Lavori in casa, proprietario responsabile per gli infortuni all’artigiano
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23 Ago 2016
 
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Lavori in casa, proprietario responsabile per gli infortuni all’artigiano

Appalto: committente tenuto a verificare i rischi connessi all’opera e le capacità tecnico-professionali della ditta incaricata e dell’artigiano che, materialmente, esegue i lavori.

 

Attenzione ad affidare l’esecuzione di lavori troppo pericolosi, all’interno o all’esterno della vostra casa, se l’artigiano che ha firmato il contratto di appalto risulta inadeguato per inesperienza o per mancanza di mezzi. Diversamente, se quest’ultimo si ferisce e riporta un infortunio, potreste essere responsabili personalmente. La vostra responsabilità si può addirittura spingere sino all’omicidio colposo se l’incaricato dei lavori perde la vita. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

Secondo la pronuncia in commento sono tenuti a risarcire il danno all’esecutore dell’opera (o ai suoi eredi, in caso di decesso) i proprietari di un immobile che, prima di affidargli i lavori, non ne verificano le capacità e non gli forniscono dettagliate informazioni sui rischi connessi alla precarietà della struttura sulla quale è chiamato a intervenire. Il committente, infatti, ha l’obbligo di accertarsi dell’idoneità tecnico-professionale dell’impresa e dei lavoratori autonomi prescelti in relazione ai lavori affidati, anche attraverso l’iscrizione alla camera di commercio, industria e artigianato, ma non esclusivamente in tal modo.

 

 

La vicenda

I tre proprietari di un fabbricato avevano dato, a un artigiano, il compito di eseguire alcuni lavori per eliminare alcune infiltrazioni provenienti dal tetto dell’immobile, pur senza avvisarlo del fatto che non vi erano idonee strutture di contenimento per evitare il rischio di cadute. L’uomo era così precipitato a terra, morendo sul colpo. I titolari dell’edificio sono stati così condannati per omicidio.

 

 

La responsabilità del committente

Non serve ad escludere la responsabilità del committente il fatto che l’incidente sia avvenuto per un comportamento imprudente della vittima se esso non è “abnorme” ossia assolutamente imprevedibile (perché irragionevole). Conta piuttosto il fatto che l’artigiano prescelto per i lavori sia dotato o meno di una dotazione di mezzi che gli consentano di trattare, con le dovute cure e precauzioni, i rischi connessi all’esecuzione dell’opera.

 

Secondo la Cassazione, il proprietario della casa che affida lavori a una ditta o a un singolo artigiano è equiparabile al normale datore di lavoro che deve assicurare, ai propri dipendenti, la sicurezza sul posto di lavoro; non importa che, in questo caso, ci sia un semplice contratto di prestazione d’opera e non di lavoro subordinato. Nei lavori svolti in esecuzione di un contratto di appalto di prestazione d’opera il dovere di sicurezza è riferibile al committente oltre che al datore di lavoro, che di regola è un appaltatore destinatario delle disposizioni antinfortunistiche.

 

In ogni caso, tali principi – tranquillizza la Suprema Corte – non vanno applicati in modo automatico, ma vanno verificati caso per caso. Non si può infatti imporre al committente un controllo pressante, continuo e capillare sull’organizzazione dei lavori e sul loro andamento. Pertanto, ai fini della configurazione della responsabilità del committente, bisogna sempre verificare, in concreto, quanto abbia inciso la sua condotta nel verificarsi dell’evento, a fronte delle capacità organizzative della ditta scelta e con riguardo alla specificità dei lavori da eseguire, ai criteri seguiti dallo stesso committente per la scelta dell’appaltatore o del prestatore d’opera, nonché alla agevole e immediata percepibilità da parte del committente di situazioni di pericolo.

 

La regola certa a cui, comunque, da oggi bisogna ancorarsi è quella secondo cui, nella scelta del soggetto cui affidare i lavori, il committente ha l’obbligo di verificare l’idoneità tecnico-professionale dell’impresa e dei lavoratori autonomi prescelti in relazione agli incarichi affidati, non solo attraverso l’iscrizione alla Camera di commercio, ma anche con la presentazione di una serie di documenti connessi direttamente con la materia della sicurezza.


[1] Cass. sent. n. 35185/16 del 22.08.2016.

 


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