Un vigile in borghese fuori servizio può fare multe?
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22 Ago 2016
 
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Redazione
 


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Un vigile in borghese fuori servizio può fare multe?

Il vigile urbano fuori dall’orario di servizio può ugualmente constatare le violazioni del codice della strada ed elevare le multe.

 

Un vigile urbano in borghese, che – fuori dal suo normale orario di servizio – si trovi ad essere involontario testimone di una violazione delle norme del codice della strada, può ugualmente elevare la multa nei confronti dell’automobilista indisciplinato? La risposta è certamente affermativa, atteso che le funzioni della polizia municipale non incontrano limiti di tempo (come invece quelle previste per la polizia giudiziaria [1]). È quanto ha appena stabilito una sentenza del Tribunale di Trento [2].

 

Dunque, il verbale redatto dal vigile in borghese, fuori dall’orario di lavoro, è ugualmente valido e non può essere impugnato. Non importa il fatto che il conducente non si sia potuto rendere conto della presenza del pubblico ufficiale e, di conseguenza, adeguare il proprio comportamento alle regole del codice della strada. È vero che – secondo pacifica giurisprudenza – la pubblica amministrazione non deve agire sfruttando l’effetto “a sorpresa” nei confronti del cittadino al fine di riempire le casse degli enti locali (tanto è vero che gli autovelox devono essere preventivamente segnalati in modo da garantire a tutti di poter conformare la velocità ai limiti prescritti), ma è anche vero che, anche quando ripone la divisa, il vigile urbano resta sempre tale e, pertanto, le sue dichiarazioni hanno pubblica fede.

 

 

La vicenda

Nel caso di specie, un uomo, per non rimanere incolonnato dietro al mezzo della nettezza urbana, compie una manovra pericolosa e invade la corsia dell’opposto senso di marcia. Sfortunatamente, tra le auto in fila, vi era quella privata di un vigile che, repentinamente, scende dal veicolo e contesta la multa all’incauto automobilista. “Sorpasso vietato” è il comportamento che viene contestato al conducente. Quest’ultimo non ci sta e impugna il verbale davanti al giudice di pace perché il vigile era, in realtà, fuori servizio. Il quale gli dà ragione. Ma in secondo grado le sorti si rovesciano e il Comune vince il giudizio. Multa, quindi, pienamente valida.

 

 

Il vigile in borghese non è mai fuori servizio

Secondo la sentenza in commento, il poliziotto della municipale è legittimato a elevare la contravvenzione anche se è in borghese: nell’ordinamento della polizia municipale [3] non esiste una norma che fissi limiti di tempo all’esercizio del potere di sanzionare gli automobilisti. Peraltro, la circostanza secondo cui anche la Stradale o i carabinieri possono fare le multe alle auto indisciplinate non significa che i vigili urbani, quando elevano il verbale, siano agenti di polizia giudiziaria e, quindi, siano soggetti alle restrizioni previste dal codice di procedura penale [1]. La disciplina, infatti, tra le due categorie di pubblici ufficiali è completamente diversa.

 

Dello stesso parere è anche il Ministero dell’Interno [4] secondo cui tutte le funzioni di polizia stradale possono essere esercitate anche al di fuori dell’orario di servizio, a patto che l’agente si trovi all’interno del territorio del Comune di appartenenza.

 

L’unico limite che incontrano i vigili municipali – sempre secondo il Tribunale di Trento – è il rispetto del territorio del Comune di competenza.

 

La questione è tutt’altro che pacifica: la Cassazione [5], infatti, sembra aver dichiarato, in passato, il principio diametralmente opposto. La Suprema Corte, in passato, ha ritenuto dovesse considerarsi nullo il verbale di contestazione di un’infrazione al codice della strada redatto da un vigile urbano che si trovava in Comune diverso da quello in cui operava con tale qualifica mentre, in abiti civili e fuori dal servizio di vigilanza, si trovava a bordo della sua autovettura.

 


[1] Art. 57 cod. proc. pen.

[2] Trib. Trento sent. n. 470/16.

[3] L. 65/86 e art. 12 cod. str.

[4]Min. Interno circolare n. 300/A/2/51901/110/26 del 4.03.2002.

[5] Cass. sent. n. 5771/2008. Gli appartenenti alla Polizia Municipale hanno la qualifica di agenti di polizia giudiziaria soltanto nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza e limitatamente al tempo in cui sono in servizio; il riconoscimento di tale qualifica è quindi subordinato alla limitazione spaziale che i detti agenti si trovino nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza ed alla condizione che siano effettivamente in servizio (in applicazione del suesposto principio, la Corte ha confermato la sentenza del Giudice di Pace che aveva annullato il verbale di contestazione redatto da un agente della polizia municipale in abiti civili e fuori dal servizio di vigilanza che si trovava a bordo della propria autovettura nel flusso del traffico).

 


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