Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi
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17 Ago 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi

La procedura d’urgenza per il risanamento aziendale.

 

La procedura di amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi non è stata considerata adatta a gestire lo stato di insolvenza di società (o di gruppi di società) di particolare rilevanza economica, e ciò per la particolare complessità del procedimento e per la lentezza dello stesso.

Pertanto, di fronte alla crisi di imprese di grande rilievo nazionale, per l’attività svolta e per il numero di dipendenti occupati, si è ritenuto opportuno attivare una procedura più agile per consentire una veloce ripresa dell’attività, senza pregiudicare le ragioni dei creditori.

 

L’occasione è stata offerta dalla crisi della «Parmalat», per cui il legislatore ha finito per approvare in tempi brevi una legge (L. 39/2004 di conversione del D.L. 347/2003 – cd. Marzano) che prevede una procedura di amministrazione straordinaria accelerata, applicabile proprio in quelle ipotesi in cui la rilevanza delle imprese coinvolte dalla crisi richiede un intervento di emergenza.

Si tratta, in sostanza, della stessa procedura già contemplata dal D.Lgs. 270/1999, dalla quale si discosta solo per alcuni aspetti, relativi ai requisiti di ammissione, ad una maggiore rapidità e snellezza del procedimento, ad un rafforzamento dei poteri dell’autorità amministrativa e delle competenze del commissario straordinario.

 

 

Condizioni per l’amministrazione straordinaria

Per accedere alla procedura d’urgenza di ristrutturazione economica e finanziaria, l’art. 1 del D.L. 347/2003, conv. in L. 39/2004, da ultimo modificato dal D.L. 134/2008, conv. in L. 166/2008, prevede che l’impresa deve possedere congiuntamente i seguenti requisiti:

 

— lavoratori subordinati, compresi quelli ammessi al trattamento di integrazione dei guadagni, non inferiori a 500 da almeno un anno;

— debiti, inclusi quelli derivanti da garanzie rilasciate, per un ammontare complessivo non inferiore a 300 milioni di euro.

 

Per assicurare un accelerato svolgimento della procedura l’ammissione è disposta in via immediata dall’autorità amministrativa una volta verificati i requisiti richiesti dalla legge, a prescindere dall’accertamento dello stato di insolvenza che, invece, rimane di competenza del Tribunale e potrà essere dichiarato in un secondo momento.

 

Su questa procedura è intervenuto il D.L. 134/2008, conv. in L. 166/2008 (modificando il decreto Marzano, modificato dal D.L. 145/2013, conv. in L. 9/20149 e da ultimo dal D.L. 1/2015, conv. in L. 20/2015) che ha permesso l’estensione dei benefici previsti dalla stessa anche a quelle imprese che intendono adottare un programma di cessione dei complessi aziendali.

In sostanza il legislatore, nel sottolineare l’importanza della finalità di recupero dell’equilibrio economico sottesa alla procedura, ha lasciato libera la scelta della specifica modalità (programma di cessione dei beni aziendali o piano di ristrutturazione) attraverso la quale raggiungere tale obiettivo. Infatti, lo strumento della ristrutturazione economica e finanziaria dell’impresa non sempre è quello idoneo a recuperare l’equilibrio dell’attività imprenditoriale; di qui la necessità di prevedere la possibilità di ricorrere anche ed in via alternativa al diverso programma di cessione dei complessi aziendali.

 

È stata introdotta, inoltre, una specifica disciplina per le imprese operanti nel settore dei servizi pubblici essenziali.

 

Qualora non dovesse essere autorizzato dall’Autorità amministrativa e non fosse possibile adottare un programma di cessione dei complessi aziendali o di ristrutturazione, il Tribunale, sentito il commissario straordinario, dovrà disporre la conversione della procedura di amministrazione straordinaria in fallimento.

 

Novità di rilievo è costituita dalla riconosciuta possibilità di prevedere, nel programma di ristrutturazione aziendale, la soddisfazione delle ragioni dei creditori attraverso la predisposizione di un concordato, di cui all’art. 4bis del D.L. 347/2003, conv. in L. 39/2004.

 

Da ultimo è intervenuto il D.L. 5 gennaio 2015, n. 1, conv. in L. 4 marzo 2015, n. 20, che in particolare all’art. 1 estende la disciplina prevista per l’amministrazione straordinaria delle imprese operanti nel settore dei servizi pubblici essenziali alle imprese che gestiscono almeno uno stabilimento industriale di interesse strategico nazionale, introducendo a tal fine una serie di modifiche al decreto Marzano (D.L. 347/2003, conv. in L. 39/2004).

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