Noemi Secci
Noemi Secci
23 Ago 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Pensione con 15 anni di contributi, guida completa

Pensione di vecchiaia con 15 anni di contributi, vademecum alle tre deroghe Amato e all’Opzione Dini: requisiti, età pensionabile, gestioni previdenziali ammesse.

 

La possibilità di andare in pensione con 15 anni di contributi è un’eccezione in vigore ancora oggi, prevista dalla cosiddetta Legge Amato [1], che stabilisce la possibilità di usufruire del trattamento di vecchiaia con questo ridotto requisito di contribuzione se si rientra in una delle cosiddette tre deroghe.

 

 

Prima deroga: 15 anni di contributi entro il 31 dicembre 1992

Secondo la prima deroga, è possibile pensionarsi con 15 anni di contribuzione se si possiedono 15 anni di contributi (780 settimane) collocati prima del 31 dicembre 1992; a tal fine sono utili tutti i contributi: volontari, obbligatori, figurativi, da riscatto e ricongiunzione, nonché quelli versati all’estero, se si tratta di contribuzione versata in un Stato membro dell’Unione Europea o legato all’Italia da una convenzione o da un accordo in materia di sicurezza sociale.

Per fruire della deroga è necessario poter far valere una posizione assicurativa nel Fondo lavoratori dipendenti o nelle gestioni speciali dei lavoratori autonomi dell’Inps, o in ambedue. La deroga si applica anche agli iscritti ex Inpdap, ex Enpals, ex Ipost.

 

 

Seconda deroga: autorizzazione ai versamenti volontari precedente al 31 dicembre 1992

La seconda deroga Amato prevede la possibilità di pensionarsi con 15 anni di contribuzione, se si è ammessi al versamento dei contributi volontari con autorizzazione anteriore al 31 dicembre 1992.

La deroga vale per i lavoratori dipendenti e autonomi iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria dell’Inps e per gli iscritti ex Enpals (non per gli iscritti all’ex Inpdap ed all’ex Ipost).

Per pensionarsi con questo beneficio, è sufficiente che risulti l’autorizzazione al versamento della contribuzione volontaria anteriormente al 31 dicembre 1992, ma non è necessario che risultino versati dei contributi volontari. Per raggiungere i 15 anni di contribuzione, anche in questo caso, sono utili tutti i contributi: volontari, obbligatori, figurativi, da riscatto e ricongiunzione, nonché quelli versati all’estero, se si tratta di contribuzione versata in un Stato membro dell’Unione Europea o legato all’Italia da una convenzione o da un accordo in materia di sicurezza sociale.

 

 

Terza deroga: 25 anni di anzianità assicurativa e 10 anni non interamente lavorati

La terza deroga Amato prevede la possibilità di pensionarsi con 15 anni di contributi, per i soli lavoratori dipendenti, iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria o ad un fondo sostitutivo o esonerativo della medesima, se si possiedono:

 

25 anni di anzianità assicurativa (vale a dire che il primo contributo deve essere versato almeno 25 anni prima della data di maturazione dei requisiti per la pensione: può essere contato qualsiasi contributo, a tal fine, anche per attività di lavoro autonomo o svolte all’estero in un Paese Ue o convenzionato);

 

15 anni di contribuzione: nel computo dei 15 anni valgono i soli contributi da lavoro dipendente versati all’Assicurazione generale obbligatoria o ad un fondo sostitutivo o esonerativo della stessa;

 

– almeno 10 anni lavorati per periodi inferiori alle 52 settimane; non sono considerati tali gli anni lavorati interamente in cui risultano meno di 52 contributi settimanali, a causa del fatto che il part time non arrivi a coprire, a causa del minimale, tutte le 52 settimane; al contrario, un’annualità può risultare interamente coperta da contribuzione, ma non interamente lavorata, ad esempio a causa di un periodo di disoccupazione indennizzato durante il quale sono accreditati i contributi figurativi. Sono utili a tal fine anche gli anni in cui il lavoratore risulta iscritto negli elenchi dei lavoratori agricoli a tempo determinato (cosiddetti OTD).

 

 

Pensione 15 anni: a quale età

Per quanto riguarda i parametri di età per accedere alla Deroga Amato, secondo una nota circolare Inps [2] non è possibile beneficiare dei requisiti precedenti alla Legge Fornero, ma è necessario utilizzare i requisiti stabiliti dalla Riforma.

Attualmente, dunque, sarà possibile pensionarsi:

 

– con 66 anni e 7 mesi di età, se uomini o lavoratrici pubbliche;

– con 65 anni e 7 mesi di età, se lavoratrici dipendenti del settore privato;

– con 66 anni e 1 mese di contributi, se lavoratrici autonome.

 

Dal 1° gennaio 2018, i requisiti saranno uguali per tutti e pari a 66 anni e 7 mesi; nel biennio 2019-2020 non dovrebbero subire l’aumento automatico a 66 anni e 11 mesi, in quanto l’Istat, nell’ultimo anno, ha riscontrato dei decrementi dell’aspettativa di vita.

 

 

 

Pensione 15 anni: a quanto ammonta

Per quanto riguarda il calcolo della pensione, questa non subisce penalizzazioni. L’assegno, in particolare, è determinato:

 

– col calcolo retributivo (che si basa sugli ultimi anni di stipendio e sulle settimane versate sino al 31 dicembre 1992 e dal 1993 al 2011), per i periodi collocati sino al 31 dicembre 2011, per chi possiede almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;

 

– col calcolo misto, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995: il calcolo misto è composto dal:

– calcolo retributivo, per i periodi sino al 31 dicembre 1995 (in questo caso si basa sugli ultimi anni di stipendio e sulle settimane versate sino al 31 dicembre 1992 e dal 1993 al 1995);

– calcolo contributivo, dal 1996 in poi: il calcolo contributivo si basa sui versamenti accreditati e rivalutati, trasformati in assegno di pensione da un coefficiente che aumenta con l’età.

 

 

Pensione 15 anni: Opzione Dini

Per chi non possiede i requisiti della Deroga Amato, è possibile pensionarsi con 15 anni di contributi usufruendo dell’Opzione contributiva Dini [3].

Può fruire dell’Opzione chi:

 

– possiede meno di 18 anni di contributi, ma almeno un contributo, al 31 dicembre 1995;

– possiede almeno 5 anni di contributi dal 1996 in poi.

 

L’età per il pensionamento è quella attualmente valida per la pensione di vecchiaia, come sopra esposta: il trattamento di pensione è calcolato col metodo interamente contributivo, che risulta penalizzante rispetto al retributivo, in quanto non si basa sugli ultimi stipendi ma sui versamenti effettivi. Non esiste una penalizzazione fissa, perché questa dipende dalla carriera lavorativa dell’interessato e può variare parecchio, a seconda delle ipotesi.

 


[1] D.lgs 503/1992

[2] Inps Circ. n. 16/2013.

[3] L. 335/1995.

 


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