Le perquisizioni
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22 Ago 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Le perquisizioni

Procedura penale, i mezzi di ricerca delle prove: le perquisizioni per acquisire il corpo del reato e le cose pertinenti al reato stesso.

 

La perquisizione consiste in attività volta ad acquisire al processo il corpo del reato e in genere le cose pertinenti al reato, quelle cioè sulle quali o a mezzo delle quali fu commesso il reato e quelle che ne costituiscono il profitto, il prezzo o il prodotto o un mezzo di prova (art. 253, c. 2).

Tale mezzo di ricerca della prova deve essere tenuto distinto dalle ispezioni. Infatti, mentre con la ispezione si ricercano le tracce o gli effetti materiali del reato (es. tracce di sangue, scalfitture di proiettili, impronte ecc.), con la perquisizione, vengono ricercati il corpo del reato, le cose pertinenti al reato o persone.

 

La perquisizione può investire persone o luoghi (personale o locale) e tra i luoghi il domicilio (domiciliare). Durante le indagini preliminari, la P.G. vi procede di iniziativa (in caso di flagranza del reato e di evasione, senza decreto del P.M.), ovvero per delega del P.M. in esecuzione di suo decreto (artt. 352 e 370); vi procede pure lo stesso P.M. (art. 365). In dibattimento, provvede il giudice (art. 247).

 

Le perquisizioni locali in generale e domiciliari in particolare possono essere altresì finalizzate all’arresto dell’inquisito o imputato e alla cattura dell’evaso, che ivi si trovino.

 

Come mezzo di ricerca della prova, la perquisizione è preordinata al sequestro (art. 252). La ricerca, quindi, può essere omessa, se l’interessato ottempera all’invito di consegna. Presso le banche, per rintracciare le cose da sottoporre a sequestro può essere delegata la P.G., ma se la banca rifiuta la esibizione di atti deve procedere direttamente la A.G., eventualmente tramite perquisizione.

 

Le perquisizioni, in quanto atti che invadono la altrui sfera giuridica, toccando la persona o il patrimonio o il domicilio, hanno una particolare normativa di garanzia. Innanzitutto, per le perquisizioni di qualsiasi tipo l’interessato ha diritto di farsi rappresentare o assistere da idonea persona di sua fiducia.

 

Per le perquisizioni personali, debbono essere salvaguardate la dignità e il pudore di chi vi è sottoposto; per quelle domiciliari vanno rispettati i limiti temporali notturni (artt. 249 e 251). Dal punto di vista della difesa tecnica, il difensore ha sempre diritto ad assistere ai vari tipi di perquisizione, anche se compiuti in situazioni di urgenza dal P.M. o dalla P.G. (artt. 356 e 365). La natura di atto a sorpresa esclude, invece, l’obbligo di preavviso al difensore.

 

Ulteriore garanzia è costituita dalla necessità del decreto scritto con cui il P.M. o il giudice dispongono la perquisizione; tale decreto deve essere preventivamente consegnato all’interessato. Ovviamente, nei casi in cui la P.G. agisce di propria iniziativa e quindi nelle ipotesi di flagranza del reato, l’urgenza dell’atto è incompatibile con la formalità del preventivo decreto del P.M., ma in tale ipotesi il controllo di legalità del P.M., anziché preventivo, diventa successivo, essendo sottoposto il verbale di perquisizione a procedura di convalida (art. 352).

 

La legge 48/2008 ha previsto che la perquisizione può essere estesa anche a sistemi informatici o telematici, quando si ritenga che ivi siano custodite informazioni, programmi o tracce pertinenti al reato; in tal caso l’autorità procedente deve utilizzare adeguate misure tecniche onde garantire la conservazione e non alterazione dei dati (art. 247, c. 1bis, c.p.p.).

 

Infine, anche per le perquisizioni, come per le ispezioni, presso gli uffici dei difensori valgono le garanzie di libertà sia in ordine alla necessità che il P.M. vi proceda personalmente ed in forza di motivato decreto di autorizzazione del giudice, sia in ordine alla esigenza dell’avviso al consiglio dell’ordine forense (art. 103) [1].

 

Compendio-di-Diritto-Processuale-Penale


[1] Le particolari «garanzie» previste dall’art. 103 devono essere rispettate tutte le volte in cui la perquisizione debba essere effettuata nell’ufficio di un professionista iscritto all’Albo forense e non, quindi, solamente allorché l’atto interessi un professionista che svolge il suo mandato difensivo nel procedimento a cui l’atto inerisce.

Tale interpretazione più garantista dell’art. 103 mira a tutelare la segretezza della documentazione detenuta dal professionista e riguardante sia processi attuali che passati e che perquisizioni indiscriminate potrebbero vulnerare (Cass. Sez. Un. 14-1-1994, n. 25).

 


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