Gratuito patrocinio nel processo penale
Professionisti
20 Ago 2016
 
L'autore
Edizioni Simone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Gratuito patrocinio nel processo penale

Beneficiari del patrocinio a spese dello Stato; imputato, indagato, persona offesa dal reato, danneggiato, responsabile civile e il civilmente obbligato per la pena pecuniaria.

 

L’essenzialità della difesa tecnica comporta che, in ossequio al principio dettato dall’art. 24 Cost., ai non abbienti, sia italiani che stranieri, sia garantito il diritto di difesa attraverso il gratuito patrocinio.

Le disposizioni in materia sono state dettate dalla legge 30-7-1990, n. 217 (modif. dalla legge 134/2001) ora confluita negli artt. 74-118 del D.P.R. 30-5-2002, n. 115 (Testo Unico in materia di spese di giustizia).

Dette disposizioni garantiscono l’erogazione della difesa tecnica retribuita ad opera di un avvocato scelto dallo stesso interessato (di fiducia) ovvero nominato d’ufficio dall’A.G. Nell’esercizio del mandato, il difensore può anche avvalersi di sostituti nominati ai sensi dell’art. 102 [1].

Il difensore può essere scelto tra gli iscritti all’Albo degli Avvocati del distretto di corte di appello ove è sito il giudice procedente ovvero tra gli iscritti nell’Albo di altro distretto.

Inoltre, ai sensi dell’art. 80 T.U. può essere scelto tra gli avvocati inseriti nell’elenco speciale dei difensori d’ufficio ed iscritti da almeno 2 anni nell’Albo degli Avvocati [2].

Anche le spese per i consulenti tecnici, investigatori privati, notai, ed ufficiali giudiziari sono a carico dello Stato [3].

 

 

Beneficiari del gratuito patrocinio

Possono usufruire del patrocinio a spese dello Stato non solo l’imputato o indagato (come nella difesa di ufficio ex art. 97), ma anche la persona offesa dal reato, il danneggiato che intenda costituirsi P.C., il responsabile civile e il civilmente obbligato per la pena pecuniaria. Il beneficio è ammissibile anche in relazione alle azioni penali complementari (esecuzione penale, procedimenti di sicurezza, di prevenzione) sicché ne può beneficiare anche il condannato (art. 74 T.U.).

 

 

Condizioni di ammissibilità al gratuito patrocinio

Il richiedente deve essere persona non abbiente. Per tale si intende chi è titolare di un reddito annuo imponibile ai fini IRPEF non superiore ad un importo predeterminato (pari a euro 11.369,24) [4] [5], adeguato ogni due anni [6]. Al reddito personale vanno aggiunti anche quelli dei familiari conviventi, anche se solo more uxorio [7].

 

Secondo la giurisprudenza di legittimità, per valutare i redditi percepiti dall’istante vanno considerati anche quelli di origine illecita, che si possa ritenere provati come percepiti anche attraverso presunzioni semplici (Cass. 24-9-2010, n. 34643).

Il T.U. 115/2002 pone a carico dello Stato le spese della difesa, indipendentemente dall’entità del reddito, nei seguenti casi:

 

— difensore dell’imputato collaboratore di giustizia (art. 115 T.U.);

— difensore di ufficio che abbia vanamente cercato di riscuotere il credito professionale dall’imputato, anche attraverso azioni esecutive civili (art. 116);

— difensore dell’imputato irreperibile (art. 117) [8].

 

Negli ultimi due casi, lo Stato ha diritto di ripetere dall’imputato le somme erogate al difensore.

Per i soggetti già condannati con sentenza definitiva per i reati di cui agli articoli 416bis c.p. (associazione mafiosa), traffico di stupefacenti (aggravato dall’art. 80 T.U. 309/1990) ed associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, nonché per i reati commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416bis ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo, ai soli fini dell’ammissione al gratuito patrocinio, il reddito si ritiene superiore ai limiti previsti. Tale presunzione è relativa ed ammette la prova contraria (in tal senso: Corte Cost. sent. 16-4-2010, n. 139).

 

Va infine ricordato che la persona offesa dai reati di cui agli articoli 609bis, 609quater e 609octies (violenza sessuale), nonché, ove commessi in danno di minori, dai reati di cui agli articoli 600, 600bis, 600ter, 600quinquies, 601, 602, 609quinquies e 609undecies del codice penale (prostituzione e pornografia minorile), può essere ammessa al patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito previsti dal presente decreto. Tale disposizione è stata introdotta dalla legge 172/2012, che ha in tal senso integrato l’art. 76 del D.P.R. 115/2002.

 

 

Procedura per il gratuito patrocinio

La procedura è attivata su richiesta dell’interessato, che deve produrre motivata istanza al giudice che procede [9], corredandola di adeguata documentazione ed autocertificazione.

Questa deve concernere la situazione reddituale e anche patrimoniale, non solo propria, ma anche dei propri familiari. Nel caso in cui la richiesta provenga da uno straniero non comunitario, l’autorità consolare deve attestare la veridicità dell’autocertificazione relativa al reddito. Prima di emettere il decreto di ammissione il giudice può assumere informazioni presso gli organi di polizia in ordine alla situazione reddituale del richiedente. Il provvedimento di ammissione al gratuito patrocinio è revocato [10] quando la situazione di non abbienza risulta falsamente rappresentata o cessata.

 

L’ammissione al gratuito patrocinio consente al difensore maggiore agio nell’estrinsecazione del suo incarico, potendosi avvalere anche di mezzi difensivi onerosi quali consulenti ed investigatori privati.

Poiché l’istituto garantisce l’effettività del diritto di difesa e la parità tra le parti (anche attraverso la possibilità di svolgere, da parte del difensore, investigazioni difensive), l’art. 96 T.U., prevede che il giudice decida sull’ammissione entro 10 giorni [11].

 

Contro il provvedimento di rigetto della richiesta di ammissione al gratuito patrocinio può essere proposto ricorso al Presidente del Tribunale o della Corte di Appello a cui appartiene il giudice che ha deciso (art. 99 T.U. cit.). Contro la decisione sull’impugnazione, può essere proposto ricorso per Cassazione per violazione di legge; legittimati a proporre il ricorso sono sia l’imputato, che autonomamente il difensore, anche se non munito di procura speciale [12].

 

Al termine di ogni fase o grado del procedimento, il giudice, su istanza del difensore, deve liquidargli il compenso (artt. 82-83, 105 T.U. 115/2002) [13].

 

Avverso il decreto di liquidazione è ammessa opposizione, entro venti giorni, al Presidente dell’ufficio giudiziario competente (artt. 84 e 170) [14]. Contro il provvedimento che decide sull’opposizione è ammesso ricorso per cassazione [15].

 

Compendio-di-Diritto-Processuale-Penale

 


[1] Cass. Sez. Un. 13-7-2004, n. 30433.

[2] La legge 24-2-2005, n. 25, ha ridotto il requisito dell’iscrizione da 6 a 2 anni.

[3] La difesa di ufficio ex art. 97 comporta l’obbligo dell’imputato di remunerare il difensore a meno che ricorrano i presupposti per il gratuito patrocinio (art. 8, L. 217/1990).

[4] La regola secondo cui l’ammissione al gratuito patrocinio si basa sul reddito imponibile risultante dall’ultima dichiarazione dei redditi, si riferisce solo ai soggetti che abbiano effettuato una regolare dichiarazione dei redditi. Per chi abbia omesso ogni dichiarazione, ai fini della valutazione di ammissibilità al patrocinio, i redditi possono essere accertati facendo ricorso agli ordinari mezzi di prova, ivi comprese le presunzioni semplici di cui all’art. 2729 cod. civ. tra le quali rientrano il tenore di vita dell’interessato e dei familiari conviventi e qualsiasi altro fatto indicativo della percezione di redditi leciti o illeciti (Cass. 2-5-2001, n. 17430).

[5] La persona offesa vittima di violenza sessuale, può essere ammessa al gratuito patrocinio, anche in deroga ai limiti di reddito previsti dalla normativa. Tale disposizione è stata introdotta dal D.L. 11/2009, conv. in L. 38/2009.

[6] L’importo è stato così aumentato dal D.M. 1-4-2014; il precedente importo era di 7 10.766,33 (introdotto con D.M. 2-7-2012).

[7] In tal senso: Cass. IV, 5-1-2006, n. 109.

[8] Il compenso a carico dello Stato spetta, ai sensi dell’art. 117 T.U., anche in favore del difensore a cui gli atti sono notificati ex art. 161, c. 4, c.p.p. per irreperibilità di fatto dell’imputato (Cass. I, sent. n. 32284 del 3-7-2003). In sostanza la Corte ha precisato che la situazione di irreperibilità, che consente di porre a carico dello Stato le spese del patrocinio difensivo, può essere anche di mero fatto (Cass. 28-1-2008, n. 4153).

[9] Anche nel corso delle indagini preliminari il decreto di ammissione deve essere emesso dal giudice (G.I.P.) e non dal P.M. (Cass. Sez. Un. 23-4-2004, n. 19289; Cass. IV, 22-8-2003, n. 34897).

[10] La revoca non può essere disposta d’ufficio dal giudice, se non nei casi tassativamente previsti dall’art. 112 del T.U. 115/2002.

[11] Nella stesura originaria del primo comma dell’art. 96 T.U. Spese di Giustizia (D.P.R. 115 del 2002), il ritardo nella concessione del beneficio del gratuito patrocinio, determinava la nullità degli atti processuali successivi. Tale sanzione è stata abolita dal d.l. 92/2008 (con. in L. 125/2008). Pertanto al ritardo non consegue alcuna sanzione.

[12] Cass. Sez. Un. 12-7-2004, n. 30181.

[13] La competenza alla liquidazione, secondo l’orientamento interpretativo della Cassazione, spetta al giudice del singolo grado e non a quello del grado successivo (Cass. I, del 25-9-2002, n. 35071; v. anche Cass. V, 22-4-1999, n. 1859).

[14] Le Sezioni Unite Civili della Cassazione, con la sentenza n. 19161 del 3-9-2009, hanno stabilito che il procedimento di opposizione, ex art. 170 del d.P.R. 115/2002, al decreto di liquidazione dei compensi degli ausiliari del giudice, dei custodi e al decreto di liquidazione dei compensi dei difensori, nominati nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato, introduce una controversia di natura civile, anche quando il decreto di liquidazione sia stato pronunciato in un giudizio penale. Conseguentemente, il procedimento di opposizione deve essere trattato da parte di magistrati addetti al servizio civile e la trattazione del relativo ricorso per cassazione avverso l’ordinanza che lo decide spetta alle sezioni civili della Corte.

[15] Cass. Sez. Un. 10-6-2003, n. 25080.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti