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Lo sai che? Pubblicato il 18 agosto 2016

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Lo sai che? Incidente stradale: se i danni superano il massimale di polizza

> Lo sai che? Pubblicato il 18 agosto 2016

Se commetto un incidente stradale per mia responsabilità e i danni procurati all’altro conducente superano il massimale della mia polizza che succede? Chi deve pagare?

Che succede se commettiamo un incidente stradale per nostra colpa e i danni procurati all’altro conducente superano il massimale della polizza che abbiamo stipulato con l’assicurazione? Cercheremo di spiegarlo in questa breve guida.

Cos’è il massimale dell’assicurazione auto?

Il cosiddetto “massimale della polizza assicurativa” sulla rc-auto (responsabilità civile automobilistica per incidenti stradali) serve a identificare l’importo massimo che pagherà l’assicurazione alla controparte qualora dovessimo provocare un incidente stradale e la colpa sia nostra. Così se il conducente dell’altra auto coinvolta nel sinistro riporti dei danni fisici o danni materiali al mezzo può chiedere di essere risarcito direttamente alla nostra compagnia assicurativa senza prima “passare” da noi. Danni che, appunto, in forza del contratto che abbiamo stipulato obbligatoriamente per la rc-auto, devono essere coperti dall’assicurazione entro il tetto massimo del massimale.

Ogni assicurato può decidere di aumentare il massimale della propria polizza, ma esso non può scendere al di sotto di una soglia minima fissata dalla legge. Il limite minimo di massimale previsto in automatico per ogni polizza è di:

  • per i danni alla persona, a prescindere dal numero delle vittime: 5 milioni di euro. Pertanto, se nello stesso incidente stradale vengono coinvolte 2 persone, l’assicurazione può arrivare a pagare anche 10 milioni di euro;
  • per i danni alle cose, indipendentemente dal numero delle vittime: 1 milione di euro.

Che succede se i danni provocati superano il massimale per il quale si è assicurati? Se i danni che abbiamo procurato all’altro conducente o a un pedone sono talmente gravi e ingenti da superare il limite del massimale per il quale ci siamo assicurati, l’eventuale differenza di importo deve essere pagata da noi, ossia dal conducente e dal proprietario del veicolo responsabile. Così, ad esempio, se affidiamo l’auto a un amico imprudente e questi compie un incidente, procurando la morte a un passate, qualora i danni riportati dagli eredi del pedone superino il massimale della nostra polizza, a dover pagare la differenza saremo noi, senza poter più invocare alcuna copertura assicurativa.

Se però l’assicurazione ritarda nel pagare il risarcimento alla controparte, e questo ritardo è dovuto a sua colpa, l’eventuale aggravio del danno dovuto per via degli interessi nel frattempo maturati deve essere ugualmente coperto dall’assicurazione, anche se si sfora il massimale [1]. È quello che la giurisprudenza ha chiamato “mala gestio” dell’assicurazione. Il massimale quindi non opera per gli interessi moratori e la rivalutazione monetaria solo se il ritardo nel versamento dell’indennizzo è stato determinato da colpa della compagnia.

Se commettiamo un incidente e, prima di denunciarlo all’assicurazione, ci preoccupiamo di elevare il massimale della polizza a un importo superiore, opera il vecchio massimale più basso [2].

note

[1] Cass. sent. n. 4765/2016, n. 2112/2005.

[2] Cass. sent. n. 23210/2015.

Cass. sent. n. 4765/2016

Nel sistema della legge n. 990 del 1969, nel caso l’assicurazione abbia avuto la possibilità di offrire tempestivamente l’intero massimale in favore degli aventi diritto vanno riconosciuti, a titolo di mala gestio cd. impropria, gli interessi sul massimale di polizza dalla data di scadenza dello spatium deliberandi fino all’effettivo pagamento degli importi dovuti, quale obbligazione risarcitoria oltre il limite del massimale.

Cass. sent. n. 23210/2015.

In tema di contratto di assicurazione, qualora sia intervenuta una modifica del massimale tra la data di verificazione e quella di denuncia di un sinistro, continua ad applicarsi il massimale originario poiché i principi di aleatorietà, mutualità ed inversione del ciclo produttivo che caratterizzano l’attività assicurativa impongono una permanente coerenza tra premio pagato e rischio garantito, la quale può essere soddisfatta solo se l’assicuratore conosca in anticipo il limite di quanto potrà essere chiamato a pagare per ciascun sinistro.

Cass. sent. n. 23778/2014.

Nei giudizi di risarcimento dei danni da sinistro stradale, per valutare se il pregiudizio patito dalla vittima sia inferiore o superiore al massimale assicurato, al fine di determinare le conseguenze della cosiddetta “mala gestio” impropria, occorre avere riguardo al solo massimale pattuito nella polizza, senza che rilevi l’esistenza di altri coobbligati, né il massimale dei rispettivi assicuratori della responsabilità civile.

Cass. sent. n. 14637/2014.

Nell’assicurazione obbligatoria per responsabilità civile da circolazione dei veicoli, la domanda di condanna dell’assicuratore al risarcimento del danno per “mala gestio” cosiddetta impropria deve ritenersi implicitamente formulata tutte le volte in cui la vittima abbia domandato la condanna al pagamento di interessi e rivalutazione, anche senza riferimento al superamento del massimale o alla condotta renitente dell’assicuratore. Ne consegue che non costituisce domanda nuova quella con cui in appello i danneggiati chiedano la condanna dell’assicuratore al pagamento della differenza tra danno liquidato e superamento del massimale di polizza, che va intesa quale riproposizione della domanda originaria nei limiti del riconoscimento di interessi moratori e rivalutazione oltre il massimale di legge.

Cass. sent. n. 14199/2014

Nell’assicurazione obbligatoria per responsabilità civile da circolazione dei veicoli, la circostanza che l’obbligazione a carico dell’assicuratore nei confronti del danneggiato abbia natura di debito di valuta, come tale assoggettato al principio nominalistico e destinato, pertanto, a determinarsi entro il limite del massimale di polizza, non esclude che la somma liquidata possa superare il massimale in relazione agli interessi e alla rivalutazione monetaria dovuti dall’assicuratore – che ritardi ingiustificatamente il pagamento – secondo le condizioni previste dal primo e secondo comma dell’art. 1224 cod. civ., ferma restando, peraltro, la necessità che in tale operazione si abbia sempre riguardo al massimale convenuto dalle parti o a quello minimo di legge vigente alla data del sinistro, essendo irrilevanti eventuali variazioni successive.

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