La pena
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27 Ago 2016
 
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La pena

Pene principali e accessorie, caratteri della pena, la personalità e la legalità; pene detentive e pecuniarie: ergastolo, reclusione, multa, ammenta, arresto.

 

La pena (cd. pena criminale) è la sanzione giuridica irrogata dallo Stato (Autorità giudiziaria) a carico di colui che ha violato un precetto della legge penale, mediante un particolare procedimento (processo penale).

Il carattere principale della pena è dato dalla “afflittività”: essa, infatti, mira ad infliggere al soggetto un vero e proprio castigo per il reato commesso; tuttavia, accanto alla funzione retributiva, il diritto attuale assegna alla pena anche una funzione di emenda del condannato, mirando ad agevolare il ravvedimento dello stesso ed il suo reinserimento nella società.

 

Le pene si distinguono in:

 

principali, che vengono inflitte dal giudice con la sentenza di condanna;

accessorie, che conseguono automaticamente alla condanna anche senza una espressa dichiarazione del giudice.

 

 

Caratteri della pena

La pena è personalissima (cd. personalità della pena): essa colpisce solo l’autore del reato (art. 27 Cost.).

 

L’applicazione della pena è rigorosamente disciplinata dalla legge (cd. legalità della pena). Per cui:

– la pena è inflitta solo nei casi stabiliti dalla legge: non si possono irrogare se non le pene previste e consentite dalla legge (nulla poena sine lege);

– l’applicazione della pena è devoluta all’Autorità Giudiziaria, la quale infligge la pena con la garanzia del procedimento penale;

– la pena inflitta può essere revocata solo nei casi stabiliti dalla legge, cioè in virtù di una norma di legge o dell’esercizio di una prerogativa sovrana (amnistia, indulto, grazia);

 

La pena, una volta minacciata per un determinato fatto, è sempre applicata all’autore della violazione (cd. inderogabilità).

Notevoli deroghe, però, derivano dagli istituti della liberazione condizionale e del perdono giudiziale.

 

La pena è proporzionata al reato (cd. proporzionalità della pena).

 

 

Pene principali

Le pene principali sono:

 

a) per i delitti:

1) la pena di morte, è oggi pena non più ammissibile anche “nei casi previsti dalle leggi militari di guerra”;

2) l’ergastolo, consistente nella privazione della libertà personale per l’intera durata della vita del condannato. Con sentenza del 28-4-1994, n. 168, la Corte Cost. ha dichiarato inapplicabile la pena dell’ergastolo agli imputati minorenni;

3) la reclusione, pena detentiva che va da 15 gg. a 24 anni;

4) la multa, pena pecuniaria che va da 5O a 50.000 euro;

 

b) per le contravvenzioni:

1) l’arresto, pena detentiva che va da 5 giorni a 3 anni;

2) l’ammenda, pena pecuniaria che va da 20 a 10.000 euro.

Deve, in questa sede, segnalarsi che i limiti edittali relativi alla pena pecuniaria della multa e dell’ammenda sono stati oggetto di sostanziale incremento ad opera della L. 15-7-2009, n. 94 (nota come “Pacchetto sicurezza”), In particolare, quanto alla multa, l’originaria “forbice”, compresa fra euro 5 ed euro 5.164 è stata incrementata, giungendo ad un margine compreso (come appena evidenziato) fra un minimo di 50 ed un massimo di 50.000 euro (si veda il riformulato art. 24 c.p.).

 

Quanto all’ammenda, gli importi originari, compresi fra 2 e 1.032 euro sono stati elevati, partendo da un minimo di 20 euro per giungere ad un massimo di 10.000 euro (si veda l’art. 26). Il legislatore del 2009 ha ritenuto necessario rinvigorire ulteriormente l’efficacia, ad un tempo, deterrente ed afflittiva delle pene pecuniarie connesse a delitti e contravvenzioni, decuplicandone gli importi. Deve, peraltro, evidenziarsi che, analogamente a quanto possibile per i limiti edittali generali fissati dall’art. 24 in relazione alla multa, anche quelli relativi all’ammenda sono derogabili ad opera della legislazione speciale.

Si ricordi che il D.Lgs.28-8-2000, n. 274, attributivo di competenza penale al giudice di pace, ha disposto, per le fattispecie rimesse alla competenza del giudice onorario, la sostituzione del tradizionale impianto sanzionatorio penale (fondato su pena pecuniaria e detentiva) con uno specifico sistema che, salvando la sola pena pecuniaria, sostituisce le pene privative della libertà personale con sanzioni alternative, sulla base di criteri di ragguaglio che tengono conto della sanzione originaria delle singole fattispecie. Tali misure sono:

 

1) l’obbligo di permanenza domiciliare, da eseguirsi nei giorni di sabato e domenica (salvo che, per riconosciute legittime esigenze del condannato ne sia consentita l’esecuzione in giorni diversi, o continuativamente, su richiesta dello stesso), per un periodo non inferiore a sei giorni né superiore a quarantacinque;

 

2) la prestazione di lavoro di pubblica utilità, non retribuito, in favore della collettività, con modalità e tempi non pregiudizievoli delle esigenze di lavoro, studio, famiglia e salute del condannato, per un periodo non inferiore a dieci giorni, né superiore a sei mesi

 

Le pene principali vengono classificate in:

 

detentive, quando consistono in una restrizione della libertà personale: tali sono l’ergastolo, la reclusione e l’arresto;

 

pecuniarie, quando consistano nel pagamento di una somma di danaro: si tratta della multa e dell’ammenda.

 

 

Pene sostitutive

Le pene sostitutive delle pene detentive brevi sono:

1) la semidetenzione (art. 55 L. 689/1981);

2) la libertà controllata (art. 56 L. 689/1981);

3) la pena pecuniaria di specie corrispondente.

In particolare, ai sensi dell’art. 53, L.689/81, come da ultimo riformulato dalla L.12-6-2003, n. 134, il giudice, nel pronunciare la sentenza di condanna, quando ritiene di dovere determinare la durata della pena detentiva entro il limite di due anni, può sostituire tale pena con quella della semidetenzione; quando ritiene di doverla determinare entro il limite di un anno, può sostituirla anche con la libertà controllata; quando ritiene di doverla determinare entro il limite di sei mesi, può sostituirla altresì con la pena pecuniaria delle specie corrispondente. Prima della citata riforma, i limiti di pena entro cui era ammissibile la sostituzione erano, rispettivamente, un anno, sei mesi e tre mesi.

 

 

Misure alternative alla detenzione

Sono previste, in funzione rieducativa, dalla legge 26 luglio 1975 n. 354, di riforma dell’ordinamento penitenziario, e possono incidere sulla sola fase esecutiva della pena principale con provvedimento del Tribunale di sorveglianza. Esse sono:

 

1) l’affidamento in prova al servizio sociale (art. 47);

2) la semilibertà (art. 48);

3) la liberazione anticipata (art. 54);

4) la detenzione domiciliare (L. 663/ 1986).

 

 

Pene accessorie

Le pene accessorie sono:

 

  1. interdizione dai pubblici uffici può essere perpetua o temporanea, da un minimo di un anno ad un massimo di 5 anni);

 

  1. interdizione da una professione o da un’arte, per un periodo variante da un mese a 5 anni;

 

  1. interdizione legale, conseguente ad una condanna a pena detentiva non inferiore a 5 anni o all’ ergastolo;

 

  1. interdizione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, conseguente ad una condanna alla reclusione non inferiore a 6 mesi, per delitti commessi con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti all’ufficio (art. 32bis). È temporanea, con durata uguale alla pena principale (art. 37);

 

  1. incapacità a contrattare con la P.A. (artt. 32ter e 32quater), conseguente alla condanna per i delitti elencati nell’art. 32quater, commessi a causa o in occasione dell’esercizio di un’attività imprenditoriale. Essa non può avere una durata inferiore ad un anno né superiore a cinque anni;

 

  1. estinzione del rapporto di impiego o di lavoro (art. 32quinquies, introdotto dalla L. 27-3-2001, n. 97), a norma del quale, salvo quanto previsto dagli articoli 29 e 3 (disciplinanti le ipotesi in cui alla condanna consegue l’interdizione dai pubblici uffici), la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a due anni per delitti di cui agli articoli 314, primo comma, 317, 318, 319, 319ter, 319quater, primo comma e 320 importa altresì l’estinzione del rapporto di lavoro o di impiego nei confronti del dipendente di amministrazioni od enti pubblici ovvero di enti a prevalente partecipazione pubblica;

 

  1. decadenza dalla responsabilità genitoriale e sospensione dall’esercizio di essa (art. 34). La prima si applica nei casi previsti dalla legge (es. art. 569 c.p.). Quanto alla sospensione, deriva dalla condanna per delitti commessi con abuso della responsabilità genitoriale è dura per un periodo di tempo pari al doppio della pena inflitta. Si segnala che, attraverso il D.Lgs. 28-12-2013, n. 154, recante una organica revisione delle disposizioni in materia di filiazione, si è provveduto ad adeguare le norme (sia sostanziali che processuali) di fonte codicistica civile e penale (come quella in esame), oltre che di fonte legislativa, alla nozione di responsabilità genitoriale (dettata dal riformulato art.316 e.e.) che sostituisce il riferimento alla potestà genitoriale, accentuando l’aspetto degli obblighi dei genitori verso i figli (entrambi i genitori, infatti, sono chiamati a curare gli interessi dei figli minori, assecondando le loro capacità, inclinazioni naturali ed aspirazioni) piuttosto che la soggezione dei figli al potere (dovere) dei genitori.

 

  1. sospensione dall’esercizio di una professione o un’arte, per un periodo variante da 3 mesi a 3 anni, conseguente ad ogni condanna per contravvenzione commessa con abuso della professione o arte per cui è prevista la pena dell’arresto non inferiore ad un anno;

 

  1. sospensione dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese (art. 35bis), conseguente alla condanna per contravvenzioni commesse con abuso dei poteri o violazione dei doveri inerenti all’ufficio e va da 15 giorni a 2 anni;

 

  1. pubblicazione della sentenza penale di condanna (art.36): ai sensi della citata previsione, come modificata dal D.L. 6-7-2011, n. 98, convertito in L.15-7-2011, n. 111, la sentenza di condanna all’ergastolo è pubblicata mediante affissione nel Comune ove è stata pronunciata, in quello ove il delitto fu commesso, e in quello ove il condannato aveva l’ultima residenza. La sentenza di condanna è inoltre pubblicata nel sito internet del Ministero della Giustizia (prima del citato correttivo del 2011, era prevista, altresì, la pubblicazione della sentenza, per una sola volta, in uno o più giornali designati dal giudice). La durata della pubblicazione nel sito è stabilita dal giudice in misura non superiore a trenta giorni (in mancanza, la durata è di quindici giorni). La norma dispone, altresì, che la pubblicazione venga effettuata per estratto (salvo che il giudice disponga la pubblicazione per intero) ed eseguita d’ufficio e a spese del condannato. La legge determina gli altri casi nei quali la sentenza di condanna deve essere pubblicata (in tali casi la pubblicazione ha luogo con le modalità appena esposte).Come anticipato, il legislatore del 2011, adducendo a fondamento del correttivo l’esigenza di ridurre le spese di giustizia, ha soppresso la pubblicazione “cartacea” delle sentenza (analogo correttivo ha riguardato la pubblicazione della sentenza che dichiara l’assenza o la morte presunta, ex art.729 c.p.c.). Ferma restando, infatti, la previsione del primo comma dell’art.36 (riguardante le condanne all’ergastolo), la pubblicazione della sentenza si effettua esclusivamente sul sito internet del Ministero della giustizia;

 

  1. pene accessorie previste da leggi speciali; esempio: sospensione della patente di guida (art. 85, D.P.R. 309/90).

 

Le prime sette pene accessorie sono per i soli delitti. L’ottava e la nona sono pene accessorie per le sole contravvenzioni.

 

La pubblicazione della sentenza è pena accessoria, comune sia ai delitti, sia alle contravvenzioni.

 

 

L’applicazione delle pene accessorie

L’applicazione delle pene accessorie è in genere automatica, conseguendo di diritto alla condanna penale come suo ulteriore effetto; esse devono essere ordinate dal giudice solo nel caso in cui la legge rimetta alla sua discrezionalità la loro applicazione o la loro durata.

 

 

Determinazione della pena

Tranne qualche rarissima eccezione, di regola, la pena per i singoli reati è indicata tra un massimo e un minimo e spetta al giudice, caso per caso, determinare in concreto quella da infliggere; egli, infatti, gode di un ampio potere discrezionale, sebbene sia tenuto ad indicare in motivazione le ragioni della sua concreta determinazione.

 

Tale discrezionalità, tuttavia, non è illimitata, dovendosi il giudice basare sui criteri previsti dall’art. 133 c.p. In particolare, il giudice «deve tener conto della gravità del reato e della capacità a delinquere del colpevole».

 

La gravità del reato va desunta:

 

1) dalla natura, dalla specie, dai mezzi, dall’oggetto, dal tempo, dal luogo e da ogni altra modalità dell’azione;

2) dalla gravità del danno o del pericolo cagionato alla persona offesa dal reato;

3) dalla intensità del dolo o dal grado della colpa.

 

La capacità a delinquere del colpevole, a sua volta, va desunta:

 

1) dai motivi a delinquere e dal carattere del reo;

2) dai precedenti penali e giudiziari e, in genere, dalla condotta e dalla vita del reo, antecedenti al reato;

3) dalla condotta contemporanea o susseguente al reato;

4) dalle condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo.

 

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Autore immagine: Pixabay.com

 


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