Formato all'università L.U.I.S.S. di Roma, attualmente esercita la professione di avvocato a Cosenza. Già collaboratore presso la Columbia University di New York e presso l'Università della Calabria, è altresì autore di numerose pubblicazioni. Blogger, ospite settimanale di spazi televisivi e radiofonici per questioni giuridiche, dirige il portale "La L
Quale enigma si nasconde dietro i Bronzi di Riace? Un segreto dietro la storia ufficiale, l’ennesimo tentativo di occultare una verità scottante. Giuseppe Braghò ne è tanto convinto che ci ha fatto un libro. E ha raccolto una serie di prove, documenti inediti e sconcertanti, che dimostrerebbero come Stefano Mariottini, scopritore “ufficiale” delle statue e percettore del cospicuo premio di rinvenimento, e – insieme a lui – il Soprintendente avrebbero organizzato una messa in scena al fine di occultare la verità. Lo stesso Presidente della Repubblica e alcuni ministri sarebbero stati al corrente di tutto. Un imbarazzante intrigo, che vede coinvolte le Istituzioni e porterebbe ad una residenza americana, ove sarebbe custodito il “terzo Bronzo” e altri elementi del gruppo.
Chi ha davvero scoperto le due sculture? Perché nessuno parla di quei ragazzini che, a bordo di una barchetta, individuarono i reperti per primi, una mattina prima del loro rinvenimento ufficiale? Ma soprattutto: che fine hanno fatto le altre sculture nel cui gruppo i Bronzi erano chiaramente inglobati?
Dopo aver letto “Facce di Bronzo” (Pellegrini Ed.) sono andato a chiederlo direttamente al suo autore.
A.G.: Sig. Braghò, qual è il dubbio di fondo che grava sul ritrovamento dei bronzi?
Giuseppe Braghò: L’assoluta mancanza di “trasparenza” dell’intera circostanza, che potrà essere riscontrata da chiunque si trovi a leggere il mio libro-inchiesta.
A.G.: Mi racconti come andarono i fatti in quel famoso giorno del ritrovamento.
Quattro ragazzi di Riace (Cosimo e Antonio Alì, Giuseppe Sgrò e Domenico Campagna) scorsero i Bronzi e denunciarono la scoperta – fatta nel tardo pomeriggio del 16 agosto ’72 – presso la Guardia di Finanza di Monasterace, il giorno dopo. Altrettanto fece Stefano Mariottini presso la Soprintendenza di Reggio Calabria. Ci fu una causa. Vinse quest’ultimo. Secondo la Corte giudicante, egli segnalò per primo il ritrovamento, servendosi di una telefonata di “preavviso”. Personalmente, sono convinto che oggi possiamo ammirare i Bronzi per merito dei quattro adolescenti. Mariottini tentò di portarseli via, riuscendo soltanto in parte.
Nel mare di Riace il saccheggio si consumava da mesi.
A.G.: Quali elementi di prova Lei ha per sostenere questa tesi?
Nei carteggi ufficiali redatti dalla Soprintendenza reggina – e da me “dissepolti” dall’Archivio Storico del Museo e pubblicati per intero – si rileva concretamente l’oggettiva realtà. Basta leggere “tali” carteggi. Sono redatti in italiano: comprensibili.
A.G.: Sembra che mancherebbero, al gruppo dei bronzi, anche altre sculture. Che prove ha per dire questo? E che fine avrebbero fatto questi ulteriori elementi?
La denuncia “ufficiale” del ritrovamento, firmata dal Mariottini, narra di “un gruppo di statue”, e non di “due”. Ancora: lo stesso “scopritore” descrive le fattezze dei Bronzi con ricchezza di particolari. Una statua del “gruppo” non corrisponde - nei tratti e nella postura – ai Bronzi esposti a Reggio Calabria. Inoltre, nella denuncia egli riferisce come, al braccio sinistro di una delle statue, fosse “presente” uno scudo. Mariottini scrive ancora che “…le due emergenti” (del “gruppo”, ovviamente) “…non presentano incrostazioni evidenti”. Le foto da me esibite ai lettori di “Facce di Bronzo” e agli Inquirenti, dimostrano il contrario. In ragione di ciò, è facile dedurre che sia “sparito” proprio il Bronzo tratteggiato, oltre al corredo delle armi di offesa e difesa che completavano il tutto.
Nel corso della mia inchiesta, ho rintracciato un testimone oculare di uno dei furti operati in danno dei Bronzi: la Signora Anna Diano di Siderno, che vide uscire dal mare di Riace “due pescatori” (due persone con la muta da sub, ndr) recanti – sotto visibile sforzo fisico – un enorme scudo bronzeo e una lancia (anch’essa metallica), spezzata in due. Ho “consegnato” il teste nelle mani del capitano del NTPC Raffaele Giovinazzo, messo a mia disposizione dal Ministro dei BBCC Stefano Rutelli. La Signora Diano ha quindi, in seguito, deposto presso la Procura della Repubblica di Locri, nei quali Uffici, ancora oggi, la “pratica” resta – piuttosto bizzarramente – “aperta”.
Scudi, lance ed elmi furono venduti a più compratori. Il probabile “terzo” Bronzo secondo indiscrezioni – da me non interamente condivise – pare sia stato acquistato da un emissario del Getty Museum di Malibu e “donato” a Bush senior.
A.G.: Perché, secondo Lei, i fatti sono stati narrati in modo diverso rispetto a quanto invece avvenne?
I giornalisti che seguirono il recupero delle Statue narrarono ciò che videro: i furti erano già avvenuti. Il mio personale pensiero che è il Soprintendente di Reggio fu l’artefice dell’inganno dato in pasto all’opinione pubblica e allo stesso Ministero competente. I documenti da me ritrovati ne sono prova indiscussa. Il denaro “facile” offusca i sensi di “talune” persone: storia risaputa.
A.G.: La Sua è una tesi forte che getta grosse diffidenze nei confronti delle istituzioni. Ha trovato resistenze o difficoltà, all’atto della pubblicazione del libro, da parte delle istituzioni?
Ogni tesi, se non supportata da prove, permane “opinione”. Lei è un avvocato, e sa bene come esista la realtà processuale che, spesso e purtroppo, sostituisce l’oggettività dei fatti. Attraverso la mia inchiesta, costata più di un anno di attento lavoro, ho semplicemente “esposto” intorno a un tipico esempio di “malcostume istituzionale”: ciò non piace, al Sistema. Per essere più corretti, a una parte, del Sistema. Quella che ho incrociato io. E’ mia personale opinione che il Mariottini si prestò, con evidenza, a camuffare la verità poiché, in combutta con il Soprintendente Giuseppe Foti (notoriamente ingordo di facili guadagni, nonostante il ruolo: anche riguardo a ciò possiedo prove e testimoni) mutò l’avvenimento in fonte di profitto. In “Facce di Bronzo” potrà facilmente notare come il cerchio sia stato chiuso, e senza possibilità di errori. Sono stato ricevuto e ascoltato da due Ministri i quali, da un lato, collaboravano: dall’altro, insabbiavano. Foti, pur se deceduto, rappresentava “lo” Stato. Chiede – egregio avvocato – se abbia, il sottoscritto, “trovato resistenze” da parte delle Istituzioni: ebbene, sì, e non soltanto riluttanze. Lettere diffamatorie, notizie distorte intorno alla mia personalità di studioso, boicottaggi alle presentazioni del libro-inchiesta e altro ancora. Terminando, non tutte le testimonianze da me raccolte sono state rese note: ho ancora delle buone “cartucce”, da parte. Sapevo fin dall’inizio della pericolosità della “caccia grossa”. Tempo al tempo. Entro la fine di giugno, in occasione del prossimo quarantennale del rinvenimento, si terrà (a Lamezia Terme) un convegno, al riguardo: in quella sede renderò pubbliche le mie successive indagini. E non solo.
A.G.: Dopo la pubblicazione del libro, qualcuno ha cominciato a sposare le Sue idee o tutto è rimasto insabbiato come prima?
Gli “studiosi”, gli “accademici”, gli “istituzionali”, evitano Giuseppe Braghò: non intendono confrontarsi. Chissà perché. Lo stesso Mariottini ha scritto sui giornali: “Parlerò soltanto con il Giudice o con i Carabinieri”. Il reato di furto, come ben sa, dopo un certo numero di anni si “prescrive”. A lei le conclusioni. I comuni mortali, al contrario, sono stati “vicini” e attendono risposte.
A.G.: Quali sono gli interessi che si nascondono dietro il ritrovamento di reperti archeologici?
Soldi, e tanti. A farli, semplicemente i grandi ricettatori: lo scavatore clandestino percepisce una parte infinitesimale del valore dell’oggetto “ritrovato”.
Inquietanti dichiarazioni. Per chi volesse saperne di più e leggere i documenti ufficiali e confrontarli con le foto, suggerisco vivamente il libro di Braghò, “Facce di Bronzo”, anche scaricabile in versione ebook a questo link
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Non sò di quando possa essere questa intervista, so soltanto che questo Brago’ [....cut...] è quindi totalmente inattendibile .
Yo tuve la suerte de conocer esta maravilla quede fascinada con la historia sueño verlos otra ves ….
Professore l’aspettiamo a Pizzo assieme all’Avvocato per chiacchierare un po… dietro un buon gelato o come gradisce lei una granita, sicuramente un buon caffè non mancherà alla faccia di pupetti e mariottini vari… Grazie per la sua scoperta, per la sua ricerca, per la sua tenacia. per la sua pazienza… soprattutto sulle istituzioni DEVIATE.
Rileggendo il mio commento mi accorgo di un errore che definirei LAPSUS ADRIANO … intendevo dire < ,,, alla faccia di pupetti e marionettine varie …
“Caro” salvorc: [.... cut....]. Non sarà certo un giorno – o più – di “patria galera” a fermarmi. L’inattendibilità che mi “concedi” è figlia della circostanza in cui versa l’Informazione di Stato. Grazie al cielo esiste la libertà della Rete, luogo in cui persone quali l’avvocato Angelo Greco o il sottoscritto hanno dato e daranno sempre spunti di “altra” riflessione. Ovviamente, per “riflettere”, sarà indispensabile usare the brain e non the ribaldry.
…è “sparito” il personale, precedente commento…
???
Gentili lettori
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Concordo pienamente con lei avvocato: tuttavia leggendo – questa mattina, con evidenza prima del suo intervento – talune “castronerie gratuite”, ho creduto di esercitare una sorta di legittima difesa nel rispondere al post di tale salvorc. Alcuna questione personale. Conosco e rispetto, infine, il limen della personale e altrui libertà.
Cito: “Lo stesso Presidente della Repubblica e alcuni ministri sarebbero stati al corrente di tutto”.
Chi era il presidente della Repubblica nel 1972? Ahi ahi ahi…
dopo 50 anni siamo ancora a discutere dei Bronzi e della loro vicenda, non entriamo nel merito delle cose, non c’eravamo e quindi possiamo esprimere solo giudizi parziali, resta il dato di fatto delle discrasie fra la facciata che la Soprintendenza ha voluto offrire e i documenti che tutti possono leggere sul libro di Braghò.Ora una domanda concreta quando la Soprintendenza calabrese si doterà di archeologi subacquei veri al posto di istruttori ricreativi che si spacciano anche per archeologi? Quando la smetteremo di avere fra le …. p….., gente che si arroga il diritto di parlere senza averne titolo? compresi alcuni funzionari di zona? quando potremo vedere aree sommerse d’interesse fruibili al pubblico senza problemi di varia natura… finta. Come fosse possibile andare a Monasterace Marina e rubarsi a 4 metri di profondità un ronco di colonna.Ora basta la legge dice che i beni appartengono allo Stato quindi ai cittadini che ne hanno il pieno diritto di usufruirne e quindi facciamolo e chi non è in grado di garantire questo diritto se ne vada a casa. Me ne assumo persolmente ogni responsabilità. dott Francesco Laratta
Egregio dott. Laratta (…credo di conoscerla, o sbaglio?…)
Nel mio “Facce di Bronzo” argomento piuttosto profonfamente quanto da Lei lamentato. Che un “fortunato” pescatore subacqueo abbia “collaborato” per oltre venti anni con la Soprintendenza reggina è uno soltanto dei numerosi “doni” che lo stesso Ente ha regalato all’intera nostra Comunità. La STAS (Sezione Tecnica Archeologia Subacquea), retta fino a due anni fa dal chiarissimo prof. Claudio Mocchegiani Carpano, esiste: e da tanto. Quello che non è “esistito” è il buon senso di ricorrere alla medesima Sezione ogni qualvolta se ne fosse presentata l’occasione. La dottoressa Maria Teresa Iannelli, responsabile per l’Archeologia Subacquea fino a tempi recentissimi (che, stranamente, coincidono con l’uscita della mia inchiesta…) ha creduto bene – con il placet dell’imperatrice dell’immobilismo archeologico qual’è stata la dottoressa Elena Lattanzi per un quarto di secolo – di “autorizzare” (impropriamente e contro la Legge, peraltro) il fido Stefano Mariottini a svolgere una mansione così delicata. Bene:il vecchio e pur trito andantino popolare “…il buongiorno si vede dal mattino” potrà significare e puntellare quanto da me denunciato. Mariottini è colpevole assoluto, assieme a parte di una Istituzione corrotta, di numerose ruberie compiute intorno ai Bronzi di Riace, uniche superstiti del “gruppo di statue” dal medesimo “scopritore ufficiale” denunciate. Su tanto non ci piove. Nell’Opera su citata, ho “azzannato” in forma piuttosto violenta taluni personaggi delle Istituzioni le quali, chissà perché, si sono astenute dal proporre querela per “diffamazione”. In Calabria, se si eccettua la breve “apparizione” della dottoressa Annalisa Zarattini, Soprintendente a Reggio per un anno e immediatamente rimossa “ad horas” per avermi concesso interviste “senza veli” e permessi utili alla visione di documenti “sonnecchianti” presso l’Archivio Storico del Museo Archeologico, NON possiamo vantare presenze che abbiano avuto a cuore il mantenimento del semplice buon protocollo riguardante la gestione dei beni archeologici: beni che, come correttamente Lei espone, sono di tutti e “per” tutti. Lei fa cenno ai “rocchi di colonna” ancora presenti nei fondali delle nostre acque. Perché “tirarli fuori”? La Convenzione dell’Unesco lo vieta. Tanto, sia la Lattanzi che la Iannelli hanno ignorato e, con il “prezioso” aiuto del pescatore capitolino (meglio conosciuto per sua stessa definizione come “il papà dei Bronzi”…) hanno “recuperato” un buon numero di rocchi e altri frammenti architettonici. Sbagliando, naturalmente: e due volte in una. Avrebbero dovuti lasciarli in situ e organizzare, semmai, un parco archeologico subacqueo aperto alla conoscenza sociale. L’attuale Soprintendente? Non so come passi il tempo. Sospetto che fumi molto. Il suo “sorriso” è disvelante. I Bronzi sono ancora dove tutto il mondo (che ci deride, ormai) sa. Le aree archeologiche calabresi sussistono, al momento, piattaforme per floridi finanziamenti e compagnia bella, oltre che splendidi, fiorenti roveti. Il discorso sarebbe troppo lungo e “ricco”. Se Lei è chi penso, venga a relazionare le proprie doglianze all’interno del Convegno/Denunzia che si terrà a Lamezia Terme presso la Pramantha Arteteca il 19 p.v., in occasione del quarantennale del “fortuito” ritovamento dei Riace. Sarò felice di ospitarla!
carissimo Giuseppe Braghò,
debbo subito le mie per l’enorme ritardo con il quale rispondo, ma non mi collego molto spesso a internet, da bravo archeologo sono all’antica, mi passi la battuta.
Certo che ci conosciamo, fu proprio l’allora Soprintendente dott.ssa Zarattini a metterci in contatto. Che dire la situazione è tragi-comica per la subacquea in Calabria e purtroppo, mi sà che continuerà per anni, fatti salvi sporadici Funzionari di Zona, e non lo scrivo in maiuscolo a caso, che hanno la sensibilità per far fare attività di ricerca e fruizione delle aree sommerse. Stalettì proprio quest’anno docet! Per il resto è abbastanza tristezza soprattutto per quanto concerne la fruizione di quello che già è conosciuto.Vuole l’ultimo esempio: Soverato, loc il Glaudo, cava di periodo non determinato, ma in continuità produttiva almeno fino alla metà del XVIII, conosciuta da anni, profondità 2-8 metri, assenza pressochè totale di materiale amovibile, vincolata con carattere di urgenza a giugno del 2012. Però badi bene ci si può fare il bagno, fare apnea, non si può ormeggiare, ma soprattutto non si possono fare immersioni in A.R.A., del resto è logico tutti noi sommozzatori la prima cosa che pensiamo è di prenderci una bitta d’ormeggio in pietra serena locale e protarcela nel salone di casa, mentre l’eventuale apneista è praticamente impossibilitato a recuperare un’anfora a 8 metri di fondo si corre il rischio di ipercapnia o altro.Scusi l’aperto sarcasmo.Ma in un moneto di crisi economica la testa leonina di Africo ha mostrato come si risparmiano i soldi dello Stato, e per recuperare un radiatore di macchina, scambiato dai mariottini della situazione come una corazza, si fanno venire in folgio di viaggio i carabinieri sommozzatori da Messina e neanche si risponde alla proposta avanzata da specilisti del settore con tanto di titolo accademico, che subito si erano offerti come volontari perle necessarie prospezioni sull’area. Che dire? Lei parla della Convenzione Unesco di Parigi, ma a chi? a chi si è occupata per tanti di archeologia subacquea e manco sà nuotare! sic.
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antonia
Un’ ennesima storia a l’italiana per quando riguarda l’insabbiamento della verità, non ne verremo mai fuori. Io ormai ho perso la fiducia nelle istituzioni e anche la speranza che si possa cambiare, credo siano in molti a condividere questo mio pensiero.