Se Equitalia emette la cartella quando c’è sospensiva commette reato
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26 Ago 2016
 
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Se Equitalia emette la cartella quando c’è sospensiva commette reato

La cartella esattoriale notificata durante il giudizio di impugnazione contro l’atto presupposto e quando già il giudice ha disposto la sospensiva integra il reato di inosservanza ai provvedimenti dell’autorità.

 

Se il contribuente impugna un’intimazione di pagamento speditagli dall’Amministrazione – come ad esempio l’Agenzia delle Entrate, l’Inps, la Regione, il Comune, ecc. – e il giudice gli concede la cosiddetta sospensiva dell’atto (sospende, cioè, l’esecutività del provvedimento impugnato), Equitalia non può avviare la riscossione forzata fino al termine della causa, quando cioè il giudice deciderà, con la sentenza definitiva, circa la validità o meno dell’atto contestato. Questo significa che, fino a tale momento, Equitalia non può notificare alcuna cartella di pagamento.

Ma che succede se, invece, per un errore di comunicazione tra le amministrazioni o qualsiasi altra ragione, il contribuente riceve ugualmente la cartella esattoriale? Quest’ultima è certamente nulla e può essere impugnata. Ma non solo: secondo una recente sentenza della Commissione Tributaria di Parma [1], Equitalia commette il reato di inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità, e ciò perché ha dato corso all’esecuzione nonostante il divieto del giudice.

 

Il codice penale [2] stabilisce che chiunque non osserva un provvedimento emesso dall’Autorità è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenta fino a 206 euro. Una condanna che, in questo caso, spetterà a chi, dentro Equitalia, ha “premuto il bottone” sulla notifica della cartella, nonostante la sospensiva dell’intimazione di pagamento. La legge [3] dispone infatti che «gli effetti della sospensione cessano (solo) dalla data di pubblicazione della sentenza di primo grado». È chiaro che un comportamento del genere è illegittimo per due ragioni: non solo dimostra di non tenere in considerazione la volontà della pubblica autorità (il provvedimento del giudice), ma costringe anche il cittadino a impugnare una cartella che non poteva essere emessa. Impugnazione che, purtroppo, è necessaria poiché, diversamente, la cartella di Equitalia diventa definitiva e, nonostante illegittima, non sarà più impugnabile.

 

A questo punto, non rileva neanche verificare se la causa sull’impugnazione dell’atto prodromico venga vinta o meno dal contribuente: la cartella – in quanto, nel momento di notifica, era ancora sussistente il provvedimento di sospensione – resta ugualmente nulla.
Secondo i giudici “la cartella di pagamento emessa durante la sospensione giurisdizionale dell’atto presupposto” (come ad esempio l’avviso di liquidazione), “costituisce atto non solo illegittimo, poiché emesso in violazione di norme di legge, ma altresì illecito, poiché configurante il reato di inottemperanza all’ordine dell’autorità”.

 

Nessun effetto sanante può avere poi la sopravvenuta sentenza di rigetto del ricorso introduttivo, in relazione ad un atto amministrativo – la cartella di pagamento – emesso in carenza di potere in virtù della sospensione degli effetti esecutivi dell’atto presupposto.


[1] CTP Parma, sent. n. 555/01/16.

[2] Art. 650 cod. pen.

[3] Art. 47 d.lgs. n. 546/1992.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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