Violazione di domicilio anche se la casa è di un parente
Lo sai che?
18 Ago 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Violazione di domicilio anche se la casa è di un parente

Entrare in casa di un parente, come ad esempio la nonna, su autorizzazione di quest’ultimo e poi non volerne uscire alla richiesta del proprietario, integra il reato di violazione di domicilio.

 

Chi entra in casa di un’altra persona, con il consenso di questa e poi, su suo ordine, non vuole più uscirne commette reato di violazione di domicilio. Non importa che il proprietario dell’appartamento sia un familiare: secondo infatti una recente sentenza della Cassazione [1], c’è violazione di domicilio anche se la casa è di un parente.

 

Nel caso di specie la Suprema Corte ha condannato un tale che aveva occupato la casa di proprietà della nonna inizialmente dietro consenso di quest’ultima, ma che poi si era rifiutato di liberare quando l’autorizzazione era cessata.

 

Già in passato la giurisprudenza si era orientata nello stesso senso: tutte le volte in cui si presta la propria casa (cosiddetto comodato) a una persona, anche se familiare, e quest’ultima, su richiesta del proprietario, non la vuole più liberare si può procedere con una querela. Ma attenzione: non ci si può fare giustizia da sé e intrufolarsi in casa propria per prenderne di nuovo possesso. In tal caso il proprietario dell’immobile commetterebbe anch’egli il reato di violazione di domicilio [2].

 

 


La sentenza

Per leggere la sentenza integrale clicca qui

[1] Cass. sent. n. 34892/16.

[2] Trib. Roma, sent. n. 1680/2008. In tale comportamento, infatti, vi sono tutti gli elementi costitutivi di tale delitto. In particolare, sussiste sia la presenza di un luogo qualificabile come “domicilio” inteso in senso giuridico-penalistico, che l’attualità della destinazione alla vita domestica di tale luogo; si ravvisa, ancora, la volontà dell’imputato di farvi accesso con la consapevolezza che tale luogo è altrui nonché la presenza di un esplicito dissenso della persona che ha il legittimo esercizio dello ius excludendi alios (diritto che ben può essere esercitato anche contro il proprietario: si pensi al locatario, oltre che al comodatario). Per altro, il fatto che in precedenza vi sia stata una formale e regolare disdetta del contatto di comodato in virtù del quale la p.o. deteneva detto immobile non appare ex se in grado di far venir meno la relazione di fatto esistente tra la persona offesa e l’appartamento da essa destinato a proprio domicilio. Ne consegue che ogni comportamento invasivo di tale spazio esistenziale, che non trovi a proprio presupposto di legittimazione un provvedimento esecutivo dell’autorità giudiziaria, in assenza del consenso del destinatario deve ritenersi illecito e penalmente sanzionato ai sensi del disposto dell’art. 614 c.p., che costituisce rafforzamento della tutela costituzionale della libertà di domicilio qualificata dall’art. 14 della carta fondamentale come inviolabile.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti