Il patto di famiglia
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19 Ago 2016
 
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Il patto di famiglia

Il patto di famiglia volto a garantire la successione nelle aziende familiari.

 

La L. 14 febbraio 2006, n. 55, recante «Modifiche al codice civile in materia di patto di famiglia», ha introdotto, nell’ambito del nostro ordinamento, in deroga al divieto dei patti successori di cui all’art. 458 c.c., la possibilità di stipulare «accordi di successione» diretti a regolamentare la successione dell’azienda o di pacchetti di partecipazione al capitale da parte, rispettivamente, dell’imprenditore e di chi ne è titolare.

 

Ai sensi dell’art. 768bis c.c., patto di famiglia è quel «contratto con cui, compatibilmente con le disposizioni in materia di impresa familiare e nel rispetto delle differenti tipologie societarie, l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o più discendenti».

 

Evidente è, pertanto, la deroga al principio generale consacrato dal divieto dei patti successori.

 

Per quanto riguarda la natura giuridica dei patti di famiglia, essi possono essere qualificati come patti successori di tipo dispositivo, finalizzati a permettere agli imprenditori di garantire una successione certa nelle aziende e, contestualmente, a non ledere i diritti degli altri legittimari; non si tratta di un negozio mortis causa ma di un negozio traslativo inter vivos (che può produrre effetti anche post mortem) ad efficacia reale. La causa è stata individuata nel trasferimento di beni attuali al fine della continuazione dell’impresa.

 

Il contratto deve essere stipulato per atto pubblico a pena di nullità, richiedendosi la forma solenne ad substantiam quale misura di garanzia per gli interessi coinvolti (art. 768ter c.c.).

 

A tutela del coniuge e dei discendenti esclusi è prevista la loro partecipazione all’accordo ed è, inoltre, fatto obbligo a coloro che acquistano l’azienda (e agli assegnatari delle partecipazioni societarie), di liquidare agli altri partecipanti al contratto, non assegnatari, ove questi non vi rinunzino in tutto o in parte, una somma non inferiore al valore delle quota di legittima loro spettante, liquidazione che potrà avvenire anche mediante trasferimento di beni in natura (art. 768quater c.c.).

 

L’art. 768sexies c.c., in favore di coloro (coniuge e altri legittimari) che non hanno partecipato al patto ma che comunque si trovano coinvolti all’apertura della successione, prevede il diritto di chiedere ai beneficiari del contratto stesso il pagamento della somma pari alla loro quota di legittima, aumentata degli interessi legali.

 

L’art. 768quinquies c.c. dispone la possibilità di impugnare il patto di famiglia per vizi del consenso ai sensi degli artt. 1427 e ss. c.c., con la riduzione del termine di impugnativa ad un anno.

 

Infine, il disposto dell’art. 768septies c.c. ammette che il patto di famiglia possa essere sciolto o modificato dalle stesse persone che lo hanno concluso o mediante la stipula di un contratto della stessa specie o mediante recesso, se espressamente previsto, comunicato agli altri contraenti attraverso una dichiarazione certificata da notaio.

 

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