È sempre lecito filmare persone sconosciute?
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14 Set 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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È sempre lecito filmare persone sconosciute?

Filmare persone sconosciute è ormai pratica abituale: internet e social network ci spingono a diffondere file audio e video. Ma è legale sempre? In quali casi sono previste sanzioni?

 

Complici telefonini e smarthphone sempre più evoluti e tecnologici, social network che invitano costantemente a condividere qualsiasi momento della giornata in rete e una società che spinge sempre più spesso a rendere pubblica la propria sfera personale, siamo portati, a volte anche inconsapevolmente, a filmare qualsiasi cosa facciamo o diciamo: una cena con gli amici, una serata in discoteca o più semplicemente scene di ordinaria quotidianità. Quasi sempre tali video riprendono altre persone, nella maggior parte dei casi sconosciute, che vengono filmate a loro insaputa. Alcune immagini, poi, possono rivelarci informazioni delicate sui soggetti ripresi, come ad esempio lo stato di salute, l’orientamento politico e religioso o le abitudini sessuali. In questo caso, quelle immagini riprese diventano dati sensibili e devono essere trattate con estrema cautela.

Ma è lecito filmare persone che non si conoscono? E soprattutto è legale pubblicare tali video che le riprendono senza il loro consenso?

 

 

Filmare persone sconosciute: cosa prevede la legge?

Vediamo cosa dice la legge: è prevista la reclusione da sei mesi a quattro anni per chi, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva (un cellulare o un tablet) o sonora (un registratore o lo stesso cellulare), si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata che si svolgono in luoghi anch’essi privati. Stessa pena è prevista per chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini così ottenute [1].

In materia, come è intuibile, il consenso del soggetto che viene ripreso è fondamentale: e, infatti, le norme in materia di privacy ci dicono che il trattamento di dati personali da parte di privati o di enti pubblici è ammesso solo con il consenso espresso dell’interessato [2].

 

 

Filmare persone sconosciute: quando è possibile?

Sul punto, è intervenuta la stessa Corte di Cassazione [3], la quale ha stabilito la liceità di tale attività purché non le si diffonda per scopi diversi dalla tutela di un diritto proprio o altrui. Che significa?

In pratica, registrare o filmare, di nascosto, una conversazione tra privati, utilizzando un cellulare o un altro apparecchio (senza essere stati, tuttavia, autorizzati da un giudice, dalla polizia, dai carabinieri o da qualsiasi altra autorità pubblica), in generale, è lecito. Tuttavia, non si ha diritto di diffonderla o, peggio, di pubblicarla su un social network come Facebook, né si potrà inviare via mail il file audio contenente le voci delle persone spiate.

 

Questa la regola generale; vi sono, poi, delle ipotesi in cui chi registra può farlo e può diffondere i dati così ottenuti senza rischi di sanzioni:

  • per tutelare un proprio diritto (ad esempio quando un cliente fa ascoltare al proprio legale alcune conversazione affinché l’avvocato possa consigliarlo su come procedere legalmente),
  • per prevenire azioni ingiuste che configurino illeciti nei propri riguardi (come un’ingiuria, una minaccia, ecc…) o
  • per precostituirsi una prova che consenta di esercitare un proprio diritto (ad esempio, l’ammissione di un debito) o ancora
  • al fine di poter esercitare il proprio diritto alla difesa, sancito dalla Costituzione, in caso di un eventuale processo.

 

Attenzione: se la ripresa viene affettuata all’interno dei luoghi privati (come la privata abitazione di qualcuno) [4] potrebbe scattare il reato di illecita interferenza nell’altrui vita privata.

 

Discorso diverso nel caso in cui la registrazione (o il filmato) avvenga su una pubblica via, su un mezzo pubblico, in una palestra o in altro luogo di ricreazione, all’interno di un ufficio pubblico, ecc…: in tali casi non si ha alcuna violazione della privacy ma la diffusione delle immagine deve, comunque, avvenire con cautela. Vediamo in che senso.

 

 

Filmare persone sconosciute: come fare senza infrangere le regole?

Nell’ipotesi in cui si intenda mettere i propri video su Youtube o sul proprio blog, anche se si tratta di siti amatoriali, è necessario il consenso delle persone ritratte. Spesso l’autorizzazione è tacita; l’importante è non ledere l’onore e la reputazione di nessuno. Ad esempio:

  • è preferibile che le persone comuni riprese in luoghi pubblici non siano riconoscibili (magari rielaborando le immagini per rendere i volti irriconoscibili);
  • nel caso di un concerto o una partita il discorso cambia: per i personaggi pubblici (se non ci sono diritti riservati) non è necessario chiedere il consenso, ma solo assicurarsi che ciò che pubblicate non sia lesivo per la loro reputazione (o non li utilizziate per scopi pubblicitari): in sostanza tra diritto alla riservatezza e diritto di cronaca prevale quest’ultimo e l’interesse del pubblico ad essere informato;
  • se nel vostro video compaiono anche bambini (o minorenni) è sempre meglio prima chiedere l’autorizzazione ai genitori, anche se dovrebbe valere la regola che possono essere ritratti in situazioni pubbliche o in contesti come gare e manifestazioni sportive.

 

 

Filmare persone sconosciute: posso usare i video in giudizio?

Come anticipato, le riprese effettuate possono essere lecitamente utilizzate per precostituirsi una prova che consenta di esercitare un proprio diritto o al fine di esercitare il proprio diritto alla difesa in caso di un eventuale processo.

 

Nel dettaglio, nell’ambito del processo civile, la registrazione non è prova tipica (come la scrittura privata, il contratto, la testimonianza, il giuramento, ecc…), per cui si tende a non utilizzarla. Tuttavia, essa potrebbe costituire una prova solo se non contestata dalla controparte: ciò avviene, di solito, in presenza di una testimonianza a supporto dei fatti oggetto della registrazione stessa.

In ogni caso, quando si decide di acquisire nel giudizio una registrazione, il giudice nomina un CTU (consulente tecnico d’ufficio) che provvede a trascriverla (sbobinamento) su carta, trasformandola in un documento cartaceo.

 

Nel processo penale le cose cambiano e l’acquisizione delle registrazioni effettuate da terzi viene ammessa in misura maggiore: se Tizio vuole che Caio sia punito per averlo minacciato o dimostrare che ha rubato la sua auto può utilizzare la registrazione eseguita e presentarla al giudice penale che potrà valutarla liberamente, verificandone l’attendibilità delle dichiarazioni, l’eventuale formulazione delle domande, lo stato delle parti e la serietà delle espressioni utilizzate, il tono della conversazione, l’inequivocità delle dichiarazioni, il contesto in cui sono state rese, ecc… Solo dopo tali verifiche, infatti, il giudice potrà decidere se acquisire la registrazione come prova oppure non prenderla in considerazione ai fini della decisione finale.

 

A differenza di quanto detto per il processo civile, non è necessario che la registrazione venga trascritta da un esperto (consulente) poiché la stessa registrazione e, quindi, il nastro o l’apparecchio sul quale è impressa, costituisce la prova documentale.


[1] Art. 615 bis cod. pen.

[2] Art. 23, d. lgs. n. 196, del 30.06.2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali).

[3] Cass., sent. n. 18908, del 13.05.2011.

[4] Si veda quanto affermato dall’art. 614 cod. pen., la cui ratio è proprio quella di considerare i luoghi di dimora non nella loro materialità, ma anche come proiezione spaziale della persona, la cui libertà individuale si estrinseca nell’interesse alla tranquillità e sicurezza dei luoghi in cui si svolge la propria vita privata.

 


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