Quando c’è diffamazione per una notizia vera
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18 Ago 2016
 
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Quando c’è diffamazione per una notizia vera

Nel momento in cui si critica qualcuno, se la notizia viene riportata in modo sereno, senza ricorrere a termini denigratori, non c’è diffamazione anche se la notizia non risponde a verità.

 

Si diffama qualcuno non solo quando si riportano notizie false, ma anche quando la notizia sia vera, tuttavia viene comunicata in modo non obiettivo oppure ricorrendo a termini denigratori che si risolvano in un attacco gratuito alla persona. È quanto chiarisce il tribunale di Taranto in una recente sentenza [1].

 

L’esercizio del diritto di cronaca scrimina dal reato di diffamazione solo se la notizia è:

  • vera. Non rileva l’obiettiva verità del fatto, ma basta che tale venga ritenuta dall’autore della pubblicazione. Sempre che dimostri di aver effettuato serie ricerche e non si sia fidato di una “voce di corridoio”. Se si pubblica una notizia falsa, ma l’errore del giornalista è scusabile per aver questi pubblicato un fatto che, all’esito di attente ricerche, riteneva essere vero, non si configura la diffamazione;
  • attuale: scatta così la diffamazione quando si pubblica, dopo molti anni, un caso ormai “sepolto”;
  • di pubblico interesse;
  • non si utilizzano termini denigratori o comunque non improntati a serena obiettività. È il cosiddetto requisito della “continenza”, cioè il rispetto della forma dell’espressione che deve caratterizzare sempre la cronaca (quindi assenza di termini insultanti).

 

Ad esempio, un articolo di giornale che riporti il capo di imputazione, per come risulta dagli atti delle indagini del fascicolo penale, per quanto non ancora accertati definitivamente dal giudice, non integra la diffamazione. Sempre che, nel riportare i fatti, il giornalista non sia scaduto in insulti gratuiti e arbitrari.

 

Le conseguenze pratiche sono:

  • non c’è diffamazione se la notizia è falsa, ma ritenuta vera dal giornalista, a seguito però di scrupolose ricerche (e sempre che sia anche attuale, di pubblico interesse e pubblicata con un linguaggio sereno, che non scada in invettive gratuite);
  • non c’è diffamazione se la notizia è vera, anche se non ancora accertata in via definitiva da un giudice, ma riportata per come risulta dagli atti di indagine (e sempre che sia anche attuale, di pubblico interesse e pubblicata con un linguaggio sereno, che non scada in invettive gratuite).

La sentenza

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale di Taranto terza sezione civile in composizione monocratica in persona del dott. Marcello Maggi, ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa civile iscritta al n. 3742/2014 r.g.

TRA

S.r.l. con sede in Caprarica di Lecce in persona del suo legale rappresentante, pro tempore – rappresentata e difesa dall’avv. Si.Ve.;

– ATTORE IN RIASSUNZIONE –

E

Di.Na. – Di.Fr. – La. in persona del Direttore responsabile – rappresentati e difesi dall’avv. Lo.Bu.;

– CONVENUTI IN RIASSUNZIONE –

All’udienza del 4/2/2016 la causa era riservata per la decisione sulle conclusioni prese dai procuratori delle parti come da relativo verbale. CONCISA ESPOSIZIONE DELLE RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

Con atto di citazione in riassunzione del 5/5/2014 la IS. s.r.l. premettendo di svolgere attività di creazione e gestione di residenze per anziani, e di avere avviato dal febbraio del 2012 l’attività della Casa di riposo denominata “(…)” ,ubicata in Manduria, ha esposto:

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[1] Trib. Taranto, sent. n. 1433/2016.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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