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Lo sai che? Pubblicato il 25 agosto 2016

Lo sai che? Ogni quanto si registrano terremoti in Italia?

> Lo sai che? Pubblicato il 25 agosto 2016

In un anno ci sono fino a 2.500 sismi di almeno 2.5 gradi. Nell’ultimo secolo, 31 terremoti (di cui 3 negli ultimi 7 anni) hanno ucciso migliaia di persone.

La cifra potrebbe spaventare: ogni anno in Italia si registrano dai 1.700 ai 2.500 terremoti di magnitudo pari o superiore a 2.5 gradi sulla scala Richter. La stragrande maggioranza di questi terremoti viene avvertita poco dalla popolazione oppure non provoca danni. Alcuni, però, sono devastanti, come quelli di Abruzzo, Emilia Romagna o Lazio-Umbria e Marche, solo per citare i più recenti. La cifra non è, comunque, da trascurare, visto che il National Earthquake Information Center del servizio geologico americano registra ogni anno dai 12.000 ai 14.000 terremoti in tutto il mondo. Di questi, circa 60 sono classificati come fenomeni in grado di provocare danni importanti o vittime, mentre una ventina supera magnitudo 7.0.

Tornando in Italia, le analisi storiche degli esperti in materia hanno rilevato che in ogni secolo ci sono stati più di 100 terremoti di magnitudo compresa tra 5 e 6 gradi, mentre sono stati registrati dai 5 ai 10 fenomeni sismici di magnitudo superiore ai 6 gradi.

Perché ci sono così tanti terremoti in Italia? Il nostro Paese è situato al margine di convergenza tra due grandi placche, quella africana e quella euroasiatica. Il movimento tra queste due placche provoca un accumulo di energia e deformazione che, ogni tanto, vengono rilasciate sotto forma di terremoto, non sempre in modo eccezionalmente violento.

Ogni quanto c’è stato un terremoto in Italia

La maggior parte dei terremoti avvengono in zone già colpite in passato da altri sismi. Storicamente, i fenomeni più violenti si sono registrati in Sicilia, nelle Alpi orientali e lungo gli Appennini centro-meridionali, dall’Abruzzo alla Calabria. Ma non sono mancati forti terremoti nell’Appennino centro-settentrionale e nel Gargano.

Dal 1900 ad oggi ci sono stati 30 terremoti che hanno superato magnitudo 5.8, alcuni dei quali sono finiti nei libri di storia per la devastazione che hanno lasciato in diverse zone di Italia. Il più forte è stato quello di magnitudo 7.2 che nel 1908 distrusse Messina e Reggio Calabria. Soltanto tre anni prima, fu sempre la Calabria a pagare il caro prezzo del sisma di magnitudo 7.1 che scosse la zona.

Tra il 1910 (Irpinia) e il 1920 (Garfagnana) ci furono nove terremoti di magnitudo pari o superiore ai 5.8 gradi. In media, uno all’anno. Verso la fine degli anni ’20 se ne registrarono altri tre molto violenti in Calabria, a Senigallia e, ancora, in Irpinia. Non ci furono altri fenomeni fino al 1936 (in Veneto) ed il 1943 ad Ascolano, nelle Marche.

La terra si calmò fino al 1962, quando l’Irpina venne colpita per la terza volta da un terremoto, questa volta di magnitudo 6.2. Sei anni più tardi, fu la volta del Belice: un sisma di magnitudo 6.1 causò la morte di centinaia di persone. 70.000 persone persero la casa.

Tra il 1976 ed il 1980, cinque tragedie: prima il Friuli, che in appena quattro mesi venne castigato da diversi terremoti di magnitudo tra 5.9 e 6.4. A maggio, 990 vittime italiane. A settembre, quattro scosse in appena quattro giorni rasero al suolo quello che era rimasto in piedi.

Nel 1984, un sisma di magnitudo 5.9 colpì Lazio e Abruzzo. Un fenomeno simile venne registrato sei anni più tardi in Basilicata.

Non ci furono terremoti violenti nei successivi sette anni. Fu nel 1997, infatti, quando la terra tremò in Umbria e nelle Marche. Il sisma, di magnitudo 6.0, uccise 11 persone e provocò 80.000 sfollati. Cinque anni più tardi, nel 2002, fu la volta del Molise: magnitudo 5.8, 30 morti.

Si arriva, così, alla storia più recente. Era il 2009 quando in Abruzzo un terremoto di magnitudo 6.1 spezzò la vita di 309 persone. Nel 2012 toccò all’Emilia Romagna subire un violento sisma, magnitudo 5.9. 27 le vittime.

Fino al 2016. Fino alla tragedia di Lazio, Umbria e Marche. Tre zone già colpite in passato. Tre regioni che tornano a piangere morti. Centinaia, questa volta.

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