Nuovo ravvedimento operoso per i pagamenti in ritardo
Le Guide
22 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Nuovo ravvedimento operoso per i pagamenti in ritardo

Iva, Irpef, addizionali, Imu, Tasi e altre imposte in ritardo: come mettersi in regola col nuovo ravvedimento operoso e col ravvedimento sprint.

 

Se non riesci a pagare un’imposta entro la data di scadenza, puoi rimediare alla situazione e metterti in regola senza aspettare l’avviso di accertamento dell’Agenzia delle Entrate grazie al ravvedimento operoso: si tratta della possibilità di pagare quanto dovuto aggiungendo solo gli interessi legali e le sanzioni in misura ridotta. Se il ritardo non supera i 14 giorni, poi, le sanzioni subiscono un’ulteriore riduzione grazie al ravvedimento sprint.

L’istituto del ravvedimento operoso, peraltro, è cambiato da poco grazie alle recenti riforme tributarie e dà la possibilità di ravvedersi anche dopo un anno dalla scadenza. Vediamo, alla luce delle ultime modifiche,  come funziona il ravvedimento e come devono essere calcolate sanzioni e interessi.

 

 

Nuovo ravvedimento operoso:  sanzioni

Le sanzioni dovute, nel caso in cui ci si voglia spontaneamente mettere in regola con le imposte, cambiano a seconda del ritardo nel pagamento.

In particolare, a titolo di sanzione, si deve aggiungere:

 

– lo 0,1% dell’imposta dovuta, per ogni giorno di ritardo, sino ai primi 14 giorni: si tratta del cosiddetto ravvedimento sprint;

– l’1,5% dell’imposta, dal 15° al 30° giorno di ritardo;

– l’1,67% dell’imposta, dal 31° al 90° giorno di ritardo;

– il 3,75% dell’imposta, dal 91° giorno di ritardo sino al termine di presentazione della dichiarazione;

– il 4,29% dell’imposta, se il pagamento avviene a partire dal termine della presentazione della dichiarazione, sino al termine di presentazione della dichiarazione successiva;

– il 5% dell’imposta, oltre il termine di presentazione della dichiarazione successiva.

 

Ad esempio, se devi pagare un importo pari a 100 euro ed i giorni di ritardo sono 5, dovrai applicare la sanzione dello 0,5% (0,1% x 5), applicando il ravvedimento sprint: dunque pagherai, a titolo di sanzione, 50 centesimi.

Se i giorni di ritardo sono 14, pagherai l’1,4% (0,1% x 14), cioè, nel caso in esame, 1,40 euro.

Se i giorni di ritardo sono 15, pagherai l’1,5%, cioè, nel caso in esame, 1,50 euro: pagherai la stessa sanzione, però, anche se i giorni di ritardo sono 16, o 17, o 18…Sino a 30 giorni di ritardo: dal 15° al 30° giorno di ritardo, difatti, la sanzione è pari all’1,5% e non si applica più il ravvedimento sprint.

Lo stesso ragionamento vale per la sanzione dell’1,67%, che deve essere applicata dal 31° al 90° giorno di ritardo, nonché per la sanzione del 3,75%, che va applicata dal 91° giorno di ritardo sino al termine di presentazione della dichiarazione annuale dell’imposta in oggetto.

Come termine di presentazione della dichiarazione annuale va considerato il termine ordinario, ma se è stato emanato un provvedimento che lo proroga va considerato il termine differito.

Ad esempio, se non hai versato le ritenute Irpef sul reddito dei lavoratori dipendenti della tua azienda, hai ancora tempo per effettuare il versamento sino al 15 settembre, con la sanzione del 3,75%. Il 15 di settembre, difatti, è il nuovo termine, prorogato, per la dichiarazione dei sostituti d’imposta (modello 770/2016: il termine originario era stato fissato il 31 luglio).

Se ritardi oltre il termine della dichiarazione d’imposta, hai ancora tempo per ravvederti, sino al termine di presentazione della dichiarazione annuale successiva, con la sanzione del 4,29%. Oltre il termine della dichiarazione successiva e sino ai termini per l’accertamento fiscale, la sanzione è del 5%. In pratica, il ravvedimento, così come recentemente modificato, ha il solo limite dell’accertamento.

 

 

Nuovo ravvedimento operoso: interessi

Veniamo ora alla determinazione degli interessi: questi devono essere calcolati nella misura legale. Il tasso legale, nel 2016, è pari allo 0,20% annuo.

Per effettuare il calcolo degli interessi è necessario sviluppare la seguente formula:

 

Interessi=(capitale X numero di giorni di ritardo X tasso legale d’interesse)/ 36500.

 

Tornando all’esempio precedente, con un importo dovuto (escluse le sanzioni, che non vanno computate per la determinazione degli interessi) pari a 100 euro, considerando un ipotetico ritardo pari a 180 giorni, avremo:

 

Interessi= (100x180x0,20)/36500=0,0986301

Dato che è necessario effettuare l’arrotondamento alla seconda cifra decimale, il pagamento dovuto, a titolo di interessi, è pari a 10 centesimi.

Naturalmente il tasso dello 0,20% vale per i giorni di ritardo relativi all’anno 2016. Nell’anno 2015 il tasso d’interesse legale era pari allo 0,50% e nel 2014 all’1%, mentre negli anni 2012 e 2013 al 2,5%.


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti