Gli italiani non fanno più cause: a quanto ammonta il calo
News
29 Ago 2016
 
L'autore
Redazione
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Gli italiani non fanno più cause: a quanto ammonta il calo

Il numero di cause scende sino a toccare punte del 33%: le città ove si aprono più fascicoli in tribunale sono Catanzaro e Reggio Calabria.

 

Che il tribunale sia diventato un luogo non più per tutti lo si era capito già qualche anno fa quando, con l’introduzione delle sanzioni nei confronti di chi perde l’appello, si era voluto dare un forte segnale agli italiani: “no” alle strumentalizzazioni delle cause per fini personali, ma anche “no” a una giustizia fatta di tentativi. O si ha ragione “certa” o è meglio non andare dall’avvocato. E siccome la certezza non è di questo mondo – specie quando ci si rapporta a uomini – la gente ha preferito rimanere a casa propria e mandare giù amari bocconi di ingiustizia pur di non avvicinarsi alle costose aule dei tribunali. A tutto ciò si sono poi aggiunti i graduali aumenti del contributo unificato che, in alcuni casi (come nel processo amministrativo) hanno portato gli importi a cifre tanto elevate da interessare anche la Corte Costituzionale. Si ci è messo poi il doppio obolo da pagare agli organismi di mediazione per tentare la conciliazione prima della causa, passaggio che in alcune materie è obbligatorio. Non in ultimo, il contrasto all’evasione e all’utilizzo del denaro contante hanno fatto lievitare le parcelle dei professionisti quasi del doppio, professionisti peraltro che ora devono sostenere costi vivi superiori a quelli di un tempo (dall’assicurazione obbligatoria all’accesso al processo telematico, dal Pos alla Pec, ecc.).

 

Tutti questi ritocchi hanno, insomma, snaturato l’immagine del tribunale come luogo di giustizia del popolo, per renderlo piuttosto l’estrema spiaggia per chi ha già tentato tutte le vie (stragiudiziali, amministrative, ecc.) e non è riuscito a ottenere il riconoscimento dei propri diritti.

 

Ma a quanto ammonta il calo delle cause in Italia? Gli avvocati lo hanno sperimentato sul proprio “parco clienti” e, anche senza bisogno di leggere le statistiche (pubblicate questa mattina sul Il Sole 24 Ore), sanno bene che il taglio delle cause raggiunge, specie di determinati ambiti, le due cifre. “Con il picco di Latina, dove le nuove cause sono diminuite del 33% (in termini assoluti, sono 7mila processi in meno). Le eccezioni sono appena sei: i ricorsi sono aumentanti solo a Rovigo, Enna, Caltanissetta, Palermo, Brindisi e Catanzaro.

La diminuzione delle nuove cause, peraltro, si riflette sullo stock dei procedimenti in corso, che da anni è in calo. Secondo gli ultimi dati diffusi dal ministero della Giustizia, aggiornati al 30 giugno scorso, le cause civili pendenti in tutti gli uffici giudiziari italiani (non solo i tribunali, ma anche i giudici di pace, i tribunali per i minorenni, le corti d’appello e la Cassazione) sono quasi 3,9 milioni: meno di due anni fa, a fine 2014, erano oltre 4,3 milioni e nel 2009 (l’anno con le giacenze più elevate) erano 5,7 milioni”.

A Milano il calo della domanda di giustizia rispetto al 2013 è del 18,5%, a Roma solo del 5,4%, a Firenze del 19,4%, ad Ascoli del 26,9%, a Napoli del 7,3%.

 

Le città più litigiose d’Italia si confermano quelle del Sud, con Catanzaro e Reggio Calabria in lista alla classifica del maggior numero di cause in rapporto alla popolazione (23 cause ogni mille abitanti a Catanzaro, 20 cause a Reggio). Seguono poi Foggia, Salerno, Roma, Messina e Caltanissetta. In coda alla classifica troviamo invece Belluno, preceduta da Sondrio e Lecco.

«Non è una questione caratteriale. Il maggior numero di ricorsi in Sud Italia dipende dal livello qualitativo della società e delle amministrazioni: i disservizi portano contenzioso». A dirlo è  Vincenzo Ciraolo, presidente dell’Ordine degli avvocati di Messina per spiegare la maggiore litigiosità del Meridione rispetto al Nord.


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti