Tfr all’ex: quando è dovuto e come si calcola?
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22 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Tfr all’ex: quando è dovuto e come si calcola?

Pagamento di una quota della liquidazione al coniuge divorziato: in quali casi spetta, a quanto ammonta, cosa fare in caso di anticipi e Tfr al fondo pensione.

 

Chi è divorziato e paga l’assegno di mantenimento, al momento della cessazione del rapporto di lavoro è tenuto, salvo alcune eccezioni, a dare una quota del suo Tfr all’ex: secondo la nota Legge sul divorzio [1], difatti, l’ex coniuge divorziato ha diritto a un importo pari al 40% della quota Tfr maturata alla cessazione del rapporto di lavoro.

La quota è dovuta anche se la maturazione della liquidazione avviene dopo la pronuncia della sentenza di divorzio, ma deve essere rapportata al periodo di durata del matrimonio (compresi gli anni di separazione legale).

 

 

Diritto dell’ex coniuge alla quota del Tfr: presupposti

Per la liquidazione del Tfr al coniuge divorziato sono necessari 3 presupposti:

 

– la fine del matrimonio deve essere attestata da un’apposita sentenza di scioglimento dello stesso o di cessazione degli effetti civili (in caso di matrimonio concordatario); il prevalente orientamento della giurisprudenza, però, ammette il diritto anche in presenza della sola domanda di divorzio;

 

– il coniuge che vanta pretese sul Tfr deve essere titolare di assegno divorzile periodico (ossia non deve aver ricevuto un’indennità in un’unica soluzione);

 

– il coniuge che vanta pretese sul Tfr non deve essere convolato a nuove nozze.

 

Possono presentarsi, però, pur in presenza dei tre presupposti, alcune ipotesi particolari.

 

 

Anticipazione del Tfr

Se è stata richiesta un’anticipazione del Tfr (ad esempio, per acquisto o ristrutturazione della prima casa, per sé e per i figli) precedentemente al divorzio, la quota del coniuge, pari al 40% della liquidazione, rapportata agli anni di durata del matrimonio, deve essere calcolata sul Tfr al netto dell’anticipo. Secondo la Corte di Cassazione [2], difatti, la quota spettante all’ex coniuge deve essere quantificata sul Tfr netto riconosciuto all’avente diritto e non sul lordo. In caso contrario, il lavoratore sarebbe tenuto a corrispondere all’ex partner una quota relativa a un importo non percepito, dato che la liquidazione e l’anticipazione sono gravate entrambe dalle imposte.

Se, invece, l’anticipazione della liquidazione è domandata dopo il divorzio, l’ex coniuge ha diritto alla quota secondo le regole ordinarie, ma rapportata, ovviamente, al solo importo anticipato.

 

 

Tfr alla previdenza complementare

Sorgono dei problemi, poi, nel caso in cui il Tfr sia conferito ad un fondo di previdenza complementare: in questo caso, difatti, la liquidazione non è riconosciuta alla cessazione del rapporto di lavoro, ma alla maturazione dei requisiti per la pensione. Inoltre, le somme versate non sono riconosciute come liquidazione, ma come pensione integrativa,  che viene erogata, nella maggior parte dei casi, in forma di rendita ed in alcuni casi in forma di capitale.

A questo proposito, abbiamo un’importante sentenza della Corte di Cassazione [3], che chiarisce che i versamenti alla previdenza complementare non hanno natura retributiva, al contrario del Tfr, che è una vera e propria retribuzione differita. La sentenza, nel caso di specie, si riferisce ai versamenti integrativi al fondo di previdenza complementare effettuati dal datore di lavoro, che, avendo natura previdenziale e non retributiva, non possono essere imputati al fondo Tfr.

Bisogna considerare, però, il nesso logico alla base della sentenza: dato che i versamenti a favore del fondo pensione hanno natura previdenziale e non retributiva, anche il versamento di eventuali quote del Tfr alla previdenza complementare perderebbe la sua natura retributiva.

Applicando questo ragionamento, a prescindere dalla liquidazione delle somme come rendita o in un’unica soluzione, non essendo maturato il Tfr come “retribuzione”, ma essendo stati vincolati i versamenti alla previdenza complementare, il coniuge non avrebbe diritto alla quota di liquidazione conferita al fondo pensione in quanto “non esiste” alcun Tfr da liquidare; a favore di questa interpretazione si esprime anche la maggior parte degli esperti in materia.

In pratica, il “dirottamento” del Tfr alla previdenza complementare priverebbe il coniuge divorziato della corresponsione della sua quota, eccettuata la quota di liquidazione eventualmente rimasta in azienda versata prima dell’adesione al fondo pensione.

 

 

Tfr al coniuge, come si calcola

In base a quanto esposto, la quota del Tfr da corrispondere all’ex coniuge si calcola in questo modo:

 

– innanzitutto, va considerata la sola quota del Tfr rimasto in azienda e liquidato al lavoratore, al netto delle anticipazioni e dei versamenti alla previdenza complementare;

– per rapportare correttamente la quota del 40%, bisogna dividere il suddetto importo per gli anni nei quali è maturato il Tfr conferito all’azienda (non contando eventuali anni successivi all’adesione al fondo pensione);

– bisogna poi moltiplicare il risultato per gli anni di costanza del matrimonio nel corso della maturazione della liquidazione, compresi gli anni di separazione (esclusi, ovviamente, gli anni successivi alla sentenza di divorzio);

– infine, bisogna calcolare il 40% del risultato ottenuto.

 


[1] Art. 12 bis L. 898/1970.

[2] Cass. sent. n. 19427/2003 e n. 19046/2005.

[3] Cass. sent. n. 8228/2013.

 


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