Fingere di poter pagare un debito è reato
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25 Ago 2016
 
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Fingere di poter pagare un debito è reato

Insolvenza fraudolenta se si contrae un’obbligazione e si firma un contratto nascondendo la propria incapacità a saldare il conto e pagare il prezzo.

 

Non pagare un debito non è reato, ma lo diventa quando, nel momento della nascita dell’obbligazione (ad esempio con l’accordo verbale o con la firma del contratto) il debitore finge di avere la disponibilità economica per poter saldare il conto. In questi casi, infatti, l’aver simulato l’intenzione e la possibilità di pagare il prezzo del bene o del servizio acquistato integra il reato di insolvenza fraudolenta. Questo principio, più volte espresso dalla giurisprudenza, è stato da ultimo ricordato dal Tribunale di Trento [1]. Ma procediamo con ordine.

 

 

La vicenda

Una coppia di sposi veniva condannata alla reclusione per il reato di insolvenza fraudolenta per aver organizzato, presso un hotel, il ricevimento delle proprie nozze pur non potendo, sin dall’inizio, permettersi la spesa. I due, a cui non era stata chiesta inzialmente una caparra, avevano assicurato il ristoratore circa le proprie disponibilità economiche, salvo poi trovare una serie di scuse al momento di saldare il conto.

 

 

Chi non paga i debiti va in carcere?

Una cosa è il semplice inadempimento, un’altra è, invece, il fingere di poter adempiere. La differenza sta nel fatto che, nel primo caso, tutto ciò che può fare il creditore è di azionare un giudizio civile per il recupero del credito (se dispone di una fattura o di una prova scritta del proprio diritto può tagliare i tempi chiedendo in tribunale un decreto ingiuntivo). Invece l’insolvenza fraudolenta è molto simile a ciò che volgarmente si chiama truffa e consiste “nell’intenzione – già all’origine – di non adempiere all’obbligazione contratta e nell’attuare condotte volte a nascondere la propria incapacità di far fronte al debito”. In questo caso il creditore ha una seconda e ulteriore arma per difendersi: sporgere querela contro il debitore che lo ha ingannato, facendogli credere – anche con semplici comportamenti concludenti e non necessariamente con una dichiarazione espressa – di avere le disponibilità economiche per pagare il contratto.

 

In pratica, ciò che distingue l’illecito civile da quello penale è il “preordinato proposito di non adempiere la prestazione”. Il debitore, cioè, doveva avere già a monte il proposito di non pagare, fingendo il contrario davanti al creditore.

Al contrario non scatta alcun reato, ma solo un illecito civile, nel caso di semplice inadempimento non preceduto da alcuna intenzionale preordinazione.

 

Nel caso della vicenda in commento, le ripetute assicurazioni di pagamento sono state ritenute elementi tali da poter far credere l’intenzione della coppia di ingannare il ristoratore sin dall’inizio.


La sentenza

Tribunale di Trento – Sezione penale – Sentenza 26 aprile 2016 n. 353

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO TRIBUNALE DI TRENTO

Il Tribunale, in composizione monocratica, presieduto dal Giudice dr. ENRICO BORRELLI alla pubblica udienza del 01.04.16 ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo la seguente

SENTENZA

nel procedimento penale

CONTRO

PA.Fa. codice fiscale (…) nato (…), residente a Cavedine (TN) in via (…), (domicilio ivi dichiarato);

Pe.De. (…) nata (…), residente a Cavedine (TN) in via (…), (domicilio ivi dichiarato); entrambi difesi d’ufficio dall’avv. Sa.Ga.BE. del foro di Trento
LIBERI ASSENTI
IMPUTATI

Del reato p. e p. dagli artt. 110 e 641 cp perché dissimulando il proprio stato di insolvenza, in concorso tra loro, pranzavano presso “l’Hotel Pa.” in località Lochere di Caldonazzo, il giorno 24 ottobre 2014 insieme agli invitati al loro matrimonio senza saldare il conto pari ad Euro 2.406,20; nonostante i solleciti da parte del Ristoratore, in Caldonazzo (Tn) il (…)

Fatto da cui risultano offesi interessi giuridicamente tutelati di:

– PA.En. nato il (…) a Caldonazzo (TN) ed ivi residente in località

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[1] Trib. Trento sent. n. 353/16 del 26.04.2016.

[2] Art. 641 cod. pen.

 

Autore immagine: Pixabay.com

 


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