Licenziamento collettivo illegittimo senza comunicazione al sindacato
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19 Set 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Licenziamento collettivo illegittimo senza comunicazione al sindacato

Reintegra del lavoratore se la comunicazione di avvio della mobilità non è stata inviata a tutte le associazioni sindacali maggiormente rappresentative.

 

Il licenziamento collettivo è illegittimo e il lavoratore ha diritto ad essere reintegrato, se la comunicazione di avvio della procedura non è stata inoltrata a tutte le associazioni sindacali maggiormente rappresentative: è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione [1], in applicazione del nuovo articolo 19 dello statuto dei lavoratori sulla rappresentatività sindacale [2].

In pratica, se l’impresa non ha rappresentanze sindacali aziendali o unitarie (Rsa o Rsu) ed intende avviare una procedura di licenziamento collettivo (mobilità), non può limitarsi a comunicare l’avvio della procedura ai soli sindacati maggiormente rappresentativi, operanti sul territorio del comune in cui è presente la sede operativa aziendale. Deve, invece, estendere la comunicazione alle altre associazioni sindacali maggiormente rappresentative, anche se non presenti in ambito comunale, ma provinciale, regionale o nazionale.

I sindacati presenti nell’ambito territoriale più circoscritto, quale quello comunale, difatti, non sono gli unici idonei ad interagire con l’azienda in merito alla procedura di licenziamento collettivo: al contrario, un ambito territoriale così limitato non basta a tener conto della rilevanza dei problemi relativi alla procedura di mobilità. Queste problematiche, infatti, anche nelle procedure minori  coinvolgono non solo il territorio comunale, ma anche quello provinciale, se non quello regionale e nazionale: inoltre, non bisogna dimenticare il criterio di rappresentatività costituito dalla sottoscrizione di accordi collettivi applicati in azienda, in quanto la norma fa riferimento ad una dimensione nazionale.

In conclusione, secondo la Cassazione, restringere la comunicazione di avvio della procedura ai soli sindacati presenti nell’ambito comunale contrasta con i principi di effettività della tutela sindacale, rendendo il licenziamento collettivo illegittimo.

 

 

Licenziamento collettivo illegittimo e reintegra del lavoratore

La dichiarazione di illegittimità della procedura di mobilità sancisce il diritto, per i lavoratori interessati dai licenziamenti, alla reintegra nel posto di lavoro, in base al noto articolo 18 dello Statuto dei lavoratori [3].

Tuttavia, ci si domanda se la reintegrazione possa essere stabilita anche per i lavoratori non più soggetti all’articolo 18 in quanto assunti col contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act.

In assenza di pronunce che trattino simili casi, la maggior parte della dottrina ritiene che la reintegrazione sia applicabile: la violazione della mancata comunicazione della procedura di mobilità a tutti i sindacati più rappresentativi, difatti, potrebbe integrare un’ipotesi di licenziamento collettivo “intimato senza la forma scritta”, anche se in modo parziale e con riferimento alle sole associazioni sindacali escluse.

 

 

Licenziamento collettivo: come verificare se è legittimo

Ricordiamo ora i passaggi fondamentali per verificare la legittimità del licenziamento collettivo; in particolare, bisogna controllare se è stata inviata una comunicazione ai sindacati maggiormente rappresentativi (almeno, come abbiamo visto, sul piano provinciale) e alla DRL (Direzione Regionale del lavoro) in cui siano specificati:

 

– i motivi alla base dei licenziamenti collettivi;

– le ragioni per cui non si possono applicare strumenti alternativi ai licenziamenti;

– le modalità per diminuire l’impatto sociale dei licenziamenti;

– i profili professionali e la quantità del personale in esubero ;

– le tempistiche di attuazione del programma di mobilità;

– il metodo di calcolo di eventuali attribuzioni patrimoniali ulteriori rispetto alle obbligatorie.

 

Entro 7 giorni, i sindacati devono richiedere l’esame congiunto della pratica: questa fase ha una durata massima di 45 giorni.

Se le parti, al termine, non trovano un accordo, la Direzione Regionale può riconvocare le parti per raggiungerlo.

Terminata questa fase, che ha una durata massima di 30 giorni, l’azienda può procedere ai licenziamenti.

 

La procedura di mobilità può risultare illegittima, ad ogni modo, anche per la violazione dei criteri di scelta dei dipendenti da cessare.

In assenza delle modalità contenute nel CCNL, l’impresa, nei licenziamenti, deve aver riguardo:

 

– ai carichi di famiglia;

– all’anzianità del lavoratore;

– alle esigenze tecniche, produttive e organizzative dell’impresa.

 

In caso di accordo sindacale che deroghi tali criteri, devono comunque essere rispettati i principi di:

 

non discriminazione (sindacale, religiosa, politica, sessuale, linguistica, ecc.);

razionalità (i criteri non devono contrastare con le motivazioni fondanti la richiesta di mobilità).


[1] Cass.  sent. n. 17234/2016.

[2] Art. 19 L. 300/1970, come riscritto dalla C. Cost., sent n. 231/2013.

[3] Art. 18 L. 300/1970.

 


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