragione.

 

 

L’indennità dell’agente per i nuovi clienti procacciati

Il codice civile [2] detta una apposita disciplina per il conteggio dell’indennità di cessazione del rapporto. In particolare è necessario che l’agente di commercio provi:

  1. di aver acquisito nuovi clienti al preponente o di aver sviluppato sensibilmente gli affari con quelli esistenti;
  2. che il preponente riceva sostanziali vantaggi dagli affari con tali clienti anche dopo la cessazione del rapporto;
  3. che il pagamento dell’indennità risponda ad equità tenuto conto di tutte le circostanze del caso.

 

Una direttiva comunitaria del 1986 [3] ha fissato due diversi criteri di calcolo dell’indennizzo per gli agenti di commercio alla cessazione del rapporto: o sulla base del portafoglio clienti o sulla base della riparazione del danno. Per gli Stati, come l’Italia, che hanno aderito al primo meccanismo (si è infatti appena detto cosa prevede il codice civile), il concetto di nuovo cliente va riferito alle merci che l’azienda ha chiesto all’agente commerciale di vendere, anche se simili ad altre, ma di marche diverse.

Pertanto, se l’agente di commercio viene incaricato della vendita di un segmento della gamma di merci dell’azienda, bisogna conteggiare anche i clienti che in precedenza avevano già rapporti commerciali su altri prodotti, ma non su quelli la cui vendita è stata affidata all’agente stesso.

 

È irrilevante – osserva la Corte di giustizia dell’Unione europea – che i clienti abbiano già acquistato in passato merci, seppure simili, qualora l’agente procuri nuove vendite con riferimento a un segmento di prodotti diversi.

 

Dunque i clienti acquisiti dall’agente di commercio per le merci di cui il preponente gli abbia affidato la vendita devono essere comunque considerati come nuovi clienti anche se il preponente abbia con essi altri rapporti commerciali, qualora la vendita abbia avuto ad oggetto nuove merci o, comunque, marche o settori di tipo diverso. Si tratta infatti di rapporti commerciali specifici.

 

Con la sentenza in commento la nozione di “nuovo cliente” non viene più letta in maniera restrittiva e il fatto che i clienti procurati al preponente abbiano già acquistato merci simili non può essere sufficiente per ritenere che i nuovi prodotti rientrino nella categoria dei rapporti commerciali preesistenti: infatti la vendita di nuove merci impone all’agente di instaurare con i clienti, vecchi e nuovi, rapporti d’affari specifici.


La sentenza

SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione) 

7 aprile 2016 (*)

«Rinvio pregiudiziale – Agenti commerciali indipendenti – Direttiva 86/653/CEE – Articolo 17, paragrafo 2 – Indennità di portafoglio clienti – Presupposti per la concessione – Apporto di nuovi clienti – Nozione di “nuovi clienti” – Clienti del preponente che acquistano per la prima volta le merci la cui vendita è stata affidata all’agente commerciale»

Nella causa C-315/14,

avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale proposta alla Corte, ai sensi dell’articolo 267 TFUE, dal Bundesgerichtshof (Corte federale di cassazione, Germania), con decisione del 14 maggio 2014, pervenuta in cancelleria il 2 luglio 2014, nel procedimento

Marchon Germany GmbH

contro

Yvonne Karaszkiewicz,

LA CORTE (Quarta Sezione),

composta da L. Bay Larsen, presidente della Terza Sezione, facente funzione di presidente della Quarta Sezione, J. Malenovský, M. Safjan, A. Prechal e K. Jürimäe (relatore), giudici,

avvocato generale: M. Szpunar

cancelliere: C. Strömholm, amministratore

vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 4 giugno 2015,

considerate le osservazioni presentate:

– per la Marchon Germany GmbH, da C. Stempfle, C. Nitsche, A. Zafar e A. Herbertz,

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[1] C. Giust. UE sent. C-315/14 del 7.04.2016.

[2] Art. 1751 cod. civ.

[3] Direttiva UE n. 86/653.

 


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