Fingersi poliziotto è reato
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18 Ago 2016
 
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Redazione
 


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Fingersi poliziotto è reato

Utilizzare un distintivo falso della polizia, un lampeggiante o una paletta, anche se chiaramente contraffatto o acquistato su internet, costituisce illecito penale.

 

Se spacciarsi per un’altra persona costituisce reato (in particolare, l’illecito penale di “sostituzione di persona”), è facile immaginare le conseguenze per chi si finge poliziotto. Il reato è integrato anche se il falso è facilmente scopribile, come nel caso di chi utilizzi un distintivo falso della polizia, tanto da apparire visibilmente un “giocattolo”. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Come abbiamo già chiarito nell’articolo “Che rischio se ho un distintivo falso della polizia”, chi mostra una tessera di poliziotto, che in realtà non è tale, solo per incutere timore in un’altra persona, è responsabile penalmente, anche se la contraffazione è palese è grossolana. In questo caso il reato che viene integrato dal colpevole è quello di possesso di segni distintivi contraffatti. L’illecito, chiarisce la cassazione, scatta anche se l’imputato ha utilizzato un oggetto che era in realtà realizzato talmente male da non riuscire a ingannare una persona media.

 

Fingersi un poliziotto è un reato quindi, e si rischiano fino a 10 mesi e 20 giorni di carcere, così come successo ad un uomo condannato dai giudici per aver utilizzato un falso distintivo della polizia spacciandosi per agente. Il reo aveva intimato a un cittadino straniero di spostare la propria auto altrimenti avrebbe annotato la targa e rimosso il mezzo.

 

Anche se il soggetto a cui viene mostrato il falso distintivo si accorge subito della simulazione e, quindi, non subisce alcun danno, ma anzi va a denunciare immediatamente l’accaduto alle forze di polizia (quelle vere), il reato sussiste ugualmente. Non importa allora che si tratti di “falso innocuo”. Il codice penale [2], difatti punisce “chiunque illecitamente detiene segni distintivi, contrassegni o documenti di identificazione in uso ai corpi di polizia, ovvero oggetti o documenti che ne simulano la funzione”.

 

Secondo la Cassazione [3] è vietato anche l’uso di documenti, distintivi e contrassegni in uso alla polizia che non siano più attualmente in uso. Quindi integra il reato l’utilizzo di tali oggetti che, pur senza riprodurre fedelmente gli originali, ne simulino la funzione, oppure siano idonei a trarre facilmente in inganno i cittadini sulle qualità personali di chi li dovesse illecitamente usare e sul potere connesso all’uso del segno.

 

 

Vietato l’uso della paletta segnaletica

Per gli stessi principi è vietato l’uso della paletta segnaletica, anche se non più in uso, recante i segni distintivi del Ministero dei Trasporti [3].

 

 

Vietato l’uso del lampeggiante sull’auto

Anche la detenzione di un lampeggiante del tipo di quello in uso anche alle forze di polizia collocato sul tetto della propria auto integra reato [2]: infatti la collocazione di tale dispositivo sul tetto di una vettura privata, priva cioè di segni di riconoscimento come sono invece gli automezzi in uso agli altri soggetti abilitati all’utilizzo di lampeggianti blu, non può che far credere che la stessa sia un’auto “civetta” delle forze dell’ordine [4]. Il reato scatta anche se l’utilizzatore è in servizio presso la polizia o la Guardia di Finanza se l’utilizzo non è avvenuto durante il normale servizio e su un’auto personale. Il lampeggiate blu sull’auto, infatti, quando usato, esonera dall’osservanza degli obblighi, dei divieti e delle limitazioni relativi alla circolazione stradale e porta a identificare il suo detentore con un soggetto in servizio di ordine pubblico; un oggetto, quindi, che è idoneo a trarre in inganno i cittadini sulle qualità personali di chi lo deteneva e sul potere connesso all’uso dello stesso.

 

 

Doppio reato

Il reato in quesitone – quello cioè di possesso di documenti falsi dei poliziotti – si aggiunge a quello di tentata sostituzione di persona se il colpevole, oltre ad aver esibito una carta d’identità falsificata, abbia declinato generalità non veritiere cercando di spacciarsi per una persona diversa da quella che in realtà è [5].

 

 

L’acquisto su internet dei falsi distintivi

Su internet è possibile acquistare falsi distintivi della polizia, dei carabinieri o della Guardia di finanza. Ma solo per fini di gioco. Difatti, chiarisce ancora la Cassazione [6], integra il reato di possesso di segni distintivi contraffatti, la condotta di colui che detenga segni distintivi e contrassegni dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia di Stato acquistati via “internet”, trattandosi di materiale la cui diffusione è ordinariamente affidata a canali ufficiali o ad esercizi autorizzati alla vendita solo previa verifica del titolo di legittimazione personale.


La sentenza

Per leggere la sentenza integrale clicca qui

[1] Cass. sent. n. 34894/16 del 16.08.2016.

[2] Art. 497-ter cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 35094/2013.

[4] Cass. sent. n. 6784/2015.

[5] Cass. sent. n. 14350/2012.

[6] Cass. sent. n. 41080/2009.

 


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