Il concorso di persone nel reato
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26 Ago 2016
 
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Il concorso di persone nel reato

Diritto penale, concorso necessario ed eventuale, concorso colposo e doloso.

 

Il reato, in quanto fatto umano, può essere commesso tanto da un solo soggetto quanto da una pluralità di soggetti: in quest’ultimo caso, ricorre l’ipotesi del “Concorso Criminoso” o “Concorso di persone nel reato”.

 

Il concorso può essere di due tipi:

 

concorso necessario: si verifica nei casi di reato cd. plurisoggettivo, che, per sua natura, non può essere commesso che da due o più persone e la cui disciplina è contenuta direttamente in una norma di parte speciale: es.: la rissa;

 

concorso eventuale: ricorre per i reati che possono indifferentemente essere commessi da una o più persone (e la relativa disciplina si ottiene attraverso la combinazione tra una norma incriminatrice di parte speciale, che prevede una fattispecie di reato monosoggettiva, ed una norma di parte generale).

 

Il concorso di persone, dunque, è disciplinato dall’articolo 110 c.p., che dispone: “Quando più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita”. Tale articolo svolge una funzione estensiva dell’ordinamento penale, infatti, consente di punire, oltre ai concorrenti che pongono in essere una condotta tipica (prevista dalla norma incriminatrice), anche quei concorrenti che compiono azioni atipiche (che cioè in base alla sola norma incriminatrice non sarebbero punibili).

 

La norma in questione, nello stabilire l’applicazione di una pena identica per tutti i concorrenti, quale che sia l’entità della loro partecipazione, parte dal presupposto che il reato, anche se commesso da più persone, rimane unico ed indivisibile in quanto I’azione posta in essere da ciascuno dei concorrenti perde la propria individualità, confluendo nel risultato finale complessivo rappresentato dal reato.

 

Nonostante l’affermazione di principio della uguale responsabilità di tutti i concorrenti, il codice per elementari esigenze di giustizia, ammette la possibilità di graduazione della pena in rapporto al reale contributo apportato in concreto da ciascun concorrente, ciò soprattutto attraverso il riconoscimento di specifiche circostanze aggravanti e attenuanti (artt. 112 e 114).

 

 

Elementi del concorso di persone nel reato

La combinazione dell’art. 110 c.p. con la norma incriminatrice di parte speciale dà luogo ad una nuova fattispecie autonoma di reato. Suoi elementi costitutivi sono:

 

A) Elemento oggettivo

Esso è formato da:

 

– una pluralità di agenti: occorre che il reato sia posto in essere da almeno due soggetti, posto che sussiste pluralità di agenti anche se alcuno dei concorrenti sia non imputabile o non punibile;

 

– una realizzazione dell’elemento oggettivo del reato: è necessario che almeno uno dei concorrenti abbia realizzato il fatto materiale previsto dalla norma incriminatrice.

È sufficiente che sia stato posto in essere anche il «minimum» per la configurabilità del solo tentativo mentre, «salvo che la legge disponga altrimenti» (art. 115 comma 1 c.p.), non basta il mero accordo (a meno che non si traduca in reato associativo) o la mera istigazione;

 

– un contributo causale alla verificazione del fatto: ciascun concorrente deve aver posto in essere un’azione od omissione, la cui mancanza avrebbe fatto sì che diverso sarebbe stato il comportamento degli altri concorrenti.

 

Circa la differenza tra il concorso di persone ed il reato associativo, la giurisprudenza è giunta a consolidati indirizzi.

Il criterio distintivo sta nel fatto che, mentre nel concorso di persone le intese tra i concorrenti sono dirette alla commissione di uno o più reati determinati con la consumazione del quale o dei quali l’accordo si esaurisce, nei reati associativi, e nell’associazione per delinquere in particolare, l’accordo è stabilmente indirizzato all’attuazione di un determinato e più vasto programma delittuoso, precedente e comunque autonomo rispetto agli accordi particolari relativi ai singoli delitti, e destinato a sopravvivere ai medesimi per l’ulteriore realizzazione del programma stesso.

 

Fermo restando tale distinguo, in dottrina e giurisprudenza si è consolidato un orientamento di pensiero secondo cui sarebbe ammissibile il cd. “concorso esterno”, per tale intendendosi un concorso (eventuale) di persone in tipici reati a concorso necessario, come i reati associativi (la giurisprudenza più corposa sul terna concerne, in particolare, l’associazione mafiosa). Nel dettaglio, in una delle più recenti sentenze favorevoli a tale opzione teorica si afferma che integrano il concorso esterno le condotte realizzate  a soggetti che, pur volendo restare estranei alla struttura organizzativa (agendo, cioè, senza “affectio societatis”), arrechino un concreto apporto eziologicamente rilevante alla conservazione, al rafforzamento ed al conseguimento degli scopi dell’organizzazione criminale o di sue articolazioni settoriali, nella consapevolezza delle finalità perseguite dall’associazione a vantaggio della quale è prestato il contributo (Cass. 17-1-2007, n. 1072). Ancor più di recente, la medesima Corte, ha puntualizzato che nella fattispecie di concorso esterno, l’evento del reato è integrato dalla conservazione, agevolazione o rafforzamento di un organismo criminoso già operante e lo stesso deve essere posto in diretta relazione eziologica con la condotta attuata dal concorrente. Nella medesima occasione, la Corte ha precisato che la fattispecie del concorso esterno, in associazione di tipo mafioso, ha natura di reato permanente al pari di quella di partecipazione alla medesima associazione da parte del soggetto organicamente inserito nel sodalizio (Cass. 8-1-2008, n. 542). In uno dei più recenti asserti sul tema (Cass. 24-4-2012, n. 15727, c.d. “sentenza Dell’utri”), la Corte, dopo aver confermato la necessità, ai fini della configurazione del concorso esterno, che la condotta dell’imputato abbia determinato la conservazione o il rafforzamento dell’associazione, ha sostenuto, quanto all’elemento soggettivo, la necessità che il dolo investa sia il fatto tipico oggetto della previsione incriminatrice, sia il contributo causale recato dalla condona dell’agente alla conservazione o al rafforzamento dell’associazione, agendo il soggetto nella consapevolezza e volontà di recare. un contributo alla realizzazione, anche parziale, del programma criminoso del sodalizio (c.d. “doppio coefficiente psicologico“).

 

B) Elemento soggettivo

Dottrina e giurisprudenza concordemente ritengono che nel concorso debba esistere anche un nesso psicologico tra ciascun concorrente e l’intero fatto realizzato, ossia occorre l’elemento soggettivo che poi si atteggia diversamente a seconda che si tratti di concorso doloso o colposo.

 

– Concorso doloso

Per la sussistenza del dolo di concorso non occorre il previo concerto tra gli agenti, potendo sorgere l’accordo criminoso anche durante l’esecuzione del reato. Il dolo di concorso è coscienza e volontà del fatto prevista dalla fattispecie plurisoggettiva del concorso e quindi implica:

 

1) coscienza e volontà di realizzare un fatto di reato;

 

2) consapevolezza delle condotte che altri hanno esplicato, esplicano o esplicheranno;

 

3) coscienza e volontà di contribuire con la propria condotta al verificarsi del fatto criminoso.

 

Concorso colposo

Attualmente è superata la questione della configurabilità o meno del concorso nei reati colposi, visto l’art. 113 c.p. La cooperazione nel reato colposo esige:

 

1) la non volontà di concorrere alla realizzazione del fatto criminoso (che lo differenzia dal concorso doloso);

 

2) la volontà di concorrere alla realizzazione della condotta (colposa) contraria a

regole cautelari;

 

3) la previsione, prevedibilità ed evitabilità dell’evento.

 

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