I diritti dell’imputato e l’interrogatorio
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19 Ago 2016
 
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I diritti dell’imputato e l’interrogatorio

Diritto alla nomina di un difensore d’ufficio o di fiducia; ammissione al gratuito patrocinio, diritto, se in custodia cautelare, a conferire con il difensore; diritto di non rispondere in sede di interrogatorio.

 

La riforma della disciplina della difesa d’ufficio, introdotta dalla legge 60/2001, ha inserito nel corpo del codice l’art. 369bis che impone al P.M., a pena di nullità, di informare l’indagato, al compimento del primo atto a cui ha diritto di assistere il difensore e comunque prima dell’interrogatorio o al più tardi contestualmente all’avviso di conclusione delle indagini preliminari, del diritto alla difesa tecnica (diritto alla nomina di un difensore d’ufficio o di fiducia; ammissione al gratuito patrocinio).

 

Inoltre l’indagato deve essere informato delle facoltà e dei diritti attribuitigli dalla legge. In particolare l’imputato (a cui va equiparata per tale argomento la persona sottoposta alle indagini: v. art. 61), è titolare di una pluralità di diritti. A titolo esemplificativo si citano i più rilevanti:

 

— diritto a scegliersi un difensore di fiducia (art. 96);

diritto, se in custodia cautelare, a conferire con il difensore fin dall’inizio dell’esecuzione della misura (art. 104);

— del diritto all’interprete ed alla traduzione di atti fondamentali (art. 143);

— diritto a rivolgersi direttamente al giudice (art. 121);

— diritto alla prova (art. 190);

— diritto all’incidente probatorio (art. 392);

— diritto a partecipare al processo (art. 485);

— diritto a non presenziare all’udienza (art. 487);

— diritto a scegliere il rito alternativo (libro IV);

— diritto alle impugnazioni;

— diritto alla libertà morale in sede di interrogatorio (art. 64, c. 2);

diritto di non rispondere in sede di interrogatorio (art. 64, c. 3).

 

L’atto più rilevante che coinvolge direttamente l’imputato/indagato è l’interrogatorio, che può essere svolto dal giudice (es. art. 294, art. 421, c. 2), dal P.M. (art. 375, c. 3) ovvero dalla P.G. su delega del P.M. (art. 370, c. 1). Quando tale atto viene svolto in sede dibattimentale, è denominato «esame della parte» (art. 503).

 

A tutela delle garanzie e dignità dell’imputato, il suo interrogatorio è sottoposto a determinate formalità previste negli artt. 64 e 65 c.p.p. In sintesi le regole dell’inter che ha facoltà di presenziare) sono:

— l’imputato deve presentarsi libero nella persona innanzi all’interrogante;

— non possono essere utilizzati metodi o tecniche che influenzino la capacità di autodeterminarsi o di ricordare i fatti;

— preventivamente l’interrogante deve contestare con precisione i fatti e gli elementi di prova [1].

 

La riforma introdotta dalle norme del c.d. «giusto processo» (legge 63/2001) ha previsto una novità importante in tema di dichiarazioni rese dall’imputato/indagato nell’interrogatorio, il quale ammetta le proprie responsabilità e/o riferisca anche sulle responsabilità di altri: in particolare quando riferisce su fatti attinenti alle accuse che lo riguardano, egli ha la veste di imputato; quando invece narra fatti riguardanti la responsabilità penale di altri, assume la veste di testimone.

Ciò ha indotto il legislatore ad imporre particolari cautele nella fase preliminare dell’interrogatorio, onde richiamare l’attenzione dell’imputato/indagato sull’atto a cui sta partecipando.

 

Il nuovo terzo comma dell’art. 64, infatti, prevede che prima che inizi l’interrogatorio la persona deve essere avvisata che:

 

  1. le dichiarazioni rese potranno sempre essere utilizzate contro di lui;
  2. ha facoltà di non rispondere, ma in ogni caso il procedimento seguirà il suo corso;
  3. in relazione alle dichiarazioni coinvolgenti la responsabilità di altri, assumerà la veste di testimone.

 

L’omissione degli avvertimenti di cui alle lettere a) e b), comporta l’inutilizzabilità assoluta delle dichiarazioni rese; l’omissione del solo avvertimento di cui alla lettera c), rende inutilizzabili le dichiarazioni nei confronti della persona accusata.

 

Inoltre, ad evitare che le dichiarazioni rese da una persona contro se stessa siano utilizzate aggirando la formalistica disciplina dell’interrogatorio, è previsto che:

 

art. 62, le dichiarazioni rese nel corso del procedimento dall’imputato/indagato non possono essere oggetto di testimonianza (ad es. è inammissibile la testimonianza di una persona che dichiari di aver raccolto la confidenza dell’imputato il quale aveva confessato di aver commesso un omicidio); se ciò fosse possibile, verrebbe vanificato il diritto dell’imputato al «silenzio», basato sul principio «nemo tenetur se detegere».

 

Come affermato dalla giurisprudenza di legittimità e dalla Corte Costituzionale (sent. 237/1993), il divieto stabilito dall’art. 62 c.p.p. non è affatto assoluto ed illimitato, operando infatti solo con riferimento a dichiarazioni rese «nel procedimento» e non genericamente «in pendenza del procedimento»: pertanto il divieto non si applica alle dichiarazioni ricevute anteriormente all’inizio del procedimento o comunque al di fuori del medesimo. Sicché, ad esempio, è ammissibile la deposizione su confidenze ricevute in carcere da un compagno di cella (Cass. n. 2005/1997). Va precisato, inoltre, che il divieto opera in relazione solo alle dichiarazioni rese per il fatto per il quale il dichiarante è imputato (Cass. n. 779/1999).

 

La legge 39 del 2014 ha esteso la garanzia di cui all’art. 62 anche alle dichiarazioni (comunque inutilizzabili) rese dall’imputato nel corso di programmi terapeutici diretti a ridurre il rischio che questi commetta delitti sessuali a danno di minori;

 

art. 63, se una persona innanzi al magistrato od alla P.G. viene sentito come persona informata dei fatti (teste) e nel corso dell’escussione emergono indizi di reità a suo carico (cd. dichiarazioni indizianti, o meglio autoindizianti), la deposizione deve essere interrotta e l’esame o viene rinviato o deve proseguire con le formalità dell’interrogatorio, cioè con la presenza di un difensore [2].

 

In ordine al destino delle dichiarazioni rese precedentemente all’interruzione dell’esame, bisogna fare una distinzione:

 

  1. se la qualità di indagato o imputato emerge solo nel corso delle sue dichiarazioni, queste ultime non possono essere utilizzate contro di lui, ma possono essere utilizzate contro altri;
  2. se, invece, fin dall’inizio emergeva la sua qualità di imputato o indagato, le precedenti dichiarazioni non possono essere utilizzate né contro di lui, né contro altri.

 

Ai fini dell’applicazione dell’art. 63 c.p.p., allorché debba qualificarsi la veste (indagato o meno) che aveva il dichiarante, spetta al giudice il potere di verificare in termini sostanziali, e quindi al di là del riscontro di indici formali (come l’eventuale già intervenuta iscrizione nominativa nel registro delle notizie di reato), l’attribuibilità allo stesso della qualità di indagato nel momento in cui le dichiarazioni stesse vengano rese (Cass. Sez. Un. 21-4-2010, n. 15208).

 

La giurisprudenza ha inoltre precisato che le dichiarazioni “indizianti” di cui all’art. 63, comma primo, c.p.p. sono quelle rese da un soggetto sentito come testimone o persona informata sui fatti che riveli circostanze da cui emerga una sua responsabilità penale per fatti pregressi, non invece quelle attraverso le quali il medesimo soggetto realizzi il fatto tipico di una determinata figura di reato quale il favoreggiamento personale, la calunnia o la falsa testimonianza, in quanto la predetta norma di garanzia è ispirata al principio “nemo tenetur se detegere”, che salvaguarda la persona che abbia commesso un reato, e non quella che debba ancora commetterlo [3].

Compendio-di-Diritto-Processuale-Penale

 


[1] È obbligo dell’interrogante indicare gli elementi di prova, ma non necessariamente rivelare la fonte (art. 65, c. 1). Ad esempio ad un indagato arrestato il giudice deve comunicare che a suo carico vi è la deposizione di un testimone, ma può evitare di indicargli il nominativo, se ciò può essere di pregiudizio per le indagini (es. pericolo di intimidazioni; pericolo che altre persone che interessate alle dichiarazioni si sottraggano alle investigazioni e ad eventuali arresti: cfr. Cass. I, 1489/1993; Cass. II, 5502/1995).

[2] Ai sensi del secondo comma dell’art. 63 le dichiarazioni indizianti rese da una persona imputata, non sono utilizzabili contro di lei, in quanto non assunte con le garanzie difensive. Rimangono invece utilizzabili quelle riguardanti persone coinvolte dal dichiarante in reati diversi (né connessi, né collegati con quello a suo carico ipotizzato), perché in tal caso egli ha la mera veste di testimone. Inoltre sono utilizzabili le dichiarazioni favorevoli al soggetto che le rende e ai terzi (Cass. Sez. Un. 13-2-1997, n. 1282).

[3] Cass. Sez. Un. 29-7-2015, n. 33583

 


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