Unioni civili e permesso di soggiorno: quali le nuove regole?
Lo sai che?
24 Set 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Unioni civili e permesso di soggiorno: quali le nuove regole?

La legge sulle unioni civili ha rivoluzionato la materia relativa al rilascio del permesso di soggiorno per motivi personali. Vediamo i casi e  la situazione per le coppie di fatto.

 

Con la nuova legge sulle unioni civili [1], contenente la disciplina delle convivenze, significative novità si registrano anche in merito alla possibilità di richiedere e ottenere il permesso di soggiorno.

 

 

Unioni civili: cosa si intende?

Per dovere di completezza e anche rischiando di essere superflui, si ribadisce che per unioni civili si intende l’unione civile tra persone dello stesso sesso [2].

La seconda parte della legge disciplina, invece, la convivenza di fatto tra due persone, sia eterosessuali che omosessuali, che non sono sposate: esse potranno stipulare i contratti di convivenza [3], in forma scritta, davanti a un notaio. In questo modo, si ufficializza un rapporto che lega due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un’unione civile.

 

Si tratta di un legame diverso dal matrimonio fra eterosessuali, anche se presenta molti doveri e diritti in comune. Non a caso, al fine di tutelare diritti e doveri, le disposizioni che si riferiscono al matrimonio in tutte le altre leggi e quelle che contengono le parole “coniuge” e “coniugi”, si intendono applicate anche alle persone che si uniscono civilmente.

 

 

Unioni civili: quali le regole per il permesso di soggiorno?

Come anticipato, non mancano nel testo di legge disposizioni riguardanti il permesso di soggiorno: in particolare, si afferma che le coppie gay che decidono di ufficializzare la propria unione, potranno usufruire della possibilità, già riconosciuta a coloro che sono uniti in matrimonio, di ottenerlo per motivi familiari per il proprio compagno o compagna.

 

A fronte di questa regola generale, occorre distinguere due casi:

  1. per lo straniero già regolarmente presente sul nostro territorio (perché dotato, ad esempio, di permesso di soggiorno per lavoro o permesso CE per soggiornanti di lungo periodo), è prevista la possibilità di chiedere il ricongiungimento familiare o, se in viaggio dal Paese straniero di provenienza del compagno, o di presentare richiesta di visto per familiare al seguito: in pratica, se uno dei due partner presenti in Italia ha un permesso di soggiorno in corso di validità, anche all’altro partner va rilasciato un permesso di soggiorno per motivi familiari grazie alla loro unione civile. Questo riguarda non solo gli omosessuali, ma anche gli eterosessuali.

Analogamente, se uno dei due partner non è presente in Italia e i due hanno celebrato il loro matrimonio anche in un altro paese che lo consente, chi è presente in Italia può fare registrare la loro unione civile ai fini del ricongiungimento familiare come viene fatto in seguito al classico matrimonio;

  1. per i cittadini italiani o comunitari, che abbiano contratto unione civile con un partner straniero, l’ingresso del partner è garantito, e ne è garantita anche la presenza, inibendone l’espulsione [4]: in pratica, il compagno di un cittadino italiano, che sia coniuge o convivente unito secondo la normativa delle unioni civili, potrà vivere con il partner senza temere di essere espulso.

 

 

Unioni civili e permesso di soggiorno: e le coppie di fatto?

Nulla prevede, invece, la legge per le coppie di fatto, siano esse etero od omosessuali, e indipendentemente dal fatto che siano o meno vincolate da contratto di convivenza per i propri rapporti patrimoniali, a dimostrazione della scelta del legislatore di favorire chi decide di sposarsi/unirsi in unione, rispetto a chi decide di non farlo [5].


[1] L. n. 76, del 20.05.2016.

Approvata mercoledì 11 maggio 2016 con 372 sì, 51 no, 99 astenuti, la legge nasce dal  disegno di legge che porta il titolo di  “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”. Durante la discussione, è stato spesso indicato con il nome della senatrice del Partito Democratico Monica Cirinnà, prima firmataria dell’iniziativa parlamentare.

L’unione civile tra due persone maggiorenni avverrà di fronte a un ufficiale di stato e alla presenza di due testimoni e verrà registrata nell’archivio dello stato civile. Gli atti dell’unione, indicanti i dati anagrafici, il regime patrimoniale e la residenza vengono registrati nell’archivio dello stato civile. Le parti possono stabilire, per la durata dell’unione, un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi, anche anteponendo o posponendo il proprio cognome se diverso. Per il resto il ddl estende alle coppie dello stesso sesso i diritti previsti dal matrimonio civile.

[2] A tal proposito, si fa riferimento all’art. 2 Cost., relativo ai diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali e all’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso, e all’art. 3 Cost., sulla pari dignità sociale dei cittadini senza distinzione di sesso.

[3] Il contratto può contenere: l’indicazione della residenza, le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo, il regime patrimoniale della comunione dei beni come da codice civile. Il regime patrimoniale scelto nel contratto di convivenza può essere modificato in qualunque momento. Il contratto di convivenza non può essere sottoposto a termine o condizione.

[4] In sostanza, si applicano le regole previste dal d. lgs. n. 30, del 06.02.2007 in materia di circolazione e stabilimento dei cittadini comunitari e dei propri congiunti (questi ultimi anche non comunitari) nell’Eurozona, applicativo della direttiva 2004/38/CE, altre alle regole previste dal Testo Unico dell’Immigrazione, e in particolare quelle previste dall’art. 19, co. 3, in materia di inespellibilità del coniuge (nel caso del partner unito in unione civile) convivente con cittadino italiano.

[5] Così non era previsto, ad esempio, in altri progetti di legge mai approvati, quale la legge sui Dico, che nel 2007, prevedeva la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno per motivi familiari anche ai conviventi stabili.

 

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti