Professionista con studio attrezzato: paga l’IRAP?
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27 Ago 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Professionista con studio attrezzato: paga l’IRAP?

Studio attrezzato e segretaria non sempre sono indice di autonoma organizzazione del professionista ai fini IRAP.

 

Ai fini della tassazione IRAP, l’Agenzia delle Entrate non deve limitarsi ad accertare lo svolgimento di un’attiva lavorativa da parte del libero professionista dotato di studio attrezzato. Occorre la verifica del requisito di auto – organizzazione, avuto riguardo alla consistenza dei beni strumentali dello studio professionale a del ricorso al lavoro altrui (collaboratori, segretaria ecc.).

È quanto affermato da una recente ordinanza della Cassazione [1].

 

Secondo la legge [2] il presupposto dell’IRAP è l’esercizio abituale di una attività diretta alla produzione o allo scambio di beni ovvero alla prestazione di servizi. I giudici precisano però che l’esercizio di attività di lavoro autonomo è soggetta IRAP solo qualora essa sia autonomamente organizzata.

 

Il requisito dell’autonoma organizzazione, accertabile dal giudice, ricorre quando il professionista impiega beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile per lo svolgimento della propria attività e/o si avvale in modo non occasionale del lavoro altrui [3].

 

In pratica, il professionista che ha uno studio dotato delle attrezzature essenziali (mobili da ufficio, computer, banche dati ecc.) e si avvale della collaborazione occasionale di altri professionisti, praticanti o segretaria, non può automaticamente essere considerato dall’Agenzia delle Entrate come titolare di un’autonoma organizzazione. È necessario accertare in cosa consiste effettivamente l’organizzazione professionale e verificare: a) se i beni strumentali eccedono quelli che obiettivamente servono al comune professionista per lo svolgimento del proprio lavoro; b) se le collaborazioni di terzi soggetti sono occasionali e comunque relative a mansioni esecutive e di segreteria.

Quanto al fattore lavoro, la Cassazione ha, per esempio, affermato che avere un unico collaboratore che si occupa dell’attività di segreteria non è indice di autonoma organizzazione ai fini IRAP.

 

In sintesi ciò che occorre ai fini della tassazione IRAP è l’esistenza di un valore aggiunto rispetto alla semplice attività intellettuale svolta dal professionista, attività di per sé produttiva di reddito e quindi già tassata. L’IRAP va infatti ad incidere su quel complesso di fattori che, per numero (per esempio più di due collaboratori), importanza (per esempio ingenti investimenti di capitale) e valore economico (per esempio attrezzature non indispensabili e costose), creano un surplus rispetto all’attività lavorativa, incrementandone potenzialmente la produttività. La Cassazione parla di “quid pluris” rispetto alla produttività auto organizzata del solo lavoro personale.

 

Dunque, l’addebito dell’IRAP al professionista è legittimo solo se fondato su un accertamento dell’Agenzia delle Entrate dal quale risulti l’autonoma organizzazione, avuto riguardo a beni strumentali e fattore lavoro eccedenti la misura indispensabile.

 


[1] Cass. ord. n. 17341 del 26.8.2016.

[2] Art. 2 D.Lgs. 446/1997.

[3] Cass. Sez. Unite sent. n. 9451/2016 e n. 12109/2009.

 


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