Sette giorni di lavoro senza riposo: lavoratore risarcito
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23 Ago 2016
 
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Sette giorni di lavoro senza riposo: lavoratore risarcito

Mancato riposo settimanale, usura psico-fisica e risarcimento solo se viene dimostrato il danno e il lavoro non sia stato direttamente chiesto dal dipendente stesso.

 

Mancato godimento del riposo settimanale: in caso di lavoro per più di sei giorni consecutivi, il lavoratore può chiedere, all’azienda, il risarcimento del danno da usura psico-fisica. Ma, a tal fine, egli deve dimostrare di aver subito un danno e che tale danno sia dipeso unicamente dal mancato riposo. Non solo. Il risarcimento è escluso se vi è stato il consenso del lavoratore alla rinuncia al riposo o addirittura la sua richiesta di lavorare in tali giorni (festivo o altro). L’indennizzo invece spetta anche se il datore di lavoro – per compensare il sacrificio del dipendente – gli abbia successivamente concesso riposi maggiori: il termine di riferimento è infatti quello del giorno e della settimana. Lo ha chiarito la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

 

La vicenda

Il dirigente medico di un’Azienda sanitaria era stato sottoposto a turni massacranti saltando, molto spesso, i riposi compensativi previsti dal contratto collettivo. La sua richiesta di risarcimento arriva sino in Cassazione; ma, secondo la Corte, il lavoratore deve provare concretamente il pregiudizio subito, anche sul fronte esistenziale.

 

 

L’usura psico-fisica se manca il riposo settimanale

I contratti di lavoro devono prevedere, per Costituzione, il cosiddetto riposo compensativo (o, volgarmente detto, riposo settimanale), volto cioè – come dice la parola stessa – a compensare gli sforzi e le fatiche e a ripristinare l’energia psico-fisica onde sostenere una nuova settimana di lavoro. Non necessariamente la domenica, ma comunque almeno un giorno alla settimana.

Chi subisce la violazione di tale diritto per essere stato costretto a lavorare sette giorni su sette può chiedere il risarcimento del danno da “usura psico-fisica” e del danno morale ed esistenziale (cioè quello provocato dalla “compromissione delle attività non reddituali che consentono alla persona umana” di sentirsi realizzata pienamente, come, ad esempio, “relazioni sociali e familiari” e “attività ludiche”). Ciò come conseguenza di ogni “domenica lavorata” e di tutte le volte in cui è stato costretto a effettuare il “settimo giorno consecutivo” in azienda.

 

Per ottenere il risarcimento è fondamentale, però, che il lavoratore dimostri concretamente il danno subito dai numerosi turni di servizio in giorni festivi senza riposi compensativi e dai molteplici turni di pronta disponibilità in giorni feriali.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 17 maggio – 22 agosto 2016, n. 17238
Presidente Bronzini – Relatore Negri della Torre

Svolgimento del processo

Con sentenza n. 631/2012, depositata il 14 luglio 2012, la Corte di appello di Palermo, in parziale riforma della sentenza del Tribunale di Agrigento, che aveva respinto la domanda di D.F. diretta al risarcimento del danno esistenziale e da usura psicofisica conseguente al mancato godimento dei riposi compensativi previsti dal CCNL per la dirigenza medica nel periodo 1/7/1998 – 31/12/2004, condannava l’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) di Agrigento al pagamento della somma di curo 26.075,51 comprensiva di interessi e rivalutazione monetaria sino al dicembre 2011, previo espletamento di CTU volta a determinare, con riferimento al periodo luglio 1998
dicembre 2001, l’importo spettante all’appellante mediante il calcolo, per ogni domenica lavorata o comunque per il settimo giorno consecutivamente lavorato, di un compenso, aggiuntivo a quello eventualmente fruito, pari ai 100% della retribuzione giornaliera ordinaria aumentata dei compenso per il lavoro festivo. Ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza l’ASP con due motivi, il F. ha resistito con controricorso, con il quale ha proposto ricorso incidentale,

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[1] Cass. sent. n. 17238/16 del 23.08.2016.

 


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