Concorso apparente di norme coesistenti
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26 Ago 2016
 
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Concorso apparente di norme coesistenti

Diritto penale, presupposti del concorso di norme, il criterio di sussidiarietà e il criterio di consunzione.

 

Si ha concorso apparente di norme allorché più norme appaiono, prima facie, tutte applicabili ad un medesimo fatto, mentre una soltanto è realmente applicabile.

 

Presupposti del concorso sono:

a) una pluralità di norme: può trattarsi di norme incriminatrici, scriminanti, esimenti, circostanzianti, etc.;

 

b) l’identità del fatto contemplato da tali norme.

 

Tale identità sussiste allorché tra le nonne intercorrano i seguenti rapporti:

specialità unilaterale: sussiste quando una nonna contiene tutti gli elementi di un’altra, ed almeno un elemento in più (ad esempio, la diffamazione si caratterizza rispetto all’ingiuria per la qualifica di pubblico ufficiale del soggetto passivo);

specialità reciproca: sussiste quando entrambe le nonne presentano, accanto ad un nucleo di elementi comuni, elementi generici e specifici l’una rispetto all’altra (ad esempio, l’emissione di assegno a vuoto costituisce un tipo particolare di raggiro, rispetto a quello richiesto per la truffa, la quale richiede in più anche l’induzione in errore).

 

In alcuni casi, è la stessa legge a risolvere il problema, escludendo espressamente l’applicazione di una delle norme concorrenti, mediante cd. clausole dì riserva (ad esempio, art. 250 c.p.).

 

Qualora però tali clausole non sussistano, ovvero siano indeterminate (cioè non sia espressamente indicata la norma la cui applicazione è esclusa), si pone il problema d’individuare la norma applicabile al fatto concreto.

La dottrina tradizionale ritiene di poter risolvere il problema applicando il principio di specialità, previsto dall’art. 15 c.p.: «quando più leggi penali o più disposizioni della medesima legge penale regolano la stessa materia, la legge o la disposizione dì legge speciale deroga alla legge o alla disposizione di legge generale, salvo che sia altrimenti stabilito».

 

La dottrina attualmente prevalente (PAGLIARO, BETTIOL) ritiene che il principio di specialità non sia, di per sé, sufficiente a risolvere i casi di concorso apparente di norme, e lo integra con due ulteriori criteri:

 

a) il criterio di sussidiarietà, secondo il quale la norma principale esclude l’applicazione della norma sussidiaria.

 

È norma sussidiaria quella che tutela un grado inferiore del medesimo interesse tutelato dalla norma principale, la quale, pertanto, assorbe in sé l’oggetto giuridico della norma sussidiaria;

 

b) il criterio di consunzione, secondo il quale la norma consumante esclude l’applicazione della norma consumata.

 

È norma consumante quella che comprende in sé l’intero fatto previsto da un’altra norma, esaurendone il disvalore penale.

 

I criteri proposti dalla dottrina tradizionale sono stati sottoposti a critica dal MANTOVANI: questi ha rilevato, da un lato, l’insufficienza del principio di specialità, il quale si limita a ribadire l’applicabilità di una sola norma nei casi di concorso apparente, senza peraltro individuare la norma applicabile, dall’altro, ha evidenziato l’estrema incertezza dei criteri di sussidiarietà e di consunzione, che, in quanto criteri di valore, si prestano ai più gravi abusi.

Secondo tale Autore, per risolvere il problema occorre far ricorso al principio del “ne bis in idem sostanziale”, il quale, nei casi di concorso di norme, vieta di porre più volte lo stesso fatto a carico del medesimo autore. Tale principio si desume da tutta una serie di norme del codice penale:

 

– l’art. 15, che prevede il principio di specialità;

– le clausole di riserva, che escludono il concorso nei casi di specialità reciproca;

– l’art. 84, che prevede il reato complesso;

– l’art. 68, che prevede l’ipotesi del concorso apparente di norme circostanzianti.

 

Secondo la Cassazione, infine, in caso di concorso di norme penali che regolano la stessa materia, il criterio di specialità richiede che, ai fini della individuazione della disposizione prevalente, il presupposto della convergenza di norme sia integrato solo in presenza di un rapporto di continenza tra le norme stesse, alla cui verifica deve procedersi mediante il confronto strutturale tra le fattispecie astratte configurate e la comparazione degli elementi costitutivi che concorrono a definirle (Cass. Sez. Un. 19-1-2011, n. 1235).

 

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