Ricorso contro la multa: il deposito del verbale
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19 Ago 2016
 
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Redazione
 


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Ricorso contro la multa: il deposito del verbale

Secondo la Cassazione il termine dei 10 giorni prima dell’udienza per il deposito, da parte dell’amministrazione, dei documenti del verbale non è perentorio.

 

Nel caso di ricorso contro una multa stradale, la pubblica amministrazione che ha irrogato la sanzione amministrativa deve depositare, presso la cancelleria del giudice, tutta la documentazione relativa al verbale di accertamento della contravvenzione. Lo deve fare non oltre 10 giorni dalla prima udienza. Tuttavia tale termine non è perentorio. Questo significa che se la polizia, i carabinieri o qualsiasi altra autorità che abbia elevato la multa presenta tali documenti a ridosso dell’udienza o alla stessa prima udienza davanti al giudice di pace, il deposito non deve ritenersi tardivo e la causa può proseguire regolarmente. È quanto ha chiarito la Cassazione con una recente sentenza [1] con cui è stato posto fine a uno dei dubbi interpretativi più frequenti in materia di multe.

 

Nel momento in cui l’automobilista impugna una multa, uno degli elementi essenziali affinché il giudice possa decidere sulla regolarità della sanzione è il verbale. È chiaro che, se questo non viene depositato o viene depositato in spregio delle regole di procedura, il giudice non può tenerne conto e deve dare necessariamente ragione al trasgressore, anche se la violazione del codice della strada è palese.

Ebbene, la legge che regola la procedura relativa all’impugnazione delle multe [2] stabilisce che, dopo il deposito del ricorso da parte del proprietario dell’auto, il giudice ordina alla controparte – ossia alla pubblica amministrazione – di depositare, non oltre 10 giorni dalla prima udienza, tutta la documentazione inerente agli atti della contravvenzione.

Sino ad oggi molti giudici hanno ritenuto che il deposito tardivo dovesse considerarsi inammissibile e, quindi, hanno accolto il ricorso degli automobilisti. Un orientamento, però, che secondo la Cassazione non è corretto: difatti, il termine di 10 giorni assegnato dalla legge non deve considerarsi perentorio.

 

Risultato: la pubblica amministrazione avrà da oggi più tempo per produrre in giudizio i verbali, poiché, in caso di ritardo, il deposito non deve considerarsi inammissibile.

 

La sentenza si riferisce però solo al deposito di documenti strettamente inerenti il verbale. Invece, per quanto riguarda tutti gli altri documenti – ad esempio le prove come, ad esempio, un’ordinanza del Prefetto che consente la contestazione non immediata della multa con autovelox o un regolamento comunale che disciplina le aree di sosta – valgono i principi ordinari e, quindi, il termine dei 10 giorni prima dell’udienza resta perentorio.

 

I principi della sentenza in commento valgono per le cause sui verbali per contravvenzioni amministrative e per le cause sulle ordinanze ingiunzioni nella medesima materia, sia per violazioni del codice della strada sia per altri tipi di illeciti [3].

 


[1] Cass. sent. n. 16853/16 del 9.08.3026.

[2] Art. 7 dlgs 150/2011. Il dlgs 150/2011 estende ai processi sulle sanzioni amministrative il rito del lavoro, disciplinato nel codice di procedura civile. E in questo rito c’è effettivamente il termine di dieci giorni per la costituzione in giudizio: entro tale termine la parte interessata deve svolgere le difese sulle questioni non rilevabili d’ufficio dal giudice, altrimenti decade; inoltre, sempre entro i dieci giorni, si devono indicare i mezzi di prova e depositare i documenti, altrimenti la regola è che le prove e i documenti presentati successivamente sono inammissibili e non se ne può tenere conto ai fini della decisione.

[3] Artt. 6 e 7 del dlgs 150/2011.

 


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