La comunione dei beni tra coniugi
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17 Ago 2016
 
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La comunione dei beni tra coniugi

Matrimonio: il regime patrimoniale legale e le convenzioni matrimoniali, l’amministrazione dei beni della comunione, le convenzioni matrimoniali.

 

In seguito alla riforma del diritto di famiglia, che ha equiparato la posizione dei coniugi anche sul piano patrimoniale, il regime legale dei rapporti patrimoniali tra i coniugi, in mancanza di diversa convenzione, è costituito dalla comunione dei beni (detta comunione legale), che importa la contitolarità e la cogestione dei beni acquistati

anche separatamente in costanza di matrimonio.

La legge, tuttavia, ammette che i coniugi possano, mediante una apposita convenzione, accordarsi per un regime di separazione dei beni, di comunione convenzionale (il cui regolamento sia determinato convenzionalmente in maniera, almeno parzialmente, diversa da quello della comunione legale), ovvero per la costituzione di un fondo patrimoniale, costituito da taluni determinati beni sui quali incombe un vincolo di destinazione.

 

L’autonomia dei coniugi incontra però i seguenti limiti:

 

— il divieto di derogare ai diritti e ai doveri previsti dalla legge per effetto del matrimonio (art. 160 c.c.): tale divieto si riferisce specificamente ai doveri patrimoniali previsti dagli artt. 143 c.c. (dovere di contribuire ai bisogni della famiglia), 147 c.c. (dovere di mantenere i figli) e 148 c.c. (dovere di concorrere al mantenimento dei figli in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la propria capacità di lavoro professionale o casalingo);

 

— il divieto di costituzione di dote (art. 166bis c.c.): è nulla ogni convenzione che tenda alla costituzione di beni in dote;

 

— l’inderogabilità, in caso di modifica della comunione legale, delle norme relative all’amministrazione dei beni della comunione e all’uguaglianza delle quote (cfr. l’art. 210 c.c.).

 

 

Le convenzioni matrimoniali

Le parti possono derogare al regime legale di comunione mediante un negozio giuridico, la convenzione matrimoniale, che deve essere stipulata per atto pubblico a pena di nullità (art. 162 1° comma, c.c.).

Le convenzioni possono essere stipulate in ogni tempo, anteriormente o successivamente alla celebrazione del matrimonio, e sono in qualsiasi momento modificabili col consenso di tutte le persone che sono state parti nelle convenzioni medesime o dei loro eredi e devono essere annotate a margine dell’atto di matrimonio.

 

La scelta del regime di separazione può anche essere dichiarata nell’atto di celebrazione del matrimonio.

 

 

La comunione legale

In mancanza di diversa convenzione, i rapporti patrimoniali tra i coniugi sono disciplinati

secondo le regole della comunione legale.

 

Costituiscono oggetto della comunione (artt. 177 e 178 c.c.):

 

a) gli acquisti compiuti dai due coniugi insieme o separatamente durante il matrimonio, ad esclusione di quelli relativi ai beni personali;

b) i frutti dei beni propri di ciascuno dei coniugi, percepiti e non consumati allo scioglimento della comunione;

c) i proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi se, allo scioglimento della comunione, non sono stati consumati;

d) le aziende gestite da entrambi i coniugi e costituite dopo il matrimonio. Qualora si tratti di aziende appartenenti ad uno dei coniugi anteriormente al matrimonio ma gestite da entrambi, la comunione concerne solo gli utili e gli incrementi;

e) i beni destinati all’esercizio dell’impresa di uno dei coniugi costituita dopo il matrimonio, se sussistono al momento dello scioglimento della comunione (art. 178 c.c.);

f) gli incrementi derivanti dall’esercizio dell’impresa di uno dei coniugi costituita prima del matrimonio, se sussistono al momento dello scioglimento della comunione (art. 178 c.c.).

 

Non cadono in comunione e sono beni personali di ciascun coniuge (art. 179 c.c.):

 

a) i beni acquistati dal coniuge prima del matrimonio;

b) i beni acquistati successivamente al matrimonio per effetto di donazione o successione, quando nell’atto di liberalità o nel testamento non è specificato che essi siano attribuiti alla comunione;

c) i beni di uso strettamente personale di ciascun coniuge (gli abiti, l’orologio, etc.) ed i loro accessori;

d) i beni che servono all’esercizio della professione del coniuge (gli strumenti di lavoro, che possono essere anche beni immobili: si pensi infatti ad uno studio professionale), tranne quelli destinati alla conduzione di un’azienda facente parte della comunione;

e) i beni ottenuti a titolo di risarcimento del danno, nonché la pensione attinente alla perdita parziale o totale della capacità lavorativa;

f) i beni acquisiti con il prezzo del trasferimento dei beni personali o col loro scambio.

 

L’acquisto di beni immobili o mobili registrati effettuato dopo il matrimonio è escluso dalla comunione ai sensi delle lettere c), d) ed f), quando tale esclusione risulti dall’atto di acquisto se di esso sia stato parte anche l’altro coniuge.

 

 

L’amministrazione dei beni della comunione

L’amministrazione del patrimonio in comunione spetta ad entrambi i coniugi, in applicazione del principio di uguaglianza. Occorre però distinguere:

 

a) gli atti di ordinaria amministrazione possono essere compiuti da ciascuno dei coniugi disgiuntamente: si tratta di quegli atti di utilizzazione, conservazione o manutenzione di beni che riguardano i bisogni ordinari della famiglia;

 

b) la rappresentanza in giudizio per gli atti di cui sopra è riconosciuta disgiuntamente a ciascun coniuge: anche uno solo di essi può validamente compiere gli atti processuali;

 

c) gli atti di straordinaria amministrazione (nonché la stipula dei contratti con i quali si acquistano diritti personali di godimento e la rappresentanza in giudizio per le relative azioni) spettano congiuntamente ad entrambi i coniugi, salva la possibilità, in caso di rifiuto del coniuge a prestare il consenso, di ottenere dal giudice l’autorizzazione al loro compimento, ove risulti necessario nell’interesse della famiglia o dell’azienda coniugale, o in caso di impedimento.

 

Gli atti compiuti senza il consenso necessario dell’altro coniuge sono: annullabili, se concernono i beni immobili o mobili registrati, ma l’azione di annullamento può essere proposta dal coniuge non consenziente solo entro un anno dalla data di conoscenza; validi, se concernono beni mobili, ma è il coniuge che ha agito senza il consenso dell’altro ad essere tenuto a reintegrare lo stato della comunione.

 

 

La comunione di fronte ai creditori

La comunione risponde delle obbligazioni elencate all’art. 186 c.c.: i creditori possono soddisfarsi sui beni personali dei coniugi, in via sussidiaria, nella misura della metà del credito, se i beni della comunione sono insufficienti; i creditori personali dei coniugi possono soddisfarsi sui beni della comunione solo dopo aver escusso i beni personali, solo fino al valore del coniuge obbligato e solo dopo che siano stati soddisfatti i creditori della comunione.

 

 

Scioglimento della comunione

La comunione legale si scioglie in presenza di una delle seguenti cause:

 

— morte di uno dei coniugi;

 

— sentenza di divorzio;

 

— dichiarazione di assenza o di morte presunta di uno dei coniugi;

 

— annullamento del matrimonio;

 

— separazione personale, ferma restando la possibilità di ricostituzione della comunione in caso di riconciliazione dei coniugi. In proposito, infatti, la Cassazione ha precisato che, una volta rimossa la causa di scioglimento della comunione, si ripristina automaticamente il regime di comunione originariamente adottato (Cass. n. 11418/1998);

 

— separazione giudiziale dei beni (art. 193 c.c.), che può essere ottenuta:

  1. in caso di interdizione o inabilitazione di uno dei coniugi;
  2. in caso di cattiva amministrazione;
  3. quando uno dei coniugi non contribuisce ai bisogni della famiglia in misura proporzionale alle proprie sostanze e capacità di lavoro;
  4. quando il disordine degli affari di uno dei coniugi o la condotta da questi tenuta nell’amministrazione dei beni mette in pericolo gli interessi dell’altro o della comunione o della famiglia;

 

— mutamento convenzionale del regime patrimoniale: quando, mediante convenzione i coniugi attuano un regime patrimoniale diverso dalla comunione;

 

— pronuncia di fallimento di uno dei coniugi.

 

L’azienda coniugale può essere sciolta per accordo dei coniugi, da stipulare con atto

pubblico a pena di nullità (art. 191, 2° comma, c.c.).

 

Verificatasi una delle cause anzidette, lo scioglimento produce i seguenti effetti:

 

— fa cessare la comunione legale;

— conduce alla divisione del patrimonio comune.

 

La divisione dei beni della comunione legale si effettua ripartendo in parti uguali l’attivo e il passivo (artt. 194 e ss. c.c.). Il giudice, in relazione alle necessità della prole e all’affidamento di essa può costituire in favore di uno dei coniugi l’usufrutto su una parte dei beni spettanti all’altro coniuge.

 

 

I regimi patrimoniali convenzionali: la comunione convenzionale

I coniugi possono, mediante convenzione, modificare il regime della comunione legale, dando luogo ad una comunione convenzionale (v. art. 210 c.c.).

 

Le convenzioni possono escludere alcuni beni dalla comunione o includere dei beni che

non sarebbero compresi nella comunione legale, purché non si tratti di beni di uso personale o beni che servono per la professione o beni ottenuti per risarcimento del danno o pensione.

Possono, dunque, formare oggetto di comunione, per effetto di un contratto tra le parti, i beni acquisiti prima del matrimonio, quelli ricevuti in donazione o per successione e quelli acquisiti con il prezzo del trasferimento dei beni personali.

 

Con la convenzione i coniugi non possono derogare le norme per l’amministrazione della comunione, né evitare l’uguaglianza delle quote relativamente ai beni che sarebbero oggetto di comunione legale.

 

 

La separazione dei beni tra coniugi

I coniugi, con espressa convenzione, possono pattuire che ciascuno di essi conservi la titolarità esclusiva dei beni acquistati durante il matrimonio.

Ciascun coniuge ha il godimento e l’amministrazione dei beni di cui è titolare esclusivo e i redditi derivanti da tali beni, se posseduti in regime di separazione, sono attribuiti esclusivamente al coniuge che ne risulta titolare.

La scelta del regime di separazione viene attuata con una convenzione.

 

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