Cosa rischio se esibisco un distintivo falso?
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27 Ago 2016
 
L'autore
Maura Corrado
 


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Cosa rischio se esibisco un distintivo falso?

Spacciarsi per poliziotto può costare una bella condanna penale: esibire un distintivo falso, anche per gioco e anche se contraffatto, integra reato. Perché è meglio non scherzarci su?

 

Distintivo falso: quando è reato?

Chi decide di spacciarsi per poliziotto, esibendo un distintivo falso – tarocco o no -, commette reato, anche se la contraffazione è palesemente grossolana.

 

A stabilirlo è la stessa Corte di Cassazione [1], a fronte del comportamento, quanto meno bizzarro, di un uomo che, spacciandosi per un esponente delle forze dell’ordine e esibendo un distintivo tarocco, intima a una donna di spostare la propria auto, minacciandola, in caso contrario, di rimozione coatta. Risultato? Una condanna a dieci mesi e venti giorni di carcere per il reato di possesso di segni distintivi contraffatti.

 

A nulla è valsa la difesa dell’imputato, secondo cui la stessa signora aveva riconosciuto subito il falso, sporgendo immediatamente querela e, quindi, si era trattato di una condotta del tutto inoffensiva. Per la Suprema Corte non c’è giustificazione che tenga: imitazione o meno, la detenzione di un distintivo delle forze dell’ordine che, pur senza riprodurre fedelmente l’originale, ne simuli la funzione, integra comunque reato.

 

 

Distintivo falso: è sempre reato?

Esprimendosi in tal modo, la Cassazione registra un deciso cambio di rotta rispetto a una sua precedente pronuncia [3], nella quale si legge che, perché scatti il reato, è necessario che l’oggetto sia idoneo a trarre in inganno la generalità dei cittadini. In altre parole, se il distintivo è palesemente una “patacca” e tale da non poter confondere una persona dotata della comune diligenza, non vi è illecito.

 

Tradotto in termini giuridici, ciò significa che la “simulazione di funzione”, richiesta  per l’integrazione del reato, presuppone che l’oggetto sia in grado di trarre in inganno la generalità dei cittadini, relativamente alle qualità personali di chi ne faccia uso e con riferimento al potere connesso all’utilizzo del segno medesimo.

 

 

Segni distintivi contraffati: che cos’altro è vietato?

In base a quanto finora detto, è reato anche esibire una paletta segnaletica col il logo del Ministero dei Trasporti e la collocazione sulla propria auto di un lampeggiante del tipo di quello usato forze di polizia, nella misura in cui l’auto di un comune privato cittadino non ha i segni distintivi tipici di quelle delle forze dell’ordine e, dunque, il posizionamento del lampeggiante può far credere che la stessa sia un’auto “civetta”.

 

Questo discorso vale anche nel caso in cui l’utilizzatore è un poliziotto o un finanziare ma colloca lo strumento in questione fuori dal normale servizio e su un’auto personale. Si ricorda, infatti, che il lampeggiate blu sull’auto, quando usato, esonera dall’osservanza degli obblighi, dei divieti e delle limitazioni relativi alla circolazione stradale, traendo in inganno i cittadini sulle qualità personali di chi lo detiene e sul potere connesso all’uso dello stesso.


[1] Cass, sent. n. 34894, del 17.08.2016.

[2] Art. 497-ter, n. 2, cod. pen.

[3] Cass., sent. n. 6461, del 17.02.2016.

 


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