Come contestare una fotocopia
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23 Ago 2016
 
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Redazione
 


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Come contestare una fotocopia

Qualsiasi contratto o scrittura privata prodotta in causa in fotocopia non può essere contestata con formule di stile ma bisogna spiegare le ragioni per cui non è uguale all’originale.

 

Nell’ambito di una causa civile, chi non produce l’originale di un documento, ma solo la fotocopia o una scannerizzazione al computer (ad esempio, la copia di un contratto, una scrittura privata, una quietanza di pagamento, una ricevuta o una fattura, un testamento, ecc.) rischia grosso: la fotocopia infatti, essendo una semplice “riproduzione meccanica” non è considerata una prova documentale se la controparte la contesta. Con la conseguenza che il giudice non può più tenere in considerazione il documento in questione – sebbene decisivo per la sentenza – ma dovrà decidere come se esso non fosse mai stato allegato.

Ma è anche vero che la contestazione della fotocopia non può essere una generica formula di stile come quelle che, di solito, gli avvocati scrivono nei verbali (ad esempio “impugno e contesto” o “contesto tutta la documentazione perché inammissibile ed irrilevante”): è necessario, al contrario, che la parte che si oppone alla produzione della riproduzione meccanica chiarisca anche le ragioni di tale opposizione, ossia per quale motivo la stessa deve ritenersi non conforme all’originale.

È quanto chiarito dal Tribunale di Roma in una recente sentenza [1] che, in verità, non fa altro che ripetere quanto da sempre sostenuto dalla Cassazione.

 

La fotocopia di un contratto o di qualsiasi altro atto può essere facilmente modificata dal suo autore, soprattutto grazie anche ai moderni mezzi tecnologici che, anche con piccoli software, consentono di operare delle rettifiche non facilmente visibili ad occhio nudo. Una foto, un contratto o qualsiasi altro documento diventa così facilmente “taroccabile” ed è proprio per questo che il codice di procedura toglie alle riproduzioni meccaniche (fotocopie, scannerizzazioni, fotografie, ecc.) ogni valore di prova documentale se disconosciute dalla controparte. Disconoscimento che dovrà essere eseguito immediatamente, all’udienza cioè in cui tali copie vengono prodotte dall’avversario, altrimenti è lecito presumere che la parte ne abbia riconosciuto l’autenticità.

 

Come detto, però, il disconoscimento non può limitarsi a una generica contestazione ma deve quantomeno far filtrare il dubbio al giudice che effettivamente la copia non sia identica all’originale. E quindi è necessario chiarire le ragioni che portano a sospettare il falso.

 

Ma che succede se il documento originale è andato perso e, quindi, l’unica prova è costituita dalla fotocopia? Di questo abbiamo già parlato nell’articolo “Se perdo il documento scritto che può farmi vincere la causa”. In pratica, in tali ipotesi sarà possibile dimostrare l’esistenza dell’originale (ad esempio, l’apposizione delle firme, la conformità alla copia, ecc.) anche con testimoni, ma sempre che colui che aveva in custodia detto documento dimostri di averlo perso senza colpa o di essere stato nell’impossibilità materiale o morale di produrlo (ad esempio, il caso di un incendio che abbia distrutto l’archivio).


[1] Trib. Roma, sent. n. 21398/15.

 


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