L’agente provocatore
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26 Ago 2016
 
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L’agente provocatore

Diritto penale, il concorso di persone nel reato, l’agente provocatore, responsabilità.

 

L’agente provocatore colui che spinge altre persone a commettere dei reati al fine di cogliere gli autori in flagranza o di farli scoprire e punire. Spesso si tratta di appartenenti alle forze di polizia.

 

Oggetto di particolare disquisizione dottrinaria è la questione della configurabilità o meno di «responsabilità» a carico di tali soggetti.

 

Secondo la dottrina prevalente (MANTOVANI, FIANDACA-MUSCO), l’agente provocatore va esente da responsabilità per mancanza di dolo, ossia, quando ha agito con la «precisa convinzione» che l’evento non si sarebbe verificato.

 

Posizione più rigoristica è quella della giurisprudenza che ritiene che l’opera dell’agente provocatore non vada esente da responsabilità se la sua azione è causalmente inserita nell’iter criminoso, salvo si tratti «intervento marginale e indiretto» consistente nell’attività di controllo e contenimento delle azioni illecite che devono essere esclusivamente opera altrui.

 

Figure tipizzate di agente provocatore sono previste dall’art. 97 T.U. 309/1990 in materia di stupefacenti che prevede la non punibilità degli ufficiali di P.G. che, per finalità investigativa, acquistano, ricevono, sostituiscono od occultano sostante stupefacenti o psicotrope o compiono attività prodromiche e strumentali (disposizione riscritta ex dl. 272/2005, conv. in I. 4912006, cd. decreto olimpiadi), dall’art. 14, L. 269/1998, in materia di delitti a sfondo sessuale, il quale consente l’acquisto simulato di materiale pornografico a fini investigativi, nonché dall’art. 4, D.L. 374/2001, conv. in L. 438/2001, in vista della repressione di delitti commessi con finalità di terrorismo, disposizione la cui applicabilità è stata estesa ai procedimenti riguardanti i delitti contro la personalità individuale (artt. 600-604 c.p.), nonché taluni delitti concernenti la prostituzione, ex art. 10, L. 11-8-2003, n. 228 (Misure contro la tratta di persone).

 

In seguito, l’art. lter, D.L. 14-9-2004, n. 241, convertito in L. 12-11-2004, n. 271, nel modificare la lettera dell’art. 10, L. 228/2003, ha esteso l’applicabilità della medesima previsione ai procedimenti relativi a talune fattispecie dirette alla repressione dell’immigrazione clandestina, di cui all’art. 12, comma 3, D.Lgs. 25-7-1998, n. 286. Infine, la disciplina del sopracitato art. 4 del D.L. 374/2001 è stata resa applicabile alla prevenzione e repressione delle attività terroristiche o di agevolazione del terrorismo condotte con i mezzi informatici, ad opera dell’art. 7bis del D.L. 27-7-2005, n. 144, convertito in L. 31-7-2005, n. 155, noto come “decreto Pisani”.

 

Si segnala, peraltro, che su tale articolato sistema normativo ha inciso, in moda sostanziale, la L. 16 marzo 2006, n. 146, la quale, con l’intento di «ridurre ad unità» le i numerose previsioni disciplinanti le attività investigative sotto copertura, ha provveduto a dettare, all’art. 9, una disciplina unitaria, provvedendo, conseguentemente, ad abrogare gran parte delle specifiche previsioni differenziate per tipologia criminosa, quali ad esempio, l’art. 12quater del D.L. 306/92, l’art. 14, comma 4, della L. 269/98, l’art. 4 del D.L. 374/2001 e l’art. 10 della L. 228/2003.

 

Analoghi intenti politico-criminali, rispetto a quelli perseguiti dalle previsioni concernenti le attività investigative sotto copertura, di cui si è appena dato conto, sono riscontrabili nella creazione di una speciale causa di giustificazione, introdotta dalla L. 3-8-2007, n. 124, nel novero di un complesso di misure finalizzate al riassetto del sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, nonché a dettare una nuova disciplina del segreto di Stato. In particolare, sancisce l’art. 17 del citato provvedimento che, fermo quanto disposto dall’articolo 51 del codice penale, non è punibile il personale dei servizi di informazione per la sicurezza che ponga in essere condotte previste dalla legge come reato, legittimamente autorizzate di volta in volta in quanto indispensabili alle finalità istituzionali di tali servizi, sempre che vengano poste in essere nel rispetto dei limiti e delle procedure fissate dalla medesima legge. Restano, ovviamente, escluse talune gravi configurazioni criminose come i delitti diretti a mettere in pericolo o a ledere la vita, l’integrità fisica, la personalità individuale, la libertà personale, la libertà morale, la salute o l’incolumità di una o più persone.

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