Assegno di maternità per le partite IVA
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27 Ago 2016
 
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Maura Corrado
 


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Assegno di maternità per le partite IVA

Con il Jobs Act delle partite IVA, nuove regole per il congedo di maternità: pagamento dell’assegno di maternità a tutte le lavoratrici autonome, senza obbligo di astenersi dal lavoro.

 

Jobs Act delle partite IVA: cos’è?

Nome di battesimo: “Jobs Act delle partite IVA”. Si tratta del disegno di legge sul lavoro autonomo che riguarda, secondo la Cgia di Mestre, il 6% delle partite Iva (circa 200mila persone) e, cioè, i liberi professionisti che non dispongono di alcuna cassa previdenziale e sono iscritti alla gestione separata Inps (è un fondo pensionistico, finanziato con i contributi previdenziali obbligatori dei lavoratori assicurati).

 

Tra i diversi provvedimenti diretti ad armonizzare le tutele nei confronti di chi lavora in proprio figura il pagamento dell’assegno di maternità a tutte le lavoratrici autonome.

 

 

Maternità con partita IVA: come funziona oggi?

Attualmente, tutte le lavoratrici autonome hanno diritto alla maternità obbligatoria, conosciuta anche come congedo di maternità: si tratta del periodo in cui la madre lavoratrice deve obbligatoriamente astenersi dal lavoro.

Essa consiste in cinque mensilità retribuite all’80% del reddito professionale dichiarato nel secondo anno antecedente alla data del parto.

 

La pecca della normativa attuale è che prevede delle sostanziali differenze tra le lavoratrici, nel senso che:

  • le libere professioniste iscritte alla gestione separata hanno diritto all’indennità solo in caso di effettiva astensione dall’attività lavorativa: un’astinenza forzata che per molte è un vero autogol, perché si incassano i soldi ma si perdono contatti e commesse indispensabili per il lavoro;
  • le lavoratrici autonome artigiane e commercianti e le libere professioniste iscritte agli albi professionali hanno diritto all’indennità relativa alla maternità obbligatoria ma non sono tenute all’astensione effettiva dal lavoro.

 

 

Maternità con partita IVA: cosa cambia?

Il disegno di legge punta proprio all’eliminazione di questa notevole disparità di trattamento, facendo sì che anche le libere professioniste non iscritte agli albi professionali abbiano diritto a percepire l’assegno di maternità, senza l’obbligo di astenersi dall’attività.

 

In pratica, la maternità obbligatoria di cinque mesi diventerà così un diritto di tutte le madri lavoratrici senza alcuna distinzione. Non a caso si parla di una maternità universale di cinque mesi per tutte le lavoratrici.

 

Altra novità, il significativo innalzamento del periodo di congedo parentale garantito alle lavoratrici autonome. Si passa, infatti, da tre a sei mesi e riguarderà anche i padri. Il congedo parentale sarà utilizzabile entro i tre anni di età del bambino, mentre oggi il limite è un anno.

L’assegno sarà pari al 30% del reddito. Inoltre, in caso di una malattia che impedisca di lavorare per più di 60 giorni, il lavoratore autonomo potrà sospendere il versamento degli oneri previdenziali che riprenderà una volta tornato al lavoro, pagando il “debito previdenziale” in rate mensili diluite in un periodo triplo rispetto a quello della sospensione.

 

 


 


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