Le intercettazioni
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23 Ago 2016
 
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Le intercettazioni

Procedura penale: le intercettazioni, l’autorizzazione del giudice e i gravi indizi di reato; le Intercettazioni preventive.

 

La nozione di intercettazione, regolata dagli artt. 266 e ss. c.p.p. è stata definita dalla Cassazione come la «captazione occulta e contestuale di una comunicazione o conversazione tra due o più soggetti che agiscano con l’intenzione di escludere altri e con modalità oggettivamente idonee allo scopo, attuata da soggetto estraneo alla stessa mediante strumenti tecnici di percezione tali da vanificare le cautele ordinariamente poste a protezione del suo carattere riservato» [1].

Pertanto non costituisce attività di intercettazione, e quindi non necessita delle autorizzazioni previste dall’art. 267 c.p.p., la registrazione di un colloquio effettuata clandestinamente da uno dei partecipanti ad esso; essa è una mera forma di memorizzazione fonica di un fatto storico, al quale l’autore partecipa [2].

 

Le intercettazioni possono consistere in acquisizione di conoscenza di telecomunicazioni telefoniche (attraverso il telefono o altre forme di trasmissione) e di colloqui tra presenti, all’insaputa di almeno uno degli interessati (cd. intercettazioni ambientali) [3] [4] [5] [6].

 

Ai sensi dell’art. 266bis (introdotto dalla L. 547/1993), sono inoltre consentite le intercettazioni del flusso di comunicazioni relativo a sistemi informatici o telematici [7].

Da siffatta definizione emerge la natura di atto a sorpresa e la sua incidenza sulla libertà delle comunicazioni, costituzionalmente protetta e limitabile solo per atto motivato della A.G. (art. 15 Cost.).

 

L’intercettazione è atto proprio del P.M., sottratto ad un potere di iniziativa della P.G., data la rilevanza degli interessi in gioco. Scomparsa l’istruzione segreta di un giudice-inquisitore, l’intercettazione non è compatibile con la pubblicità cui si ispirano il giudice dell’incidente probatorio e quello dibattimentale, inidonei a coprire di segretezza l’atto a sorpresa in questione; segretezza, invece, assicurata dal P.M.

 

Peraltro, la violazione della privacy insita nell’intercettazione comporta una serie di cautele e di sue limitazioni. Essa è consentita solo per talune categorie di reati, identificati per la entità della pena o per il bene giuridico da essi protetto (art. 266). In particolare è consentita l’intercettazione quando si procede per delitti non colposi per cui è prevista una pena superiore nel massimo a cinque anni ed altri specifici delitti quali ad es. traffico di droga, contrabbando, minacce telefoniche, usura, pornografia minorile, abusiva attività finanziaria, abuso di informazioni privilegiate e manipolazione del mercato, commercio di sostanze alimentari nocive, contraffazione di marchi, frode in commercio ed altri delitti.

 

Ulteriori restrizioni scaturiscono dalla esigenza che debbono preesistere gravi indizi di reato (art. 267) e che l’intercettazione deve porsi come assolutamente indispensabile, non per l’inizio, ma per il prosieguo delle indagini. Pertanto, l’indagine investigativa non può trarre dalla intercettazione la sua origine, ma solo riscontro e forza ulteriori.

 

Nell’intercettazione di comunicazioni tra persone presenti, occorre l’ulteriore presupposto, qualora essa abbia luogo in una privata dimora (ad es.: mediante microspie collocate in abitazioni), che in essa vi sia anche attualità di svolgimento dell’attività criminosa; invero, la violazione della privacy domestica implica più pressanti esigenze.

 

Presupposto per disporre le intercettazioni è, quindi la presenza di gravi indizi di reità [8] e cioè della commissione di un reato. Non necessita quindi la presenza di gravi indizi di colpevolezza  e cioè dell’attribuibilità del reato commesso ad una determinata persona, tanto vero che anche la vittima del reato può essere sottoposta ad intercettazione (ad es. per registrare conversazioni relative ad un’estorsione) [9]. Del resto l’intercettazione serve proprio, partendo da un reato commesso o in corso di consumazione, ad individuare il responsabile.

 

Non sempre, però, l’intercettazione è finalizzata all’acquisizione di elementi di prova. Infatti i commi 3 e 3bis dell’art. 295 consentono le intercettazioni telefoniche e di telecomunicazioni anche per agevolare la cattura di latitanti [10]; sono consentite anche le intercettazioni ambientali, se la latitanza è relativa a delitti di criminalità organizzata o di terrorismo [11].

 

Nel corpo dell’art. 267, la legge 63/2001 (cd. «giusto processo ») è stato inserito il comma 1bis, che, richiamando il comma 1bis dell’art. 203 (anch’esso inserito dalla legge sul giusto processo), prevede che i gravi indizi non possono desumersi da informatori della P.G. che non sono mai stati né interrogati, né sentiti come persone informate dei fatti.

 

La insidiosità della intercettazione e il connesso sacrificio di diritti altrui influiscono profondamente sulla conformazione dello strumento istruttorio di esame.

Innanzitutto, è previsto l’intervento del giudice per le indagini preliminari con funzioni di controllo e di garanzia, per assicurare la legalità dell’intercettazione e il contemperamento degli opposti interessi non solo dell’accusa e della difesa, ma anche dei cittadini estranei. L’intercettazione è attività del P.M. [12] ma è il G.I.P. ad autorizzarla, con decreto motivato [13], dopo averne vagliato i presupposti di ammissibilità [14].

 

L’autorizzazione ha la durata di 15 gg. e può essere prorogata per più volte successive, a richiesta del P.M. [15]. Nel caso in cui si proceda per reati di criminalità organizzata, per disporre le intercettazioni bastano sufficienti indizi di reità; inoltre l’autorizzazione ha la durata di 40 gg. e può essere prorogata, per più volte, per periodi di 20 gg. (c.d. intercettazioni in «deroga», previste dall’art. 13, D.L. 152/91, conv. in L. 203/91).

 

Quando vi è fondato motivo di ritenere che la procedura ordinaria (di richiesta al G.I.P. dell’autorizzazione) possa recare pregiudizio alle indagini, il P.M. può emettere lui stesso il decreto motivato, ma questo ha natura provvisoria, essendo soggetto a caducazione ab initio se il G.I.P. non lo convalida entro le successive 48 ore. La caducazione è piena ed assoluta comportando non solo la immediata cessazione delle operazioni, ma anche la inutilizzabilità delle acquisizioni eventualmente già conseguite (art. 267).

Per ragioni di garanzia l’art. 268, c. 3, c.p.p. prevede che le operazioni di intercettazione possano essere compiute esclusivamente con impianti installati presso la Procura della Repubblica e non quindi presso gli uffici della P.G. operante [16].

 

Quando gli impianti della Procura risultino insufficienti e sussistono «eccezionali ragioni di urgenza», il P.M. può, con decreto motivato autorizzare che le operazioni si svolgano mediante impianti del pubblico servizio o istallati presso gli uffici di P.G.

 

In caso di violazione di tali disposizioni, le intercettazioni captate sono inutilizzabili ai sensi dell’art. 271, c. 1, c.p.p. [17].

 

In considerazione della delicatezza della materia e della grave sanzione conseguente alla violazione dell’art. 268, la giurisprudenza è intervenuta più volte sull’argomento stabilendo che:

 

a) il terzo comma dell’art. 268 si applica sia alle intercettazioni telefoniche che a quelle ambientali [18];

 

b) il decreto del P.M. che autorizza l’uso degli impianti di P.G., deve motivare in modo specifico e non apodittico sull’insufficienza o inidoneità degli impianti presso la Procura e delle eccezionali ragioni di urgenza [19].

 

Tale obbligo di motivazione richiede la specificazione delle ragioni della «insufficienza o inidoneità»; la giurisprudenza ha precisato che in caso di inidoneità funzionale degli impianti della Procura, deve essere data contezza, seppure senza particolari locuzioni o approfondimenti, delle ragioni che li rendono concretamente inadeguati al raggiungimento dello scopo, in relazione al reato per cui si procede ed al tipo di indagini necessarie (es. esigenza dell’immediatezza dell’intervento della P.G. per il sequestro di droga in corso di trasporto) [20];

 

c) che il decreto del P.M., quanto alle ragioni di urgenza, può fare richiamo al decreto di autorizzazione all’intercettazione emesso dal GIP a condizione che in detto provvedimento si faccia riferimento alle ragioni dell’urgenza [21].

 

Una volta terminate le intercettazioni, i verbali e le registrazioni devono essere depositati presso l’ufficio del P.M. con avviso ai difensori delle parti che possono prendere visione ed estrarre copia [22]. Il G.I.P., però, può autorizzare il P.M. all’eventuale ritardo del deposito delle registrazioni, dei relativi verbali e dei decreti di intercettazione. Infatti il tempestivo deposito delle intercettazioni in favore degli interessati, potrebbe vanificare le indagini in corso e l’esecuzione di eventuali provvedimenti restrittivi da emettere proprio in base delle intercettazioni assunte.

 

È anche il G.I.P. a sovrintendere, al termine dell’intercettazione, allo stralcio delle conversazioni irrilevanti e di quelle vietate; è lui a disporre la trascrizione integrale delle registrazioni da acquisire (art. 268).

 

I diritti di difesa delle parti sono garantiti mediante:

 

— la conoscenza dei decreti iniziali di intercettazione (quello diretto e provvisorio del P.M. e quello pedissequo di convalida del G.I.P., ovvero il decreto iniziale di autorizzazione del G.I.P.) e dei decreti di successiva proroga delle operazioni;

 

conoscenza dei verbali redatti dagli ufficiali di P.G. delegati alle operazioni di registrazione;

 

— ascolto di tutte le registrazioni nella loro integralità, prima dell’eventuale stralcio.

 

I difensori hanno anche facoltà di estrarre copia dei decreti e dei verbali suddetti, nonché delle registrazioni foniche (escluse le parti stralciate dal G.I.P., nel contraddittorio tra accusa e difesa: art. 268) o dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche su appositi supporti.

 

In ordine allo stralcio va chiarito che gli interessati, a tutela della loro riservatezza, se non ostano ragioni istruttorie, possono ottenere dal G.I.P. la distruzione delle parti che li riguardano. Vanno pure stralciate e distrutte le intercettazioni, pur legittimamente disposte ed eseguite, che coinvolgono soggetti tenuti al segreto professionale, quali gli esercenti la professione forense, se le notizie sono attinenti a tale loro veste; tale è il caso delle conversazioni in partenza dall’imputato e dirette al difensore, in cui è lecita la intercettazione sulla utenza del cliente, ma è vie ata la sola comunicazione diretta al difensore (artt. 103, 200 e 271).

 

Anche distrutte debbono essere le registrazioni relative ad intercettazioni disposte dal P.M., ma non convalidate dal G.I.P., assumendo esse carattere di illegittimità ab initio.

 

La sanzione processuale della distruzione è, altresì, applicabile per quelle intercettazioni avvenute in violazione delle prescrizioni essenziali inerenti alla loro mancata registrazione (non sopperibile con testimonianza dell’ufficiale di P.G. preposto all’ascolto) ovvero alla mancata redazione del verbale di intercettazione oppure al mancato utilizzo degli impianti esistenti presso la procura della Repubblica (art. 271, c. 1).

 

Infine, i risultati delle intercettazioni sono di norma utilizzabili soltanto nel procedimento in cui sono stati disposti; possono, però, essere eccezionalmente utilizzati in altri procedimenti, se indispensabili ai fini della prosecuzione in essi delle indagini e se trattasi di delitti per i quali sia previsto dall’art. 380, l’obbligo dell’arresto in flagranza (art. 270) [23].

 

Un ulteriore limite alla utilizzabilità delle intercettazioni è stato previsto dalla legge 124/2007, che ha introdotto nel codice di rito l’art. 270bis. Prevede la norma che nel caso in cui durante le intercettazioni vengano captate comunicazioni di servizio di appartenenti al Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (c.d. servizi segreti), esse devono essere immediatamente secretate, con inoltro di copia al Presidente del Consiglio, il quale, ove ne ricorrano i presupposti, può opporre il segreto di Stato; in tal caso è inibita all’A.G. l’utilizzazione delle notizie coperte da segreto.

 

Al P.M. rimangono i verbali e le registrazioni, mentre la trascrizione integrale delle registrazioni utilizzabili rifluisce nel fascicolo dibattimentale, venendo così a formare prova in conformità alla specifica previsione di cui all’art. 268, c. 7 e alla sostanziale natura di atto essenzialmente irripetibile di cui all’art. 431.

 

Quando il processo viene chiuso con sentenza definitiva le intercettazioni devono essere distrutte.

Nel caso in cui la richiesta di distruzione sia avanzata dal P.M. al G.I.P. con la richiesta di archiviazione (per infondatezza della notizia di reato) è necessario, però, che la deliberazione della distruzione avvenga nelle forme di cui all’art. 127 c.p.p. per consentire alla persona indagata di esprimere il proprio consenso, in quanto nelle intercettazioni potrebbero emergere fatti idonei ad essergli utili nel caso di riapertura del procedimento [24].

 

Le intercettazioni svolte nei casi non consentiti dalla legge (es. al di fuori dell’elencazione delle ipotesi delineate dall’art. 266 o senza decreto di autorizzazione del GIP) ovvero in violazione del disposto degli artt. 267 e 268, c. 1 e 3, sono inutilizzabili probatoriamente (art. 271).

 

La giurisprudenza ha avuto modo di precisare che detta sanzione opera non solo nella fase processuale, ma anche in quella delle indagini [25], pertanto, ad es. una misura cautelare non può essere fondata su intercettazioni inutilizzabili.

 

Inoltre è stato precisato che non tutte le violazioni sono sanzionate con la inutilizzabilità, ma solo quelle previste dall’artt. 267 e 268, c. 1 e 3 (ad es. intercettazioni motivate da informazioni ricevute da fonte confidenziale; intercettazioni captate presso impianti non siti presso la Procura della Repubblica ed in assenza di un’autorizzazione del P.M. Per la violazione delle altre regole in materia, l’eventuale sanzione è la nullità, che però, attraverso la sua eventuale sanatoria potrebbe rendere l’atto utilizzabile [26].

 

Il D.L. 22-9-2006, n. 259 (conv. in L. 281/06), modificando l’art. 240 c.p.p., al fine di potenziare la tutela della privacy di soggetti coinvolti in intercettazioni illegalmente formate o acquisite, prevede che esse debbano essere custodite in luogo protetto ed immediatamente distrutte, su richiesta del P.M., con provvedimento del GIP adottato a seguito di apposita udienza camerale. La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 173/09, ha dichiarato la parziale illegittimità della novella normativa, laddove non aveva previsto la presenza necessaria delle parti nell’udienza ove viene disposta la distruzione delle intercettazioni e laddove, nel verbale delle operazioni di distruzione, non è previsto venga dato atto delle circostanze inerenti la formazione, l’acquisizione e la raccolta dei documenti, supporti ed atti illegalmente acquisiti. La ratio della decisione della Corte, è stata quella di rendere effettivo il contraddittorio e prevedere che nel verbale di distruzione siano riportate notizie idonee a rendere possibile, per la parte lesa, poter provare i fatti illeciti in un eventuale giudizio risarcitorio.

 

 

Intercettazioni preventive

Le intercettazioni fin qui descritte, costituenti mezzi di ricerca della prova, processualmente utilizzabili, non vanno confuse con le cd. intercettazioni preventive che hanno un mero carattere informativo per la P.G. ed il P.M. e che prescindono dalla commissione di un reato in corso, ma servono per la sua prevenzione.

Esse sono autorizzate dal Procuratore della Repubblica competente, su richiesta del Ministro degli Interni, del Questore, del Comandante provinciale dei Carabinieri od altre autorità specificamente previste. Hanno durata 40 gg. prorogabili per periodi successivi di 20 gg.

 

Sono state disciplinate per la prima volta dal D.L. 8-6-1992, n. 306 (conv. in L. 356/92) il quale ha previsto che, quando necessita per la prevenzione di reati di criminalità organizzata o con finalità di terrorismo che in deroga alla normativa codicistica, sono ammissibili intercettazioni «preventive», autorizzate dal P.M., ma non utilizzabili processualmente (art. 25ter L. 356/92, come modif. dall’art. 3 L. 438/2001).

Il D.L. 18-10-2001, n. 374 (conv. in L. 438/2001), sostituendo il contenuto dell’art. 226 disp. att. c.p.p., autorizza intercettazioni preventive, disposte dal P.M. e non utilizzabili processualmente, quando siano necessarie per prevenire reati di terrorismo interno ed internazionale ed i reati di criminalità organizzata di cui all’art. 51, comma 3bis c.p.p. [27].

 

La non utilizzabilità processuale discende dalla circostanza che dette intercettazioni prescindono dalla commissione di un reato ed inoltre non prevedono l’intervento del giudice in funzione di garanzia.

 

Compendio-di-Diritto-Processuale-Penale


[1] Cass. VI, 29-3-2005, n. 12189.

[2] Un caso particolare riguarda l’ipotesi di registrazione della conversazione, all’insaputa dell’interlocutore, effettuata dalla P.G. nel corso delle indagini e non quindi al di fuori del procedimento. Infatti in tal caso per effettuare la captazione della conversazione, non trattandosi di intercettazione, non è necessaria l’autorizzazione del giudice, ma incidendo l’atto sul diritto alla segretezza delle conversazioni e comunicazioni, è necessaria l’autorizzazione del P.M. (in tal senso Cass. 21-6-2010, n. 23742).

[3] Non costituisce attività di intercettazione quella di acquisizione presso la Telecom (od altro concessionario) dei tabulati relativi ai flussi di telefonate intercorse tra determinate utenze, sicché non si applica la relativa disciplina.

Per l’acquisizione dei tabulati è però pur sempre necessario un provvedimento motivato del P.M. o del giudice (Corte Cost. 11-3-1993, n. 81). Secondo un orientamento più rigoroso, dovendo l’acquisizione dei «dati esteriori» delle telefonate essere equiparata all’intercettazione di flussi informatici (art. 266bis), per l’acquisizione dei tabulati era necessaria l’autorizzazione del giudice, non bastando quella del P.M. (Cass. Sez. Un. 24-9-1998, n. 21). Di recente, però, la Suprema Corte ha mutato orientamento, ritenendo che per l’acquisizione dei tabulati, non potendo essere essa assimilata ad attività di intercettazione, ma piuttosto ad un’acquisizione documentale, è sufficiente l’autorizzazione del P.M. (Cass. Sez. Un. 30-6-2000, n. 16). Tenuto conto dell’utilità per le indagini della acquisizione dei dati del traffico telefonico (utenze chiamate; generalità degli intestatari; durata delle conversazioni etc.), l’art. 6 del D.L. 144/2005 ha introdotto specifiche disposizioni per la conservazione da parte dei gestori di detti dati.

[4] La giurisprudenza ha affrontato la problematica del c.d. tracking satellitare, ed in particolare se tale tecnica di investigazione fosse assimilabile alle intercettazioni. La Cassazione ha stabilito che «La localizzazione mediante il sistema di rilevamento satellitare (cosiddetta GPS) degli spostamenti di una persona nei cui confronti siano in corso indagini costituisce una forma di pedinamento non assimilabile all’attività di intercettazione di conversazioni o comunicazioni, per la quale non è necessaria alcuna autorizzazione preventiva da parte del giudice, dovendosi escludere l’applicabilità delle disposizioni di cui agli artt. 266 ss. cod. proc. pen. (Fattispecie relativa al pedinamento satellitare dell’autovettura di un indagato) (Cass. 11-4-2008, n. 15396; Cass. 31-5-2004, n. 24715).

[5] Le Sezioni Unite della Cassazione, sciogliendo un contrasto interpretativo, hanno stabilito che la sottoposizione a controllo e l’acquisizione della corrispondenza epistolare del detenuto, non sono attività assimilabili alle intercettazioni e, pertanto, non soggiacciono alla relativa disciplina normativa (Cass. Sez. Un. 19-4-2012, n. 28997).

[6] In giurisprudenza si è posto il problema se le videoregistrazioni non comunicative (senza intercettazione vocale) siano: a) assolutamente vietate perché non previste nell’elencazione dell’art. 14 della Cost.; b) assimilabili ad attività di intercettazione e quindi autorizzabili solo dal giudice; c) assimilabili alle ispezioni, perquisizioni etc., in base all’art. 14 Cost. autorizzabili dall’Autorità Giudiziaria e quindi anche solo dal P.M. La Corte Costituzionale, sciogliendo i dubbi in proposito, ha distinto tra: 1) riprese visive finalizzate alla captazione di comportamenti personali a carattere comunicativo (es. gesti); 2) riprese aventi ad oggetto solo immagini prive di contenuti comunicativi (es. rapporti sessuali tra prostitute e clienti). Nella prima ipotesi le riprese sono assimilabili alle intercettazioni e quindi devono essere applicate le norme di cui agli artt. 266 c.p.p. e seg. con necessaria autorizzazione del giudice; nella seconda ipotesi, l’attività non è vietata, ma ai sensi dell’art. 14 Cost. necessita l’autorizzazione dell’A.G. ma è sufficiente quella del P.M. (in tal senso si è espressa la Corte Cost. con la sentenza n. 135 del 24-4-2002, nella cui motivazione si auspica una disciplina della materia).

Di recente sulla questione sono intervenute anche le Sezioni Unite della Corte di Cassazione che, ribadendo che le videoriprese non comunicative non sono assimilabili alle intercettazioni, hanno in sintesi distinto tre ipotesi:

  1. a) le videoregistrazioni effettuate al di fuori del procedimento (es. captate dalla telecamera di una banca o di un autogrill), in tal caso esse possono fare ingresso nel processo come prova documentale; b) le videoregistrazioni utilizzate dalla P.G. come mezzo investigativo nel corso del procedimento (es. per captare contatti tra cliente e spacciatore); esse sono utilizzabili in quanto assimilabili alle prove atipiche (art. 189 c.p.p.), ma se sono svolte in luoghi aperti al pubblico, ma riservati (es. «privè» di un locale pubblico), devono essere autorizzate dall’Autorità Giudiziaria; c) le videoriprese non comunicative in ambito familiare, sono illegittime ed inutilizzabili, in quanto captate in violazione dell’art. 14 Cost. (Cass. Sez. Un. 28-7-2006, n. 26795).

[7] Circa la nozione di sistemi informatici o telematici, deve intendersi l’insieme degli strumenti elettronici di cui ci si avvale per il trattamento elettronico delle informazioni (sistema informatico) ovvero per il trasferimento delle stesse in rete tra diversi soggetti (sistema telematico).

[8] L’art. 13 del D.L. 13-5-91 n. 152, conv. in L. 203/91 (Misure in tema di lotta alla criminalità) consente, eccezionalmente, l’intercettazione anche solo in presenza di sufficienti indizi, allorché si proceda per reati concernenti la criminalità organizzata o minacce telefoniche.

[9] La differenza tra indizi di reità ed indizi di colpevolezza e, quindi, la possibilità di sottoporre ad intercettazione anche una persona non indiziata, è rimarcata nella sentenza della Cass. Sez. Un. 24-1-2006, n. 2737.

[10] Quando il latitante si sottrae all’esecuzione di una misura cautelare custodiale (artt. 272 c.p.p. e ss.) l’autorizzazione viene concessa dal GIP; se invece si sottrae all’esecuzione di un ordine di carcerazione (per espiazione di una condanna definitiva: art. 656 c.p.p.), la competenza ad autorizzare le intercettazioni è del giudice dell’esecuzione (art. 665 c.p.): in tal senso v. Cass. I, 1-2-2002, n. 5897.

[11] In tali casi, se il processo pende in Corte di Assise, l’autorizzazione è data dal Presidente e non dall’intera Corte; ciò per evitare che i giudici popolari vengano a conoscenza di una notizia estremamente riservata quale l’autorizzazione di un’intercettazione.

[12] Nel caso in cui la persona sottoposta ad intercettazione, sullo stesso apparecchio cellulare, cambia la scheda, il P.M. può disporre l’intercettazione sulla nuova utenza, senza necessità di nuova autorizzazione del G.I.P. (Cass. V, 20-11-2003, n. 44705; Cass. IV, 3-5-2001, n. 17832).

[13] Il decreto può essere motivato anche per relationem, se l’atto a cui è fatto riferimento contiene gli elementi di un’idonea motivazione (Cass. I, 22-3-2005, n. 11525).

[14] La giurisprudenza ha avuto modo di precisare che sono legittime le intercettazioni svolte con la tecnica del cosiddetto «istradamento», che comporta il convogliamento attraverso un gestore nazionale delle telefonate provenienti dall’estero e dirette ad una utenza italiana, ovvero in partenza da quest’ultima e diretto verso utenze estere, senza che sia necessario promuovere una apposita rogatoria internazionale, posto che l’intera attività di captazione e registrazione si svolge sul territorio dello Stato (Cass. IV, 28-3-2008, n. 13206).

Analogamente è stata ritenuta ammissibile l’intercettazione ambientale su un’auto che si sposti dal territorio nazionale a quello estero (Cass. IV, 27-2-2008, n. 8588).

[15] Se il provvedimento di proroga del G.I.P. interviene dopo la scadenza, le intercettazioni acquisite nel periodo «scoperto» sono inutilizzabili (Cass. I, 15-6-1999). Detto decreto, formalmente qualificato «di proroga», ha in realtà natura di autonomo provvedimento di autorizzazione, per cui deve essere dotato di autonomo apparato giustificativo, che dia conto della ritenuta sussistenza delle condizioni legittimanti l’intercettazione (Cass. V, 12-3-2002, n. 10090).

[16] Le Sezioni Unite della Cassazione hanno precisato che per il rispetto della norma è sufficiente che la immissione dei dati captati nella memoria informatica centralizzata (server) avvenga nei locali della Procura della Repubblica mediante l’utilizzo di impianti ivi esistenti, mentre è consentito, senza violare il disposto del terzo comma dell’art. 268 c.p.p., che contemporanee o successive ed ulteriori attività di ascolto, verbalizzazione ed eventuale riproduzione dei dati vengano eseguite «in remoto» («roaming») presso gli uffici della polizia giudiziaria (Cass. Sez. Un. 23-9-2008, n. 36359).

[17] Le intercettazioni costituiscono corpo di reato unitamente al supporto che le contengono. Pertanto le intercettazioni inutilizzabili (ad es. ex art. 270 c.p.p.), quanto al loro contenuto non comunicativo, se legittimamente autorizzate, sono utilizzabili quale mezzo di prova atipico ex art. 189 c.p.p. non trovando applicazione in tal caso la disciplina in materia di intercettazioni di cui agli artt. 266 e seg. c.p.p. In applicazione di tale principio, la Cassazione ha ritenuto utilizzabile le intercettazioni su un’auto, nell’ambito di altro procedimento, nella parte in cui avevano registrato il rumore del motore fuori giri, sullo sfondo dei dialoghi captati, ritenuti, invece, inutilizzabili, per il divieto di cui all’art. 270 c.p.p. (Cass. Sez. Un. 32697/2014).

[18] Cass. Sez. Un. 28-11-2001, n. 42791, cd. sentenza Policastro, dal nome del ricorrente.

[19] La carenza di motivazione sul punto non può essere colmata con un successivo decreto del P.M., emesso dopo l’inizio dell’intercettazione, in cui si esplicitano le ragioni dell’urgenza e dell’indisponibilità di impianti presso la Procura (Cass. Sez. Un. 24-1-2006, n. 2737); inoltre, alla carenza della motivazione del decreto del pubblico ministero che dispone l’utilizzazione di impianti diversi da quelli in dotazione all’ufficio di Procura, non può porre rimedio il giudice del merito o di legittimità, nelle fasi successive del procedimento (Cass. Sez. Un. 30347/2007 cit.).

[20] Cass. Sez. Un. 26-7-2007, n. 30347.

[21] Cass. Sez. Un. 19-1-2004, n. 919.

[22] La Corte Costituzionale, con sentenza n. 336-2008, ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell’art. 268 c.p.p., nella parte in cui non prevede che, dopo la notificazione o l’esecuzione dell’ordinanza che dispone una misura cautelare personale, il difensore possa ottenere la trasposizione su nastro magnetico delle registrazioni di conversazioni o comunicazioni intercettate, utilizzate ai fini dell’adozione del provvedimento cautelare, anche se non depositate.

[23] In tal caso non è necessario, per l’utilizzazione delle intercettazioni, il deposito dei decreti autorizzativi ma è sufficiente il deposito dei verbali e delle registrazioni (Cass. Sez. Un. 23-11-2004, n. 45/89).

[24] V. Corte Cost. sent. 30-12-1994, n. 463.

[25] Cass. Sez. Un. 31-5-1996, n. 3.

[26] In un primo tempo la giurisprudenza aveva ritenuto che il difetto di motivazione dei decreti autorizzativi o di proroga del GIP fosse causa di nullità, non di inutilizzabilità (Cass. Sez. Un. 2-6-1998, n. 11); l’orientamento è di recente cambiato, sanzionando il difetto o l’insufficiente motivazione con la inutilizzabilità (Cass. Sez. Un. 21-6-2000, n. 17, imp. Primavera).

[27] L’art. 4 del D.L. 144/2005 ha previsto che, in tema di prevenzione di attività terroristica e di eversione, l’autorizzazione all’intercettazione preventiva può essere richiesta anche dal Presidente del Consiglio (delegando i Servizi informativi di Sicurezza); in tal caso la richiesta deve essere avanzata al Procuratore Generale presso la Corte di Appello competente.

 


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