Le conseguenze civili del reato
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28 Ago 2016
 
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Le conseguenze civili del reato

 

Le restituzioni, il risarcimento, l’obbligo del rimborso delle spese allo Stato per il mantenimento del condannato e l’obbligazione civile per l’ammenda.

 

Oltre che illecito penale, un determinato fatto può anche costituire illecito di diversa natura (civile, amministrativo, fiscale, disciplinare etc.) e, quindi, da esso possono derivare conseguenze giuridiche diverse ed ulteriori rispetto a quelle penali.

La maggior parte dei reati (ma sarebbe meglio precisare: dei delitti) costituisce, generalmente, anche un illecito civile ai sensi dell’articolo 2043 cod. civ.., per cui da essi deriva anche una sanzione civile. In alcuni casi è la stessa norma civile che prevede la sanzione (civile) per un illecito penale; così:

  1. gli eccessi, le sevizie, le minacce o le ingiurie gravi possono essere causa di separazione personale tra coniugi (art. 151 c.c.);
  2. la condanna per determinati delitti può essere causa di divorzio (cfr. art. 3 L. 1-12-1970, n. 898);
  3. l’omicidio, il tentato omicidio o la falsa denuncia del de cuius importa indegnità a succedere (art. 463 c.c.) nonché la revocazione della donazione per ingratitudine (art. 801 c.c.).

 

Le più importanti conseguenze di natura civile sono previste nel titolo VII del libro I del codice penale, e sono le restituzioni, il risarcimento, l’obbligo del rimborso delle spese allo Stato per il mantenimento del condannato e l’obbligazione civile per l’ammenda.

Esaminiamole singolarmente nelle lettere che seguono.

 

 

L’obbligo alle restituzioni

Per il primo comma dell’art. 185 c.p. “ogni reato obbliga alle restituzioni, a norma delle leggi civili».

La restituzione di cui parla la legge si riferisce non soltanto al maltolto, ma anche al ripristino della situazione di fatto preesistente al reato. L’obbligo della restituzione, naturalmente, sorge solo nel caso in cui una restituzione, nel senso prima inteso, sia possibile naturalisticamente e giuridicamente.

 

 

L’obbligo del risarcimento del danno

Per il secondo comma dell’art. 185 c.p. “ogni reato, che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui”.

 

Danno patrimoniale è l’offesa di un interesse patrimoniale, nei suoi due aspetti di danno emergente e di lucro cessante.

Danno non patrimoniale è il perturbamento morale derivato dalla commissione del reato, perturbamento morale consistente non in un valutabile detrimento fisico o patrimoniale, bensì nell’offesa, nell’angoscia, nel dolore, nel risentimento etc. (così PANNAIN).

 

Tanto il danno patrimoniale quanto quello non patrimoniale, per essere risarcibili, devono porsi in rapporto di immediatezza col reato, essere cioè legati ad esso da uno stretto rapporto di causa ad effetto (art. 1223 c.c.).

 

Soggetto tenuto al risarcimento del danno è il colpevole.

In caso di concorso di persone nel reato, tutti gli autori del fatto sono tenuti in solido al risarcimento (art. 187, comma 2 c.p.).

 

Oltre al colpevole, inoltre, è tenuto al risarcimento del danno, in solido con lui, il responsabile civile ove vi sia.

 

Soggetto attivo (creditore) del rapporto obbligatorio di risarcimento del danno è il cd. danneggiato, che può esser persona diversa dal soggetto passivo del reato.

 

 

L’obbligo al rimborso delle spese di mantenimento del condannato

Per il disposto dell’art. 188 c.p., il condannato è obbligato a rimborsare all’erario dello Stato le spese per il suo mantenimento negli stabilimenti di pena, e risponde di tale obbligazione con tutti i suoi beni mobili i ed immobili, presenti e futuri, a nonna delle leggi civili.

Tale obbligazione non si estende alla persona civilmente obbligata per l’ammenda né

agli eredi del condannato.

 

Per il disposto dell’art. 2 della L. 26-7-1975, n. 354, in materia di ordinamento penitenziario, il rimborso delle spese di mantenimento ha luogo per una quota non superiore ai due terzi del costo reale del mantenimento stesso.

 

 

L’obbligazione civile per le multe e le ammende inflitte a persona dipendente

(artt. 196 e 197, modificati dalla L. 68911981)

L’art. 196, in caso di insolvibilità del condannato a pena pecuniaria, stabilisce l’obbligazione sussidiaria al pagamento di una somma pari all’ammontare della pena pecuniaria a carico della persona rivestita dell’autorità o incaricata della direzione o vigilanza del soggetto condannato.

 

Affinché sorga questa obbligazione, occorre che si tratti di violazione di una norma che la persona preposta doveva far osservare e, nello stesso tempo, occorre che la persona preposta non ne debba rispondere penalmente.

Del pari l’art. 197 stabilisce che «gli enti forniti di personalità giuridica, eccettuato lo Stato, le regioni, le province ed i comuni, qualora sia pronunciata condanna per reato di chi ne abbia la rappresentanza o l’amministrazione, o sia con essi in rapporto di dipendenza, e si tratti di reato che costituisca violazione degli obblighi inerenti alla qualità rivestita dal colpevole, ovvero sia commesso nell’interesse della persona giuridica, sono obbligati al pagamento, in caso di insolvibilità del condannato, di una somma pari all’ammontare della multa o dell’ammenda inflitta”.

Anche questa “obbligazione” nasce solo in caso di insolvibilità del condannato (e perciò ha carattere sussidiario) ed è stata estesa ai delitti dalla L. 689/1981. Le due norme di cui sopra non fanno eccezione al principio della personalità della pena in quanto non sanciscono una responsabilità penale a carico di persone estranee al reato, ma contemplano ipotesi di responsabilità puramente civile a garanzia dell’adempimento di un obbligo penale. L’individuo o l’ente obbligati versano una somma pari all’ammontare della pena pecuniaria è il colpevole non è in condizioni di pagare.

In entrambi i casi, se l’obbligazione non può essere adempiuta si applica l’art. 136 (conversione della pena pecuniaria).

 

 

Effetti dell’estinzione del reato o della pena sulle obbligazioni civili

L’art. 198 c.p. stabilisce che l’estinzione del reato o della pena non importa l’estinzione delle obbligazioni derivanti dal reato, ad eccezione delle obbligazioni civili per le ammende ex artt. 196 e 197 c.p.

La ratio della norma è chiara: la causa di estinzione del reato o della pena colpisce il reato come illecito penale, ma non può escludere quei caratteri di illiceità diversa da quella penale da esso rivestiti.

 

 

Garanzie per le obbligazioni civili

Gli artt. 189-195 c.p. contengono una serie di disposizioni tese a garantire l’adempimento delle obbligazioni civili da parte dell’imputato.

Tali garanzie possono cosi sintetizzarsi:

  1. a) sequestro conservativo;
  2. b) cauzione prestata dall’imputato al fine di evitare il sequestro;
  3. e) azione revocatoria penale.

 

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