Bollo conto corrente: di cosa si tratta?
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19 Set 2016
 
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Maura Corrado
 


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Bollo conto corrente: di cosa si tratta?

Il bollo conto corrente è un’imposta annuale, dovuta sulle giacenze superiori a 5000 euro depositate su conti postali e bancari. Vediamo cos’è, quando si applica e a quanto ammonta.

 

 

Bollo conto corrente: cos’è?

Il bollo conto corrente e depositi 2016 è un’imposta annuale introdotta con il Decreto Salva Italia [1] e dovuta sulle giacenze superiori a 5.000 euro depositate su conti postali e bancari.

 

L’imposta ammonta a 34,20 euro per le persone fisiche (ad esempio, io Tizio o tu Caia) e 100 euro all’anno per le aziende (ad esempio, la società Alfa s.r.l.) su estratti conto, rendiconti dei libretti di risparmio e sui prodotti finanziari come i buoni fruttiferi sempre sopra la soglia dei 5.000 euro.

Per le persone fisiche, tale importo, viene prelevato direttamente dalla banca o dalla posta trimestralmente, quindi 8,55 euro ogni 3 mesi, o mensilmente a 2,85 euro al mese. Anche per le persone giuridiche, l’imposta viene applicata trimestralmente, in misura pari a 33,33 euro ogni 3 mesi o 8,3 euro mensili [2].

 

Discorso diverso per il bollo sul conto deposito: per le persone fisiche l’importo annuale della tassa è passato dall’1,5 al 2 per mille della somma investita, mentre per le persone giuridiche il tetto massimo è di 14.000 euro.

Ricordiamo che il conto deposito è un vero e proprio strumento di investimento, che si appoggia a un conto corrente tradizionale e che consente di ottenere, sulle somme depositate in banca, una rendita elevata a zero rischi: rappresenta, quindi, la soluzione ideale per chi desidera mettere al sicuro i risparmi, senza perdere l’opportunità di avere un rendimento nel tempo.

 

 

Bollo conto corrente: perché si paga?

Tale imposta viene applicata sulla base della funzione di cassa che conti correnti, depositi o prodotti finanziari possono avere come provvista per il cliente: in altre parole, in relazione alla possibilità che tali strumenti danno di prelevare denaro dal conto corrente stesso.

 

 

Bollo conto corrente: su cosa si paga?

Come anticipato e come chiarisce l’Agenzia delle Entrate [3], tale imposta si applica su:

  • estratti conto correnti, i documenti che riepilogano le operazioni effettuate sul proprio conto corrente;
  • rendiconti dei libretti di risparmio;
  • comunicazione periodiche prodotti finanziari.

 

Il bollo si applica anche sui rapporti tra gli enti gestori e le fondazioni bancarie mentre sono esclusi dal bollo i rapporti intercorsi tra gli enti gestori (l’ente gestore è il soggetto che, a qualsiasi titolo, esercita attività bancaria, finanziaria o assicurativa, comprese le Poste italiane S.p.A. e che si relaziona direttamente od indirettamente con il cliente anche ai fini delle comunicazioni periodiche relative al rapporto intrattenuto e in merito al rendiconto) [4] e i Confidi: questi ultimi sono organismi senza scopo di lucro a carattere associativo o imprese medie e piccole che decidono di unirsi in un unico organismo al fine di agevolare e semplificare le procedure di accesso al credito finanziario; ciò in quanto i Confidi non rientrano nella nozione di “clienti”, secondo quanto statuito dalla Banca d’Italia. Precisiamo, tuttavia, che i Confidi sono esclusi dal bollo di 34,20 euro ma non dall’applicazione dell’imposta ordinaria, che grava – ad esempio – su assegni, contratti e ricevute bancarie.

 

Allo stesso modo dei Confidi, anche l’Amministrazione Pubblica, non rientrando nella nozione di cliente, è esente dall’applicazione di imposte; stesso discorso per i prodotti finanziari emessi da società industriali, fatta eccezione per alcuni casi particolari, perché non riconducibili alla nozione di enti gestori così come sopra definiti.

 

 

Bollo conto corrente: ci sono casi di esenzione?

Il decreto Salva Italia ha previsto casi di esenzione dal pagamento:

  • gli estratti e i libretti intestati a cittadini, quindi a persone fisiche, con saldo sotto i 5.000 euro: ricordiamo, però, che vanno sommati tutti i rapporti di credito che si hanno con la banca o con la posta. Per esempio, se si ha un conto di 2.600 euro di giacenza media e uno da 2.500 euro, allora si paga l’imposta di bollo che è di 5.100 euro;
  • gli estratti e i libretti intestati a cittadini con saldo in rosso, quindi a zero;
  • per i titolari esclusi dalle spese bancarie e postali, in caso di ISEE 2016 inferiore a 7.500 euro (l’ISEE è l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente: è lo strumento di valutazione della situazione economica di coloro che richiedono prestazioni sociali agevolate);
  • conti di pagamento detenuti presso istituti di pagamento o IMEL, cioè istituti che emettono moneta elettronica, le c.d. carte di pagamento, purché non siano conti correnti.

 

 

Bollo conto corrente e conto deposito: si paga sempre?

Può capitare – accade soprattutto sui conti deposito – che la banca proponga al cliente di accollarsi il pagamento dell’imposta di bollo. Non si tratta di una violazione di legge, piuttosto di una promozione applicata dall’istituto, generalmente messa in campo per attirare nuova clientela. Un benefit, dunque, e non una deroga: l’imposta di bollo sui depositi superiori a 5.000 euro si paga sempre.

 

 

Bollo conto corrente: come funziona per buoni fruttiferi e libretto postale?

L’imposta in questione si paga anche sui buoni fruttiferi postali e ammonta al 2 per mille (0,2%): anche in tal caso, la no-tax area è fissata in 5.000 euro complessivi, superati i quali si è costretti a pagare l’imposta. Stesso discorso per il libretto postale.


[1] D.l. n. 201, del 06.12.2011 (coordinato con la legge di conversione n. 214, del 22.12.2011.

[2] Art. 13, co. 2 bis, Tariffa, parte I, allegata al D.P.R. n. 642, del 26.10.1972.

[3] Circolare 15/E.

[3] Art. 1, D.M. 24 maggio 2012.

 


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