Pokemon Go, violazione della privacy e della proprietà privata?
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23 Ago 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Pokemon Go, violazione della privacy e della proprietà privata?

Utilizzo dell’applicazione Pokemon Go: non solo rischio di incidenti, ma anche di violazione della proprietà privata e la privacy dei giocatori.

 

L’app Pokemon Go, cioè l’applicazione, per tablet e cellulari, che consente di catturare nel mondo reale i Pokemon (noti personaggi della Nintendo) ha avuto un successo planetario senza precedenti: a causa della sua enorme diffusione e della tecnologia su cui si basa, la realtà aumentata geolocalizzata con GPS, sono però sorti diversi problemi di natura legale. Non si tratta soltanto della possibilità di causare e subire incidenti mentre si è distratti dal gioco, ma anche della violazione della proprietà privata e della privacy dei giocatori.

 

 

Incidenti durante il gioco

Il problema più noto legato a Pokemon Go è senza dubbio la facilità con cui si può incorrere in incidenti durante il gioco. L’utente, difatti, cammina seguendo una sorta di mappa sullo schermo del cellulare, nella quale compaiono i Pokemon da catturare, i Poké-stop  (dei luoghi in cui è possibile rifornirsi di materiale utile al gioco) e le palestre (luoghi in cui è possibile sfidarsi con altri giocatori): anche se la mappa coincide con le strade reali, non può prevedere la presenza di ostacoli, come buche e lavori in corso, o di autovetture. Il giocatore totalmente assorbito dalla partita rischia dunque di cadere, di farsi investire, di andare a sbattere contro altre persone…Ancora di più se continua il gioco durante la guida, pratica assolutamente da evitare.

Gli sviluppatori dell’applicazione, ben consci di questi rischi, ricordano agli utenti, sia nella pagina web dedicata ai termini di utilizzo del gioco, che nella schermata di caricamento, di “restare consapevoli dell’ambiente circostante e giocare in tutta sicurezza”.

Questa raccomandazione, tuttavia, potrebbe non essere sufficiente a escludere la responsabilità della società (la società che ha sviluppato il gioco è la Niantic, in collaborazione con Game Freak, The Pokemon Company e Nintendo).

 

 

Violazione della proprietà privata

Un altro problema, recentemente prospettato, è quello della violazione della proprietà privata: diversi Pokemon, infatti, risultano collocati in luoghi appartenenti a privati ed inaccessibili al pubblico. In alcuni casi risultano collocate in proprietà private delle vere e proprie palestre.

Si pongono allora due questioni:

 

– la prima, relativa alla violazione “materiale” della proprietà privata, consiste nella possibilità di considerare la Niantic responsabile di “istigare” gli utenti alla violazione della proprietà: nei termini di utilizzo del gioco, però, si raccomanda di non violare o tentare di violare la proprietà privata senza autorizzazione;

 

– la seconda questione, più complessa, verte sulla liceità di apporre oggetti, anche se virtuali, in una proprietà privata; in altre parole, ci si chiede se sia lecito “mettere” dei Pokemon a casa di Tizio, o nel negozio di Caio, senza il loro consenso. Il problema è complesso e di ampia portata e riguarda l’estensibilità del diritto di proprietà anche al “mondo virtuale”.

 

 

Violazione della privacy

Ultimo, ma non meno importante, il problema relativo alla privacy degli utenti: si tratta, è vero, di una questione che non si pone soltanto per Pokemon Go, ma per tutte le app; tuttavia, nel caso di Pokemon Go, i problemi di privacy sembrano ancora più critici. Tra le questioni sollevate, oltre alla geolocalizzazione dell’utente e alla tracciabilità dei suoi spostamenti, vi è la richiesta di accesso, da parte dell’applicazione, all’account di Google per registrarsi.

La Niantic, però, si è difesa sostenendo che questa modalità di registrazione al gioco non è l’unica e si è attivata per fare in modo che Pokemon Go richieda solo le informazioni strettamente necessarie per l’accesso al gioco.

 

 

Controversie legali

I problemi prospettati sono ben noti alla società sviluppatrice del gioco: proprio per questo, è espressamente previsto che l’utente, accettando i termini di utilizzo, rinunci al proprio diritto ad esperire cause o azioni collettive contro la Niantic.

Ogni controversia, secondo le clausole contrattuali, deve essere invece rimessa ad un arbitrato individuale e vincolante, salvo alcune eccezioni. L’utente, però, può rinunciare espressamente a tale condizione entro trenta giorni dall’accettazione.

Ci si domanda, dunque, se la presenza di tali clausole sia sufficiente per mettere al riparo la società da qualsiasi forma di responsabilità: sarà, chiaramente, la giurisprudenza a rispondere, col tempo, a questa domanda. Il fatto che la società ammetta, implicitamente, l’esistenza dei menzionati problemi collegati all’applicazione, non farebbe comunque propendere per un totale esonero da qualsiasi responsabilità.


 


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