Separazione con addebito reciproco, entrambi i coniugi responsabili
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24 Ago 2016
 
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Separazione con addebito reciproco, entrambi i coniugi responsabili

Se entrambi i coniugi sono stati maneschi, il marito ha picchiato la moglie e la moglie a sua volta ha picchiato l’uomo, si può avere una condanna nei confronti di tutti e due, a cui viene addebitata la separazione.

 

Che succede se entrambi i coniugi si macchiano di condotte contrarie ai doveri del matrimonio? Si pensi al caso in cui il marito picchi la moglie e quest’ultima, nel frattempo, lo tradisca. O al caso in cui sia l’uomo che la donna “se le danno di santa ragione”. Ed ancora all’ipotesi in cui tutti e due, di tanto in tanto, siano soliti abbandonare la casa coniugale senza far sapere nulla di sé. Nel caso in cui si giunga alla separazione, a chi viene addossata la responsabilità per la rottura del matrimonio? In altri termini, a chi spetta l’addebito (addebito che, come noto, comporta la perdita del diritto all’assegno di mantenimento)?

 

Di certo, se l’una condotta (anteriore nel tempo, anche se di pochissimo) è causa dell’altra (successiva) non ci sono problemi: è colui che per primo pone il comportamento contrario al matrimonio ad essere responsabile (e che quindi subisce l’addebito), mentre il secondo attua nient’altro che un’azione consequenziale, posto che il vincolo di affetto e solidarietà si è ormai, di fatto, rotto.

 

Ma non sempre è facile definire con esattezza quale delle due condotte sia precedente e causa dell’altra. Anzi, ancor più spesso è facile che le colpe siano contestuali: si pensi a marito e moglie che si tradiscono contemporaneamente o a una lite che sfoci nell’uso delle mani da parte di entrambi con reciproche lesioni.

In queste ipotesi è possibile quello che viene dalla giurisprudenza definito addebito reciproco: in pratica il giudice dichiara che il matrimonio è naufragato non per colpa soltanto del marito o della moglie, ma di entrambi. Il che avviene se le condotte di tutti e due i coniugi oltrepassano la soglia minima della solidarietà e del rispetto della personalità dell’altro. A confermarlo, di recente, è stato il Tribunale di Milano [1], con una sentenza che riprende un orientamento ormai stabile della Cassazione [2].

 

Se sia l’uomo che la donna si comportano in modo tale da essere colposamente inadempienti rispetto ai doveri coniugali e da condurre alla dissoluzione dell’unità familiare, il giudice, può emettere una sentenza con addebito reciproco. La conseguenza è che nessuno dei due coniugi, neanche quello con reddito inferiore, potrà ottenere l’assegno di mantenimento.

 

Nel caso di specie, tanto il marito quando la moglie avevano dato prova di essere rimasti vittima di vere e proprie aggressioni fisiche, con lesioni personali. Nessuno dei due, peraltro, aveva contestato le dichiarazioni dell’altro. Il quadro così accertato rappresenta senza dubbio la violazione anche di quel “minimo contenuto dei doveri imposti dal matrimonio”. Tale violazione è quindi idonea a configurare la doppia pronuncia di addebito.

 

Secondo i giudici, sono causa di addebito reciproco le aggressioni all’incolumità e all’integrità fisica che oltrepassano, senza alcuna scusante, quella soglia minima di solidarietà e di rispetto della personalità del coniuge. Inoltre, le aggressioni non sono mai giustificabili, nemmeno come reazioni al comportamento dell’altro coniuge, perché restano assorbite dalla inaccettabilità di aver, comunque, posto in essere condotte lesive dell’altro.

 


La sentenza

Trib. Milano, sez. IX civ, sentenza 2 marzo 2016 (Pres. Ortolan, rel. G. Buffone)

La separazione può essere addebitata ad entrambi i coniugi quanto risulti che ciascuno di essi abbia posto in essere comportamenti costituenti violazione dei doveri che direttamente scaturiscono dal matrimonio e che sono individuabili, con stretto rapporto di causa / effetto, quali ragioni della crisi che ha travolto la coppia. La possibile addebitabilità della separazione a entrambi i coniugi si ricava dall’art. 548 c.c. ultimo comma, che espressamente la menziona ed è comunque ammessa dalla giurisprudenza consolidata della Suprema Corte (v. Cass. Civ., sez. I, 20 aprile 2011 n. 9074). In particolare, il reciproco addebito può essere mosso al cospetto di un clima familiare caratterizzato da una situazione di reciproca intolleranza sfociata in vere e proprie aggressioni alla sfera personale dell’uno e dell’altro coniuge. Le gravi condotte lesive, traducendosi nell’aggressione a beni e diritti fondamentali della persona, quali l’incolumità e l’integrità fisica, morale e sociale dell’altro coniuge, ed oltrepassando quella soglia minima di solidarietà e di rispetto comunque necessaria e doverosa per la personalità del partner, sono insuscettibili di essere giustificate come ritorsione e reazione al comportamento di quest’ultimo e

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[1] Trib. Milano, sent. del 2.03.2016.

[2] Cass. sent. n. 9074/2011.

 


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