Delitti contro la personalità dello stato
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28 Ago 2016
 
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Delitti contro la personalità dello stato

 

Spionaggio, Attentati contro l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato, Rivelazione di segreti di Stato, Associazioni sovversive, Insurrezione armata, Devastazione, saccheggio e strage, Atto di terrorismo.

 

Mentre il libro I del codice penale è dedicato alla parte generale del diritto penale, il libro II e III contengono la trattazione delle singole figure criminose. Precisamente nel libro II sono indicati i delitti e nel III le contravvenzioni:

 

– il libro II del codice penale è diviso in 14 titoli nei quali i vari delitti sono raggruppati a seconda dell’oggetto giuridico, cioè del bene o interesse tutelato dalla non incriminatrice e leso (o messo in pericolo) dai comportamenti vietati.

 

I titoli sono i seguenti:

 

I- Delitti contro la personalità dello Stato (artt. 241-313)

II- Delitti contro la Pubblica Amministrazione (artt. 314-360)

III- Delitti contro l’amministrazione della giustizia (artt. 361-401)

IV- Delitti contro il sentimento religioso e contro la pietà dei defunti (artt. 402-413)

V- Delitti contro l’ordine pubblico (artt. 414-421)

VI- Delitti contro l’incolumità pubblica (artt. 422-452)

VII- Delitti contro la fede pubblica (artt. 453-498)

VIII- Delitti contro l’economia pubblica, l’industria e il commercio (artt. 499-518)

IX- Delitti contro la moralità pubblica e il buon costume (artt. 519-544), la sistematica relativa tale titolo è stata modificata dalla L. 66/1996 recante “Norme contro la violenza sessuale”. La normativa, infatti, ha ridisegnato i reati sessuali, individuandone un diverso bene giuridico: non più la moralità pubblica e il buon costume, ma la libertà sessuale intesa come imprescindibile corollario della libertà individuale. Ne è derivata la trasmigrazione dei delitti in esame nel titolo relativo ai delitti contro la persona (Titolo XII, Capo II).

IX bis- Delitti contro il sentimento per gli animali (artt. 544bis-544sexies).

X- Delitti contro l’integrità e la sanità della stirpe (artt. 545-555), titolo espressamente abrogati dall’art. 22, L. 22-5-1978 n. 194, sulla tutela della maternità e sulla interruzione della gravidanza, che prevede alcune ipotesi di reato relativamente ad aborti praticati in condizioni o modalità non consentite (artt. 17-21 legge citata).

XI- Delitti contro la famiglia (artt. 556-574)

XII- Delitti contro la persona (artt. 575-623bis)

XIII- Delitti contro il patrimonio (artt. 624-649), tale titolo, agli artt. 644 e 644bis, è stato interessa) da una riforma intervenuta ad opera della L. 108/1996;

 

il libro III del codice penale è diviso in tre titoli:

1) contravvenzioni di polizia;

2) contravvenzioni concernenti la attività sociale della pubblica amministrazione;

3) contravvenzioni concernenti la tutela della riservatezza.

Si tratta di fatti di minore gravità vietati per diversi motivi quali, ad esempio, l’ordine e la tranquillità pubblica.

Altri reati sono poi previsti nel codice civile, nonché in numerosi altri testi legislativi.

 

 

Modifiche al sistema penale e leggi di depenalizzazione. In particolare, la legge 25 giugno 1999, n. 205 e la legge 28 aprile 2014, n. 67

L’esigenza di deflazionare il carico delle aule giudiziarie da illeciti “bagatellari” riaffermando il principio del ricorso alla sanzione penale come «extrema ratio», quella di estendere i principi di civiltà giuridica previsti nel sistema penale agli illeciti amministrativi e quella di adeguare il sistema sanzionatorio alla finalità rieducativa della pena, sancita dalla Costituzione, hanno trovato sicura soddisfazione nella L. 24 novembre 1981, n. 689. Fra le innovazioni introdotte da tale legge si segnalano un notevole ampliamento del campo dell’illecito amministrativo, attraverso la depenalizzazione di gran parte dei reati di minima entità sfuggiti alle precedenti depenalizzazioni (capo I); l’estensione all’illecito amministrativo di alcuni principi garantistici come quello di legalità (art. 1) e di colpevolezza (art. 3) come di buona parte della disciplina prevista dalle norme di parte generale del codice penale per i reati (es.: art. 4 sulle “cause di esclusione della responsabilità”, art. 5 sul «concorso di persone», art. 8 sulla “continuazione” etc.), l’introduzione di un sistema di sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi, un adeguamento delle sanzioni al mutato valore della moneta, ed una nuova disciplina dell’istituto della conversione, già dichiarato incostituzionale con la sentenza 21-11-1979, n. 131. Ulteriori interventi di depenalizzazione sono stati operati dalla legge 28-12-1993, n. 561, dal D.Lgs. 13 luglio 1994, n. 480 che ha riformato la disciplina sanzionatoria contenuta nel Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (T.U.L.P.S.), dal D.Lgs. 19-9-1994, n. 626 e dal D.Lgs. 19-12-1994, n. 758. Le citate esigenze deflattive e di modernizzazione del sistema dei reati hanno, da ultimo, ispirato la legge-delega 25 giugno 1999, n. 205. La relativa disciplina ha operato una profonda “decriminalizzazione” codicistica, disponendo l’abrogazione di talune fattispecie previste dal codice penale, in quanto ormai obsolete (es.: la sfida a duello, di cui all’art. 394 c.p.), oppure non più conformi ad una moderna concezione del bene giuridico, costituzionalmente orientata (es.: l’oltraggio a pubblico ufficiale, di cui all’art. 341 c.p.). Con lo stesso provvedimento si è delegato il Governo a trasformare in illeciti amministrativi numerose fattispecie del codice penale, nonché di taluni settori della legislazione speciale, ad operare una riforma dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto, a predisporre un sistema di sanzioni alternative alla detenzione per i reati di cui al libro terzo del codice penale e per le contravvenzioni di fonte legislativa, non oggetto di depenalizzazione. Se si escludono talune fattispecie espressamente sottratte alla depenalizzazione, le discipline interessate dal provvedimento sono quelle degli alimenti, della navigazione, della circolazione stradale e dell’autotrasporto, della legislazione finanziaria, tributaria, dei mercati finanziari e mobiliari e dell’assegno. La L. 205/1999, accanto ad una delegata depenalizzazione “per materia”, fornisce una lunga elencazione di leggi estremamente eterogenee, di cui delega la trasformazione delle relative fattispecie di reato in illeciti amministrativi.

Attuazione della delega di cui alla L. 205/99 si è avuta con il D.Lgs. 30-12-1999, n. 507.

 

Da ultimo, si segnala che, con L.28 aprile 2014, n. 67, si è predisposta una nuova ed ampia delega al Governo, diretta ad attuare una significativa riforma del sistema delle pene detentive non carcerarie (incardinando la disciplina da riformare su un nuovo novero di pene principali, quali l’ergastolo, la reclusione, la reclusione domiciliare e l’arresto domiciliare, la multa e l’ammenda, nonché puntualizzando a quali fattispecie e con quali limiti applicare le nuove misure extracarcerarie, in rapporto a quelle “tradizionali”) e, più in generale, del sistema sanzionatorio (il Governo si impegna, fra l’altro, ad un’estesa depenalizzazione, comprendente numerose fattispecie codicistiche, ma in particolare tutti i reati di fonte legislativa per i quali è prevista la sola pena della inulta o dell’ammenda, salvo talune tipologie di speciale rilievo. Si programma, altresì, l’abrogazione di numerose figure di reato codicistiche, rispetto alle quali si prevede l’istituzione di sanzioni pecuniarie civili, fermo restando il diritto al risarcimento del danno derivante dal reato).

 

 

DELITTI CONTRO LA PERSONALITÀ DELLO STATO

I delitti contro la personalità dello Stato (titolo I) comprendono tutti quei fatti offensivi degli interessi politici dello Stato, cioè gli interessi che concernono la vita dello Stato nella sua essenza unitaria, sia che abbiano attinenza alle relazioni dello Stato con altre nazioni (delitti contro la personalità esterna dello Stato), sia che si riferiscano alla vita interna dello stesso (delitti contro la personalità interna dello Stato).

 

 

Principali figure delittuose

A) Attentati contro l’integrità, l’indipendenza e l’unità dello Stato (art. 241)

L’art. 241 punisce chiunque compie atti violenti diretti e idonei a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza o l’unità dello Stato.

 

B) Spionaggio (artt. 257-258)

L’art. 257 punisce il procacciamento a scopo di spionaggio politico-militare di notizie che costituiscono segreti di Stato; l’art. 258 punisce il procacciamento, sempre a fine di spionaggio politico-militare, di notizie di cui l’autorità competente ha vietato la divulgazione (notizie riservate). Mentre per le notizie del primo articolo il vincolo deriva, in modo diretto, dalla natura dei fatti o della cosa a cui si riferisce, per le notizie riservate non si può prescindere dall’espresso divieto dell’Autorità.

Tali reati sono aggravati in presenza di talune circostanze indicate dagli articoli suddetti. Quanto all’elemento soggettivo, è richiesto il dolo specifico.

 

C) Rivelazione di segreti di Stato (art. 261) e rivelazione di notizie di cui sia vietata la divulgazione (art. 262)

Gli artt. 261 e 262 puniscono la rivelazione di notizie costituenti segreto di Stato, ovvero quelle di cui l’autorità competente ha vietato la divulgazione (cd. notizie riservate).

La persona che ottiene la notizia è punita al pari di chi la rivela. Ottenere non significa ricevere: l’espressione presuppone un’attività del terzo diretta ad uno scopo.

Sono previste due aggravanti speciali ed inoltre, sotto il profilo soggettivo, accanto all’ipotesi dolosa (dolo generico) è prevista anche l’ipotesi colposa.

 

Quanto al segreto di Stato, la relativa disciplina è stata oggetto di sostanziali correttivi ad opera della L. 3 agosto 2007, n. 124. In particolare, ai sensi dell’art. 39 del citato provvedimento, sono coperti dal segreto di Stato gli atti, i documenti, le notizie, le attività e ogni altra cosa la cui diffusione sia idonea a recare danno all’integrità della Repubblica, anche in relazione ad accordi internazionali, alla difesa delle istituzioni post dalla Costituzione a suo fondamento, all’indipendenza dello Stato rispetto agli altri Stati e alle relazioni con essi, alla preparazione e alla difesa militare dello Stato. La medesima previsione precisa, altresì, che sono coperti dal segreto di Stato le informazioni, i documenti, gli atti, le attività, le cose o i luoghi la cui conoscenza, al di fuori degli ambiti e delle sedi autorizzate, sia tale da ledere gravemente le finalità anzidette. Per converso, in nessun caso possono essere oggetto di segreto di Stato notizie, documenti o cose relativi a fatti di terrorismo o eversivi dell’ordine costituzionale o a fatti costituenti delitti di cui agli articoli 285, 416bis 416ter e 422 del codice penale. L’art. 1 del citato provvedimento dispone, fra l’altro, che l’apposizione e la tutela del segreto di Stato sono attribuiti, in via esclusiva, al Presidente del Consiglio dei ministri.

 

D) Associazioni sovversive (art. 270)

L’art. 270 punisce chiunque nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizzo dirige associazioni dirette e idonee a sovvertire violentemente gli ordinamenti economiche o sociali costituiti nello Stato ovvero a sopprimere violentemente l’ordinamento politico e giuridico dello Stato. Viene punito, altresì, pur se con pena minore, chiunque partecipa alle predette associazioni.

 

E) Associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico (art. 270bis)

A norma dell’art. 270bis, introdotto dal D.L. 625/79, conv. in L. 15/80 e successivamente sostituito dal D.L. 18-10-2001, n. 374, conv. in L. 15-12-2001, n. 438, è punito chiunque promuove, costituisce, organizza, dirige o finanzia associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico, ovvero partecipa a tali associazioni.

 

Per la configurabilità della fattispecie, non è necessario il compimento dei reati oggetto del programma criminoso, ma occorre comunque l’esistenza di una struttura organizzativa che presenti un grado di effettività tale da rendere almeno possibile l’attuazione di tale programma e che giustifichi la valutazione legale di pericolosità, correlata alla idoneità della struttura stessa al compimento di una serie indeterminata di reati alla cui realizzazione è finalizzata la costituzione dell’associazione (in tal senso, Cass. 17-9-2007, n. 34989).

 

Con la riformulazione dell’articolo, operata nell’ambito delle novità disciplinari introdotte dal cd. decreto antiterrorismo internazionale, il fine di terrorismo diviene penalmente rilevante, in modo autonomo rispetto al fine eversivo. Inoltre il fine di terrorismo diviene rilevante anche quando gli atti di violenza sono rivolti contro uno Stato estero, un’istituzione o un organismo internazionale (art. 270bis, comma 3).

 

È un reato di pericolo.

Il dolo richiesto è quello specifico ed, in alcuni casi, è configurabile l’ipotesi del tentativo.

 

F) Assistenza agli associati (art. 270ter)

Fra le novità disciplinari introdotte dal D.L. 18-10-2001, n. 374, convertito in L. 15-12-2001, n. 438 (noto come decreto antiterrorismo internazionale) rilevante è l’introduzione dell’art. 270ter sanzionante chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato o di favoreggiamento, dà rifugio o fornisce vitto, ospitalità, mezzi di trasporto, strumenti di comunicazione a taluna delle persone che partecipano alle associazioni indicate negli articoli 270 e 270bis.

 

G) Arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale (art. 270quater)

Ai sensi dell’art. 270quater, introdotto dal D.L. 27-7-2005, n. 144, convertito in L. 31-7-2005, n. 155, noto come «decreto Pisanu», è punito chiunque, al di fuori dei casi di cui all’articolo 270bis, arruola una o più persone per il compimento di atti di violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali, con finalità di terrorismo, anche se rivolti contro uno Stato estero, un’istituzione o un organismo internazionale.

Dalla clausola di esclusione presente in tale fattispecie (configurabile, come detto, solo fuori dei casi di cui all’ art. 270bis) si evince che con essa si intende sanzionare sia chi arruola nuovi adepti in un’associazione terroristica preesistente (senza a sua volta farne parte), sia chi, mediante arruolamento, costituisce o contribuisce a costituire un gruppo terroristico a livello «embrionale», non avente ancora le caratteristiche organizzative richieste dall’art. 270bis c.p.

 

L’arruolamento deve essere finalizzato al compimento dei suddetti atti di violenza o sabotaggio, a loro volta qualificati dalla finalità di terrorismo. Il citato decreto ha provveduto a sottrarre la definizione di «Condotta finalizzata al terrorismo» all’interpretazione dottrinale e giurisprudenziale, fornendone espressa nozione, attraverso l’introduzione dell’art. 270sexies, ai sensi del quale sono considerate con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e socia di un Paese o di un’organizzazione internazionale, nonché le altre condotte definii terroristiche o commesse con finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme e diritto internazionale vincolanti per l’Italia.

 

Deve evidenziarsi, infine, che la fattispecie rientra fra quelle oggetto di correttivi a opera del D.L. 18 febbraio 2015, n. 7 (noto come Decreto antiterrorismo convertito in L. 27 aprile 2015, n 43). In particolare, prima dei segnalati correttivi, in tale delitti rilevava penalmente solo la condotta dell’arruolante, mentre alcun rilievo autonomo assumeva quella dell’arruolato. Attraverso l’introduzione di un inedito secondo comma nella norma in esame, il decreto del 2015 ha esteso i margini di applicabilità della previsione, sanzionando penalmente, pur se in via attenuata, accanto all’arruolante, anche l’arruolato per il compimento delle attività terroristiche anzidette.

 

H) Organizzazione di trasferimenti per finalità di terrorismo (art. 270quater)

Ai sensi della citata previsione, risponde penalmente chiunque organizza, finanzia propaganda viaggi finalizzati al compimento delle condotte con finalità di terrorismo,

cui all’articolo 270sexies, sempre che in tali condotte non siano riscontrabili gli estremi dei diversi (e più gravi) reati di cui agli artt.270bis e quater del codice penale.

Tale inedita fattispecie si inquadra nel novero delle novità disciplinari introdotte dal D.L.7/2015 provvedimento di ampia portata innovativa, sia sos.tanziale e processuale, e nasce dall’esigenza di contrastare con fermezza il fenomeno dei c.d. “Foreign fighters”, per tali intendendosi i cittadini con passaporti europei (dunque, anche italiani) che, attratti dalle attività propagandistiche di pericolose e strutturate in organizzazioni terroristiche internazionali (come la tristemente fame “LS.LS.”) decidono di recarsi nei luoghi di radicamento di tali sodalizi criminali, con l’intento di associare previo adeguato addestramento finalizzato al compimento di attività di violenza terroristica, anche in parte

europei (non mancano recenti, tragici, esempi, in merito).

Si sanziona, dunque, chi organizza (l’organizzazione presuppone un’attività strutturata e stabile, funzionale allo scopo anzidetto) finanzia (in tal caso, rileva qualunque elargizione economica diretta a sostenere chiunque intenda recarsi nei luoghi anzidetti o propaganda viaggi (anche il mero proselitismo assume, dunque, rilievo) per finalità terroristiche.

 

I) Addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale (art. 270quinquies)

Il citato articolo (introdotto, come il precedente, dal D.L. 27-7-2005, n. 144, convertito in L. 31-7-2005, n. 155, noto come «decreto Pisanu») sanziona penalmente (anche come il precedente, in via sussidiaria rispetto all’art. 270bis) chiunque addestra o comunque fornisce istruzioni sulla preparazione o sull’uso di materiali esplosivi, di arma da fuoco o di altre armi, di sostanze chimiche o batteriologice nocive o pericolo, nonché di ogni altra tecnica o metodo per il compimento di atti di violenza ovvero di sabotaggio di servizi pubblici essenziali, con finalità di terrorismo, anche se rivolte contro uno Stato estero, un’istituzione o un organismo internazionale.

 

Con la creazione di tale fattispecie si è inteso sanzionare coloro che sono in grado di assicurare il cosiddetto know how dell’attività terroristica. In particolare, la medesima sanzione viene associata a due condotte strutturalmente differenti: l’addestramento e la mera fornitura di informazioni. La prima si traduce nel compimento di un’attività, spesso protratta per un periodo rilevante di tempo, finalizzata a formare ex novo, ovvero ad elevare le capacità e, più in generale, le conoscenze di uno o più soggetti determinati, e presuppone, dunque, un rapporto «fisico» fra addestratore ed addestrato; la seconda, invece, sì traduce nella mera diffusione delle conoscenze necessarie alle attività di cui

alla norma, a prescindere dal mezzo divulgativo impiegato e dai soggetti destinatari del patrimonio cognitivo elargito (potendo l’attività essere rivolta anche nei confronti di un numero indeterminato di soggetti).

 

Come emerge dalla rubrica dell’art. 270quinquies, l’addestramento concerne attività finalizzate al terrorismo. Si rinvia a quanto detto nel sottoparagrafo precedente, in relazione all’ espressa tipizzazione delle condotte finalizzate al terrorismo ad opera dello stesso “decreto Pisanu”.

A differenza di quanto previsto per la fattispecie di arruolamento a fini di terrorismo, di cui all’art. 270quater, infine, il legislatore del 2005 ha assoggettato alla medesima sanzione penale sia l’addestratore che l’addestrato. Orbene, anche tale fattispecie (come quelle analizzate nei due sottoparagrafì precedenti) è stata oggetto di correttivi ad opera del c.d. «Decreto antiterrorismo» (D.L. 7/2015). Per effetto di tali correttivi, si è estesa la punibilità a qualunque persona che, avendo acquisito, anche autonomamente, le istruzioni per il compimento degli atti di cui si è detto in precedenza, ponga in essere comportamenti finalizzati alla commissione delle condotte terroristiche di cui all’articolo 270sexies. Dunque, ad essere sanzionato è anche il c.d. «auto-addestrato», colui il quale si sia formato da solo, attraverso qualunque canale informativo. Altra novità introdotta dal decreto del 2015 si traduce nel considerare aggravata la fattispecie, nel caso in cui le attività addestrative vengano poste in essere attraverso strumenti informatici o telematici.

 

L) Attentato contro il Presidente della Repubblica (art. 276)

È il fatto di chi attenta alla vita, all’incolumità o alla libertà personale del Presidente

della Repubblica. È reato di pericolo a dolo generico.

 

M) Attentato per finalità terroristiche o di eversione (art. 280)

Tale figura di reato, introdotta anch’essa dal D.L. 625/79 (art. 2) e da ultimo modificata dalla L. 14-2-2003, n. 34, sanziona penalmente chiunque, per finalità di terrorismo o di eversione del!’ ordine democratico, attenta alla vita od alla incolumità di una persona.

Poiché il fatto deve essere commesso per finalità di terrorismo o di eversione, occorre in ogni caso che l’agente realizzi una violenza, agisca, cioè, con l’impiego di una coazione fisica o morale su persona o su cose.

 

N) Atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi (art. 280bis)

La L. 14-2-2003, n. 34 ha introdotto tale nuova figura di attentato terroristico, sanzionando penalmente chiunque, per finalità di terrorismo, compia qualsiasi atto diretto a danneggiare cose mobili o immobili altrui, mediante l’uso di dispositivi esplosivi o comunque micidiali.

L’elevato rango dei beni giuridici esposti a pericolo dagli atti di terrorismo giustifica il ricorso del legislatore (in conformità ad un costume ormai consolidato, tipico di ogni legislazione «emergenziale») al meccanismo della tutela anticipata, tradottosi nella (creazione di una fattispecie di attentato, in cui la soglia penalmente rilevante arretra al compimento di qualunque atto diretto (cioè univocamente finalizzato ed oggettivamente

idoneo) a danneggiare cose mobili o immobili altrui (in tal modo assumendo un ruolo complementare rispetto alla fattispecie di cui all’art. 280 c.p. sanzionante l’attentato a persone) a prescindere dal reffettivo conseguimento dello scopo lesivo.

 

Ai sensi del secondo comma dell’art. 280bis, per dispositivi esplosivi o comunque micidiali si intendono le armi e le materie ad esse assimilate indicate nell’articolo 585 del codice penale e idonee a causare importanti danni materiali.

 

O) Insurrezione armata contro i poteri dello Stato (art. 284)

L’art. 284 punisce chi promuove o partecipa ad una insurrezione armata contro i poteri dello Stato.

Insurrezione è qualsiasi sollevazione di moltitudine e, cioè, un moto collettivo di carattere violento. L’insurrezione è armata anche se le anni sono soltanto tenute in deposito.

 

P) Devastazione, saccheggio e strage (art. 285)

L’articolo in esame punisce chi, allo scopo di attentare alla sicurezza dello Stato, commette un fatto diretto a portare la devastazione, il saccheggio o la strage nel territorio dello Stato o in una parte di esso.

Il dolo deve essere specifico, altrimenti si applicano le norme di cui agli artt. 419 (devastazione e saccheggio) e 422 (strage) che prevedono la medesima fattispecie criminosa privata del fine di attentato.

Sul profilo soggettivo della fattispecie, la Cassazione ha precisato che il delitto richiede un duplice dolo specifico, consistente nella finalità di arrecare pregiudizio alla sicurezza interna della collettività ed in quella, subordinata ma strettamente connessa, di aggredire l’incolumità dei consociati o del loro patrimonio, per mezzo di una preordinata e programmata condotta criminosa (Cass. 3-7-2007, n. 25436).

 

Q) Sequestro di persona a scopo di terrorismo o di eversione (art. 289bis)

È il fatto di chi sequestra una persona per finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico.

Tale reato è stato introdotto dal D.L. 59/1978 convertito nella L. 191/1978, e si differenzia dal sequestro di persona a scopo di estorsione solo per la finalità, in quanto lo scopo avuto di mira dall’agente (o dagli agenti) non è quello di conseguire un ingiusto profitto come prezzo della liberazione del sequestrato, bensì un fine di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico.

Il fatto è commesso a fine di terrorismo quando l’agente o gli agenti hanno inteso attuare il loro metodo di lotta politica fondato sul sistematico ricorso alla violenza.

 

Il fatto, invece, è commesso a fine di eversione dell’ordine democratico quando l’agente o gli agenti, mediante la privazione della libertà, si prefiggono di attuare un piano che mira a sovvertire l’ordinamento democratico dello Stato.

 

Il delitto è aggravato nelle stesse ipotesi previste per il sequestro a scopo di estorsione (art. 630).

 

 

Altre ipotesi delittuose

– Cittadino che porta le armi contro lo Stato italiano (art. 242);

– intelligenze con lo straniero a scopo di guerra contro lo Stato italiano (art. 243);

– atti ostili verso uno Stato estero, che espongono lo Stato italiano al pericolo di guerra (art. 244);

– intelligenze con lo straniero per impegnare lo Stato italiano alla neutralità o alla guerra (art. 245);

– corruzione del cittadino da parte dello straniero (art. 246);

– favoreggiamento del nemico (artt. 247-250);

– inadempienze e frodi nelle forniture in tempo di guerra (artt. 251-252);

– manomissione di cose concernenti la sicurezza dello Stato (artt. 253-255);

– utilizzazione dei segreti di Stato (art. 263);

– infedeltà in affari di Stato (art. 264);

– disfattismo (artt. 265-267);

– istigazione dei militari a disobbedire le leggi (art. 266);

– associazioni antinazionali e costituzione illecita di associazioni internazionali (artt. 269-272);

– altri delitti contro il Presidente della Repubblica; la Costituzione; gli organi costituzionali; i poteri dello Stato (artt. 276-293);

– attentati contro i delitti politici dei cittadini (art. 294);

– delitti contro il prestigio politico dello Stato (artt. 290-293);

– reati contro gli Stati Esteri (artt. 295-299);

– cospirazione politica mediante accordo (art. 304) o associazione (art. 305);

– banda annata (artt. 306-307).

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