Dente spezzato, il ristorante risarcisce il danno
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24 Ago 2016
 
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Redazione
 


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Dente spezzato, il ristorante risarcisce il danno

Se il cuoco lascia per sbaglio, dentro il cibo servito dentro il locale, un oggetto duro che scheggia un dente al cliente, a quest’ultimo spetta il risarcimento del danno patrimoniale e morale.

 

Metti che ti trovi a ristorante e il cuoco, inavvertitamente, dimentica dentro il piatto di spaghetti al pistacchio di Bronte, uno dei gusci del saporito ingrediente; metti che proprio quel guscio va a scheggiare la punta di uno dei tuoi denti perché, non immaginando ciò che potevi avere in bocca, hai premuto forte con la mandibola, senza preoccuparti dell’impatto che il cibo avrebbe potuto avere. E così, come te, qualsiasi altra persona che si rompe un dente in un ristorante, una pizzeria o qualsiasi altro locale di ristorazione, per causa del piatto che gli viene servito, può ottenere il risarcimento del danno. Il guscio del pistacchio è solo uno dei tanti esempi; ma lo stesso discorso si può fare con le noci, con i granelli di pietra che spesso si trovano nelle cozze o nelle vongole, ecc.

La sentenza del Giudice di Pace di Venezia [1], da poco pubblicata, è prova di quanto sopra.

 

Fatta la frittata, non resta che pagare: per il pezzo duro finito per caso nel cibo il cliente, che abbia riportato la rottura di un dente o anche della semplice cuspide ha diritto al risarcimento sia del danno patrimoniale (i soldi spesi dal dentista per l’eventuale ricostruzione o l’occlusione), sia del danno non patrimoniale (a nessuno piace avere il trapano in bocca e già questo è fonte di un danno da risarcire).

 

È chiaro, se vuoi avere il risarcimento devi dimostrare quanto affermi, ossia il danno (circostanza facilmente documentabile con una fotografia o il certificato del tuo dentista) e il rapporto di causa-effetto tra l’ingrediente a sorpresa e la lesione della superficie masticatoria. E siccome nessuno, al di fuori di te, può sapere ciò che avviene dentro la tua bocca, non puoi che chiamare a testimone qualcuno dei commensali che, insieme a te al tavolo, ha assistito alla scena e ti ha visto sputare l’oggetto contundente, mentre ti lamentavi e ne dicevi “di cotte e di crude” contro il proprietario del locale.

 

L’amaro calice lo deve bere, questa volta, il padrone del ristorante che – secondo la ricetta del codice civile – è responsabile per qualsiasi danno arrecato ai clienti, nonostante la condotta sia stata posta da uno dei suoi collaboratori.


[1] G.d.P. Venezia, sent. n. 554/16.

 


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